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Editoriale

Lettera di un bambino che non doveva nascere.

A proposito di aborto e dintorni

Domenico Del Nero

di Domenico Del Nero

ssimi lettori e soprattutto lettrici, immagino che l’argomento provocherà in molti di voi uno sbuffo, un’alzata di sopracciglio o anche qualcosa di peggio: ma come, ancora con queste storie! Ma se anche la Chiesa ormai ha smesso di rompere le scatole con l’aborto!

Intanto, non tanto la Chiesa quanto Bergoglio, il che spesso e volentieri non è la stessa cosa, anzi diciamo pure che sovente danno l’impressione di essere  l’uno contro  l’altro armati; anche se bisogna riconoscere che negli ultimi giorni finalmente il papa si è pronunciato in materia in maniera dura e netta . 

Oggi  tuttavia non è l’inquilino di Santa Marta l’oggetto del contendere. Sì perché l’aborto è uno di quegli argomenti che non si esauriranno mai, perché comunque la si pensi, un po’ stuzzica quel residuato bellico di coscienza che dovrebbe albergare anche nel più incallito dei farabutti. Chi è cattolico coerente lo rifiuta; poi ci sono ovviamente gli artisti del compromesso, i virtuosi del trasformismo,  coloro per i quali valori e principi sono una cosa molto bella di cui parlare in teoria, magari a tavola sgranocchiando qualcosa di buono e riempiendosi la bocca di parole succulente quanto i cibi; salvo poi, se mai si dovesse passare dalla teoria alla pratica, riuscire a trovare la scappatoia migliore per quanto da loro conclamato a lettere di fuoco tra un bicchiere di Brunello e una tartina di paté. E naturalmente, autoassolvendosi con formula ancor più piena del loro ventre.

Ma poi ci sono, ovviamente, i “laici”, come amano definirsi (quasi che i cattolici fossero tutti preti o frati) per i quali ovviamente concetti “obsoleti” quali la sacralità della vita valgono al massimo per i pochi bacchettoni della chiesa antebergogliana. Per loro, nel migliore dei casi, “sarebbe meglio evitare” ma comunque non si può ledere la libertà della donna etc. etc.

Lasciamo poi perdere quelli che dell’aborto fanno un mezzo anticoncezionale o poco meno. Del resto, hanno anch’essi una santa che li protegge,   benedetta dai fumi di zolf…. Opss, d’incenso del nuovo corso vaticano: Santa Emma Bonino. E chi meglio di lei?

Peccato però, che tutti questi gran discorsi perdano di vista un piccolo particolare. Che in tutto questo favellar di diritti, magari arrotando ben bene l’erre moscia, ci sia un piccolo grande assente.

Lui. Si può essere cristiani, atei, adoratori della sacra pantofola o della reliquia dell’ultima sigaretta; ma non bisognerebbe mai dimenticare che quando si parla di aborto, non si parla solo della donna. Intanto di solito c’è anche un padre, che spesso e volentieri sarà anche il “solito mascalzone”, ma che magari qualche volta potrebbe anche avere qualcosa da dire. La legge glielo consente? No, nel nostro ordinamento la scelta ultima di abortire resta prerogativa della donna, senza che il padre del nascituro possa opporsi. E poi naturalmente c’è lui, il nascituro che di botto si trova trasformato in morituro.

Eccolo, per l’appunto, il lui in questione. Il nascituro, il più indifeso e debole degli esseri che ci siano al mondo. E anche qui…. Discorsi, discussioni se e quanto l’embrione possa considerarsi “umano” etc. etc. Non entro in questi argomenti, non sono uno scienziato e quindi preferisco non sconfinare nel terreno altrui. Una cosa però credo di saperla con certezza: che tutti noi siamo stati embrioni e feti e se questi fossero stati distrutti non ci saremmo neanche noi. Domanda:  vi piacerebbe?

Immagino già la risposta, condita dal solito sorrisetto di sufficienza: beh, se così fosse, tanto non potremmo saperlo!

Intanto, è del tutto discutibile che un feto, perlomeno da un certo punto in poi, non si “accorga” di quel che gli stanno facendo. Ma il punto non è questo. La risposta, dovresti trovarla guardando negli occhi la donna che ami, il figlio di cui sei orgoglioso, magari biondo e con gli occhi azzurri, cosa che anche se sei di sinistra e pronto a dare addosso al “fascista” di turno, in fondo non ti dispiace e ti rende fiero. Dovresti trovarla ogni volta che hai la capacità di guardare un tramonto, di commuoverti davanti a un verso, un brano musicale, uno spiraglio di bellezza naturale o artistica.

Certo, la vita non è solo questo. A volte può essere un inferno. Ma comunque è una possibilità, una partita che puoi giocarti.

Tu. Non quell’embrione, non quel feto che altri hanno distrutto impedendogli di provare quelle sensazioni, di percorrere la sua strada, sia stata essa tracciata da un Creatore (come crede fermamente chi scrive) sia dalla natura, dal caso, etc. Altri hanno deciso per lui, accampando ragioni che, se avesse potuto parlare, avrebbe disperatamente gridato per confutare, o semplicemente per chiedere aiuto

Vedete, cari lettori, se sono particolarmente sensibile a questo problema è perché io, oggi, ho deciso di diventare il portavoce di questa moltitudine condannata al silenzio e alla distruzione senza diritto d’appello. L’ho deciso, vincendo con molta fatica la ritrosia a parlare di me e delle mie vicende personali :e non certo perché le ritenga vergognose, ma semplicemente perché le ritengo private.

Perché se è vero che tutti abbiamo il sacrosanto diritto alla nostra privacy, che oggi sembra essere più sacra della vita stessa, è vero che il cristiano, il cattolico che cerchi in qualche modo di essere degno di tale nome ha anche il dovere di testimoniare, senza timore o ritrosie. E io oggi voglio testimoniare perché, anche se è del tutto improbabile, anche se c’è la classica possibilità su un milione di salvare una di queste vite con questo articolo, non potrei perdonarmi di non averlo fatto …. Anche se ovviamente non lo verrei mai a sapere; ma in questo caso sì,  davvero la cosa conta poco o nulla.

Perché il fatto è  molto semplice:  io potevo essere uno di loro. Io, nel lontano 1960, nato fuori del matrimonio, non voluto e non amato da un “genitore”( un essere che non chiamerò mai con il nome di padre) che l’unica cosa che seppe fare fu consigliare di sbarazzarsi di me…. E naturalmente di sparire.  E come lui, tanti altri anche nella famiglia di mia madre dettero questo bel “consiglio”.

Devo dunque al coraggio eccezionale di questa donna (vi assicuro che nel 1960 era molto più difficile di adesso) se oggi sono padre anche io, se posso guardare mia figlia negli occhi, se nei miei 57 anni di vita ho collezionato una serie di esperienze e di momenti memorabili, magici, unici. Mi sarebbe dispiaciuto perderne anche uno solo, figuriamoci tutti in blocco. Eppure, vi assicuro, non mi sono mancate le croci e le spine, ma questo mi ha sempre spinto ad amare la vita ogni giorno di più.

Io oggi sono fortunato, posso scrivere queste cose ringraziando Dio e mia madre . Forse, anche molti di quei bambini non nati vorrebbero poterlo fare. Consentitemi di farlo per loro. Per loro, non per me.  Perché si sappia cosa si prova, a sapere che qualcuno ti avrebbe voluto morto anche prima di nascere.  E perché domani un altro di loro possa scrivere queste stesse cose, sorridendo alla vita.

 

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