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i misfatti del politically correct

Charlie Gard e Pietro Marinelli: due casi incredibili e sconcertanti, due modi diversi di finire nel tritacarne di una società senza etica e senza spina dorsale.

Un bambino innocente e un professore coraggioso: due casi certo molto diversi fra loro, ma entrambi sintomatici della crisi dei nostri giorni.

di Domenico Del Nero

Charlie Gard e Pietro Marinelli:  due casi incredibili e sconcertanti, due modi diversi di finire nel tritacarne di una società senza etica e senza spina dorsale.

A qualcuno potrà sembrare la classica connessione di Omero con la zuppa di fagioli. Cosa diavolo può entrarci un evento tragico come il calvario e la morte del piccolo Charlie Gard, con la grottesca sospensione di un docente per lesa maestà islamica?

La  tentazione sarebbe di dire … il diavolo, per l’appunto! Ma vedendo di resistere e di andare più a fondo, i due episodi – per quanto certo diversissimi – sono molto meno lontani di quanto non possa sembrare.

La connessione è il punto di vista, il modo di affrontare la vita che sta prendendo sempre più piede nel cosiddetto Occidente, da quando la Chiesa – in modo clamoroso con l’elezione di Bergoglio, ma in modo più o meno subdolo già da molto tempo – ha rinunciato a qualsiasi tentativo di porsi come guida per il mondo, lasciandosene invece totalmente travolgere.

Gli esempi di sprecherebbero ma vediamo di restare al punto.  La vicenda del piccolo Charlie Gard è almeno nelle linee generali nota. La sola cosa positiva di tutta questa tristissima vicenda è che finalmente un moto di opinione, soprattutto – per non dire esclusivamente – cattolica ha squarciato il velo di silenzio e infastidita indifferenza che di norma circonda fatti di questo genere: il politically correct non ammette che si spenda compassione per bambini bianchi e per di più, horribile dictu, cristiani e ancora peggio cattolici. Ma si badi bene, il movimento di opinione non è partito dalla gerarchia della Chiesa, ma dai fedeli :basti ricordare a questo proposito il fumoso e contraddittorio discorso del presidente dellAccademia pontificia per la vita Monsignor Paglia, ma anche papa Bergoglio, tra un buon pranzo e un buon appetito, si è deciso ad occuparsi un minimo del caso solo dopo una certa pressione dei fedeli su Santa Marta. E malgrado l’apprezzabilissimo gesto di  rendere disponibile il gemelli per curare il bambino inglese, non si può certo che si sia scomposto più di tanto, soprattutto se pensiamo trova un fiume di parole per gli argomenti  più svariati e alla fine si è limitato ad “affidarlo al Padre” ed a pregare per i suoi  Sicuramente il  Padre ci ha già pensato da sé,  m dal suo vicario era lecito aspettarsi una presa di posizione più decisa su una questione che ha visto pericolosamente contrapposte etica e legge, e rimane il pesante sospetto che senza tutti gli intralci legali posti sul cammino dei coniugi Gard il risultato avrebbe potuto essere ben diverso.  Rimane il fatto – gravissimo – che ai genitori di Charlie è stata negata la possibilità di tentare il tutto per tutto per salvare il proprio bambino.

Il concetto di “sacralità della vita” è dunque definitivamente tramontato? Che lo sia per società “laica” e laicista dei nostri tempi non è certo sorpresa, ma quello che dolorosamente colpisce è che anche la Chiesa abbia ammainato quella bandiera che ancora gli ultimi due predecessori di Bergoglio avevano tenuto alta. Anche questo però l’argentino l’aveva detto: era ora di mettere da parte le tematiche etiche. E i risultati si vedono …

Eppure, questa stessa società che considera con fastidio qualsiasi riferimento alla tradizione cristiana e cattolica ed esalta in Bergoglio proprio il suo “rottamatore”, quando si tratta di Islam  cambia completamente atteggiamento. In questo senso l’episodio – assai meno noto – del professor Pietro Marinelli costituisce l’altra faccia di una medaglia decisamente poco “aurea.”

Questi i fatti: Pietro Marinelli, è un  docente di Diritto ed Economia all'Istituto superiore “Falcone-Righi” di Corsico, piccolo comune nell'hinterland milanese: 30 anni di carriera, due lauree e un curriculum di tutto rispetto. L’episodio  è iniziato il 31 maggio scorso ed è giunto agli “onori” della cronaca solo pochi giorni fa.

La vicenda, più che sconcertante, può ben definirsi allucinante e dimostra i livelli di assurda faziosità a cui si può arrivare con la smania idolatra del politically correct, ma dovrebbe anche aprire una seria riflessione sull’idoneità di certi soggetti ad esercitare la delicatissima funzione di dirigente scolastico.  Entrando in una quinta per tenere una lezione di diritto internazionale con argomento lo stato islamico (Isis) il docente nota che, come di consuetudine, tutti gli studenti si alzano in piedi al suo arrivo tranne una ragazza diciottenne di origine egiziana, che giustifica la propria negligenza con il fatto di essere in periodo di Ramadan. Immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se un ragazzo cattolico avesse accampato una scusa simile dicendo che il giorno prima era venerdì di Quaresima e aveva digiunato: indignazioni, sberleffi, scomunica del vescovo locale (e forse pure di quello di Roma) e coro di belanti politicamente corretti dalle Alpi al canale di Sicilia. Ma tant’è: giustamente il docente le fa notare che una pratica religiosa non dà il diritto di violare una consuetudine (tra l’altro, molto salutare) dell’istituto. Da lì ne discende una discussione sul significato del Ramadan e a quel punto il docente avrebbe avuto la “pessima idea” di azzardare una sua valutazione, esprimendo alcune critiche nei confronto dell’Islam e di una pratica di digiuno a suo parere non umana. La ragazza non accetta, esce di classe senza permesso e si prende una nota, oltre a saltare la lezione sull’Isis che forse le avrebbe fatto molto bene.[1]

Se il professore avesse espresso – anche in termini pesanti e persino  blasfemi – riserve su qualche dogma cattolico, come la Santissima Trinità o la Verginità della Madonna e fosse stato anche semplicemente criticato per questo (cosa del tutto improbabile) si sarebbe schierato al suo fianco anche il ministero della pubblica istruzione (oltre naturalmente ai soliti noti e ai “chi sono io per giudicare” del caso). In questo caso invece la libertà d’insgnamento e la laicità dello stato vanno a farsi .. benedire. Già, perché l’allieva avrà anche preso una nota, ma la sanzione è ricaduta pesantemente sul prof.

Poche ore dopo infatti la madre della ragazza  scrive una lettera alla preside dell’istituto, Maria Vittoria Amantea, denunciando un “fatto di intolleranza religiosa”, accusando Marinelli di avere offeso e sminuito la religione musulmana dichiarandola priva di senso, prendendosela  col Corano e dicendo che l’Islam dovrebbe essere vietato per legge. Dato – ma tutt’altro che concesso – che tutto questo sia vero si potrebbe al massimo accusare il prof di inopportunità e scarsa delicatezza, e invitarlo a essere un meno “drastico”, anche se concetti del genere rientrano pienamente nella libertà di opinione e sul conto del Cristianesimo si è sentito e si sente ben di peggio.  Ma non solo, secondo il  prof. Marinelli, alcune cose sono state esagerate ed altre inventate: parte un doppio esposto ai carabinieri (e poi si parla della Santa Inquisizione!) uno della ragazza e uno – incredibile a dirsi – della preside “a tutela della onorabilità dell’istituto” e a totale svendita, diciamo noi, della dignità della scuola italiana. Nemmeno si trattasse di lesa maestà: Marinelli, che ha da parte sua presentato due contro – esposti, è  accusato di aver offeso l’alunna e di essere venuto meno al suo dovere di docente ed educatore  Prima di avviare l'iter non hanno neppure tenuto conto della mia dichiarazione, protocollandola volutamente in ritardo” dichiara il prof. Il 24 giugno il caso finisce in presidenza per l'audizione in difesa. Obiezioni, spiegazioni, precisazioni: tutto inutile. Arriva una punizione esemplare: sette giorni di sospensione e relativa decurtazione dello stipendio.

Inutilmente il prof nega di aver offeso nessuno, di aver dato solo delle valutazioni alla luce dei suoi studi in nome della libertà di insegnamento: “Come i cristiani ascoltano le lezioni sulle crociate o sull'Inquisizione e non presentano esposti contro i docenti -  dichiara - così devono fare pure gli islamici. Anche quando si dice che l'Isis è il vero riferimento del mondo islamico oppure che nell'islam ci sono meno libertà rispetto al cristianesimo”.

Dire “due pesi e due misure” è dire poco. La stessa società che non si scandalizza se si nega a una famiglia di  tentare il tutto per tutto per salvare il proprio figlio, che è pronta a tollerare con un sorriso e un’alzata di spalle qualsiasi offesa alla Cristianità, quando si tratta dell’Islam assume un atteggiamento di feroce intolleranza degno, in effetti, degli Imam dell’Isis. Che questa avvenga in una scuola italiana è particolarmente triste e angosciante. Ma naturalmente … qualcuno ha sentito parlare di sindacati, mobilitazioni di colleghi, commenti di alti prelati? Nulla, solo i soliti ragli. E gli auguri di buon pranzo e buon Ramadam del “vescovo di Roma”.



[1] Fonte per la vicenda: http://www.ilgiornale.it/news/politica/giudizio-negativo-sullislam-sospeso-prof-1425544.html. Tutte le citazioni e i riferimenti a dati concreti vengono dall’articolo in questione.

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