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Pergola - Teatro della Toscana

ENRICO QUARTO: il grande mascherato di Pirandello nella lettura di Carlo Cecchi.

Ritorna sul palcoscenico della Pergola di Firenze uno dei testi più amati del grande autore siciliano, in una versione rinnovata .

di Domenico Del Nero

ENRICO QUARTO: il grande mascherato di Pirandello nella lettura di Carlo Cecchi.

Carlo Cecchi nel ruolo di Enrico IV - ph. Matteo Delbò.

Il fascino del “grande mascherato” si rivelò subito sin dalla prima rappresentazione. Contrariamente ai Sei personaggi in cerca d’autore che, rappresentati a Roma il 10 maggio del 1912, scatenarono un vero putiferio con tanto di fischi e lancio di monetine al demiurgo  - drammaturgo, l’Enrico IV, scritto anche’esso nel 1921 ma rappresentato nel febbraio del 1922 al teatro Manzoni di Milano  con la compagnia di Ruggero Ruggeri, conobbe un successo immediato: “ Un pubblico a volte sorpreso, a volte incuriosito, a volte commosso ed  esaltato e dopo due o tre scene interamente conquistato”, scriverà un entusiasta Renato Simoni all’indomani della prima.  E proseguiva “ Era in tutti gli spettatori la coscienza che assistevano a un’opera che si poteva amare o non amare, ma che, comunque, aveva un valore insolito, ua chiusa potenza, talora oscura, talora solo balenante,spesso chiarentesi con una originalità audace e pur terribilmente ragionevole.”

Si potrà anche amarla o meno, ma certo è una delle opere più amate del grande siciliano, banco di prova per grandissimi attori come Memo Bensassi , Romolo Valli e Salvo Randone .  Uno di quei classici che non si stanca davvero mai di rileggere o rivedere, anche perché Pirandello ha sempre qualcosa di nuovo da dire o suggerire, che magari contraddice l’impressione della lettura precedente. Ed ora questo gigante della scena irrompe sul palcoscenico fiorentino della Pergola – teatro della Toscana in una lettura nuova e originale, quella di Carlo Cecchi con la compagnia Marche teatro, che ne ha curato l’adattamento e la regia, oltra a impersonare la parte del grande mascherato.  Cecchi, che ha alle spalle numerosi e memorabili allestimenti pirandelliani,  ritorna al grande drammaturgo siciliano in occasione del 150° anniversario della sua nascita.

“Con Pirandello – dice Carlo Cecchi – ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve”.

Molto apprezzato dalla critica come regista e interprete dell’opera pirandelliana, Cecchi  è intervenuto su Enrico IV  in modo molto più radicale che in passato, arrivando persino a modificarne il senso: “Enrico IV fu scritto nel 1921 per Ruggero Ruggeri, il Grande Attore del primo Novecento. Dopo di lui, molti altri Grandi Attori si sono cimentati con questo monumento alla Grandattorialità. Prima di tutto ho ridotto drasticamente molte delle lunghissime battute del Grande Attore; conseguentemente gli altri personaggi acquistano un rilievo che spesso, soverchiati dal peso delle battute del protagonista, rischiano di perdere. In alcuni dialoghi ho ‘tradotto’ la lingua dell’originale in una lingua teatrale a noi più vicina. E ho fatto della follia e della recita della follia di Enrico IV, che nell’originale ha una causa clinica un po’ banale, una decisione dettata da una sorta di vocazione teatrale: non per nulla, il teatro, il teatro nel teatro e il teatro del teatro, sono il vero tema di questo spettacolo”, ha spiegato l’attore – regista.

“Le dissi a Roma l'ultima volta che pensavo a qualche cosa per Lei. Ho seguitato a pensarci e ho maturato alla fine la commedia, che mi pare tra le mie più originali: Enrico IV, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello” aveva scritto l’autore al “suo” protagonista, Ruggero Ruggeri, e inoltre “Circa vent'anni addietro, alcuni giovani signori e signore dell'aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una "cavalcata in costume" in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s'era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s'era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile, s'era dato la pena e il tormento d'uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva per circa un mese ossessionato. [...] Senza falsa modestia, l'argomento mi pare degno di Lei e della potenza della Sua arte”, scriveva Pirandello a Ruggeri.

Il resto è noto: la caduta provocata dal rivale in amore Belcredi, l’impazzimento di “Enrico” (che non viene mai chiamato con il suo vero nome) che continua a impersonare l’imperatore di Canossa, grazie ai servitori e allo “scenario” che un nipote, Di Nolli mette a sua disposizione.  Ma dopo 12 anni “Enrico” guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per potersi sostituire a lui  nell’amore  di Matilde. Decide così di fingersi ancora pazzo e di calarsi nella sua “maschera” per  fuggire la realtà .  ma dopo  20 anni dalla caduta, Matilde, Belcredi, la loro figlia, Di Nolli e uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. L’idea è quella di farlo guarire con una “sceneggiata” che si rivelerà dall’esito tragico e chiuderà “Enrico” per sempre nella sua parte.

“Ho alleggerito, modernizzato, molto tagliato, ho cercato di dare a Pirandello – dichiara Cecchi – un linguaggio da teatro più contemporaneo. Nulla è sparito, solo i lunghi monologhi sono ridotti in maniera estrema. Il bellissimo discorso di Enrico IV sulla pazzia è ovviamente rimasto. Così come tutti i personaggi. Peraltro, quando ci si allontana troppo dal testo uno dei quattro servitori ha il compito di rettificare. Dice: “No, Maestà”. E ricorda l’originale pirandelliano”.

Dunque, l’Enrico IV di Carlo Cecchi sceglie di rimanere pazzo, si sveglia dopo l’incidente, osserva il mondo orrendo che gli sta intorno e capisce di non poterne fare parte. Meglio fingersi folle e continuare a recitare il personaggio di Enrico IV che interpretava durante la cavalcata in costume, nella quale viene sbalzato da cavallo, battendo la testa. Tutti lo prendono per pazzo. Allora capisce che esserlo gli conviene: si impone una continua rappresentazione. Cancella la vita, sceglie il teatro.

“Per il teatro, dentro il teatro, impazzisce – conclude Cecchi – Enrico IV non ha scampo, continua a fare quella recita che dapprima è una tragedia. Poi, quando l’identificazione con il personaggio è assoluta, da tragedia diventa farsa.”

12 – 17 dicembre | Teatro della Pergola

(ore 20:45, domenica ore 15:45)

Marche Teatro

Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò

ENRICO IV

di Luigi Pirandello

con Federico Brugnone, Davide Giordano, Dario Iubatti, Matteo Lai, Chiara Mancuso, Remo Stella

scene Sergio Tramonti

costumi Nanà Cecchi

luci Camilla Piccioni

assistente alla regia Dario Iubatti

assistente scenografa Sandra Viktoria Müller

adattamento e regia Carlo Cecchi

 

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