Opera di Firenze: stagione estiva

L'Elisir d'Amore a Palazzo Pitti: colpo di fulmine con il pubblico.

Torna la divertente e simpatica edizione con la regia di Pier Francesco Maestrini, con l'ottima direzione di Giuseppe la Malfa e un cast vocale...che seduce.

di Domenico Del Nero

L'Elisir d'Amore a Palazzo Pitti: colpo di fulmine con il pubblico.

Ritorna il Donizetti in versione yankee con L’Elisir d’amorea palazzo Pitti e se gli  austeri colonnati del cortile d’onore potrebbero … scricchiolare dal disappunto, c’è da dire invece che anche quest’anno la regia brillante e spiritosa  di Pier Francesco Maestrini, con  i costumi di Juan Guillermo Nova e le scene diLuca dall’Alpi, ha divertito e convinto.  Lo scenario è quello degli Usa  anni  60 – 70, con tanto di yankees, figli dei fiori, ragazze pon-pon , cow boys e cow girlsper non parlare pure di due bonzi o pseudo monaci buddisti: qualcuno potrebbe storcere  il naso rimpiangendo il tranquillo e arcadico villaggio di Nemorino immaginato dal librettista Felice Romani, ma d’altra parte il regista ha realizzato la  vicenda in una chiave “contemporanea” dove i paesani un po’ gonzi  e l’ancor più ingenuo Nemorino abboccano alle rodomontate di un Dulcamara sempre più venditore di pentole. Ma per l’aspetto  della regia si rimanda in nota alla recensione dello scorso anno. [1]

Se la regia era dunque identica il cast si presentava invece totalmente e felicemente rinnovato.  Il maestro Giuseppe la Malfa ha diretto l’orchestra e il coro del Maggio Musicale Fiorentino come sempre in ottima forma: il coro ha tra l’altro dato un’ottima prova anche sul piano della recitazione, dando un contributo decisivo nel rendere la vicenda chiassosa e movimentata, mentre l’orchestra ha dato il meglio di sé  grazie anche alla direzione del maestro La Malfa, che ha puntato su un organico strumentale molto complesso, con una scansione veloce e scattante , quasi “rossiniana” nei concertati e nei pezzi d’insieme, ma sottolinenando anche gli aspetti “patetici” che sono poi la caratteristica peculiare della partitura di Donizetti. Come ricordava la Malfa, Donizetti è un ponte tra il passato e il futuro, per certi aspetti presenta caratteristiche ancora rossiniane ma per certe altre preannuncia già Verdi. La sua direzione ha dunque puntato a sottolineare la continuità e l’innovazione nel musicista bergamasco, con una grande attenzione agli “accenti”, ai colori, alla vivacità e il pathos, dando prova di una eccellente tenuta del palcoscenico. Certo, la rappresentazione all’aperto e la mancanza della fossa d’orchestra fanno inevitabilmente perdere qualche sfumatura, ma il risultato resta molto godibile e di ottimo livello.

Per quanto riguarda cantanti e interpreti, di ottimo livello il Nemorino del tenore siciliano Giuseppe Valentino Buzza.   In genere si tende ad affidare il ruolo a cantanti  dalla voce più chiara e “leggera”; ma in realtà nel personaggio vengono a confluire due tipi di interpreti che lo hanno affrontato nel corso dei  quasi due secoli trascorsi, il lirico leggero e quello puro, se non proprio “spinto”. Il giovane Buzza  ha saputo rendere benissimo il gioco dei pani e dei pianissimi, i colori e le sfumature soprattutto nella celebre aria una furtiva lacrima,  resa con struggente tenerezza ma anche con piglio sicuro; nello stesso tempo la sua voce ha quella robustezza e quel nitore che gli consentono un’ottima dizione e un buon fraseggio, rendendo benissimo il personaggio anche sul piano scenico: un ragazzo ingenuo e “imbranato”, ma anche un generoso sognatore. Un cantante a cui … tendere l’orecchio, che promette veramente bene.

Malgrado qualche incertezza iniziale, soprattutto nella dizione e nel “centro” della voce, molto buona anche la prestazione di Anna Maria Sarra, una Adina piacevole e disinvolta. Una voce forse un po’ “piccola”, ma più che discreta nelle agilità e nelle colorature e con acuti decisi anche se non sempre vertiginosi.

Le due parti buffe vedevano la presenza di Mario Cassi, decisamente a suo agio nel ruolo di un Belcore più Yankee che mai,  ma interessante anche sul piano vocale, con un voce gradevolmente scura e decisa con un ottimo registro acuto. Infine Dulcamara era nientemeno che Bruno de Simone, grande interprete dei ruoli “buffi” allievo di Sesto Bruscantini, che ha realizzato un personaggio dalla dizione chiara e nitida, agile e spedita nel sillabato.

Molto applaudito dal pubblico, lo spettacolo è decisamente da vedere, anzi da non perdere: non solo i turisti, ma anche i fiorentini dovrebbero approfittare delle serate d’estate   per rinfrescarsi lo spirito in queste rappresentazioni che sono davvero di ottimo livello, e andrebbero sostenute con la presenza e l’incoraggiamento.

Prossime repliche: 15,17,21,15 e 29 luglio, ore  21,15. (la recensione si riferisce allo spettacolo dell’11 luglio, seconda rappresentazione).



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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Donata il 03/10/2017 16:26:27

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