Racconti di un'altra stagione

Il Mangiatore di Fuoco

Un giovane ragazzo grillo e la sua paura dell'altezza

di Giulia Bartolini

Il Mangiatore di Fuoco

Il nostro morbido sognatore si sente malissimo. Sono quasi due settimane che non scrive racconti, e voleva scusarsi con tutti voi perché non è da lui far così. Di solito sta attento alle scadenze, di solito controlla i giorni e altro non fa che “perder tempo” (come direbbero in tanti) a scrivere. Ma queste ultime due settimane è stato distratto. Vi chiederete da cosa. Ecco, vedete…dopo aver raccontato di un giovane aviatore con i piedi bruciati e di un dolce burattinaio con i suoi fili di tela, il nostro morbido sognatore dalla testa grande e le gambe corte si è fermato.

Diciamo che gli è venuta un po’ di tristezza.

Per trovare la propria strada bisogna sempre soffrire?

Addirittura, a volte, perdere la vita, come il nostro aviatore?

Domande come questa riempivano la testa del nostro sognatore, che prima era morbido morbido e ora col tempo, come tutti noi, sta crescendo, e la sua pelle forse, sta diventando un po’ più dura.

A furia di pensare a queste cose era diventato pure un disastro a pulire la giostra del lunapark, e così il suo capo ( un signore così enorme che lui da sotto ne vedeva solo la cima della pancia, sapete…il punto dove c’è l’ombelico) gli aveva dato ben due giorni di ferie e lui, bè lui se n’era andato fuori città. Aveva camminato tanto in mezzo alla campagna finchè finalmente aveva trovato qualcosa. In mezzo ad uno spiazzo d’erba gialla, arsa dal sole, c’erano i resti di un baldacchino per i popcorn abbandonato, un tendone alto alto tutto colorato ormai pieno di strappi, scarpe troppo grandi abbandonate in un angolo perché lì…

In un altro momento, in un mondo simile al nostro, in un’altra stagione,

c’era una volta un circo.

Un circo di quelli con lo zucchero filato, i pagliacci che fanno anche un po’ paura, i funamboli coraggiosi, e gli intrepidi acrobati. Il padrone del circo era un tipo pieno di baffi. Ma pieno pieno…averne di più sarebbe stato impossibile. Erano tutti arricciati, e folti e grandi quasi avesse due cravattini attaccati alle narici! Insomma aveva dei grossi baffi e lo diciamo perché il nostro protagonista ne aveva paura.

Chi è il nostro protagonista? Un ragazzo sulla quindicina, acrobata da generazioni, magrolino, atletico, saltellante e con le gambe secche e lunghe e la testa piccola, quasi il contrario del nostro sognatore… ma fidatevi, non fatevi ingannare dalle apparenze.

Il nostro protagonista, che chiameremo giovane grillo, viste le sue fattezze, era anche il nipote del signore con i baffi: capo supremo del circo, signor pezzo grosso tra i circensi, favellatore di professione, raccoglitore di masse, venditore numero uno di biglietti. Un mangiafuoco buono!

Eppure il nostro giovane grillo ne aveva paura…non perché non gli volesse bene, tutt’altro…ma perché era severo, rigido e pieno di baffi. Era un circense d’altri tempi e pretendeva un rispetto maniacale della gerarchia e delle regole all’interno del circo. Il nostro giovane ragazzo grillo era figlio di acrobati, nipote di acrobati, bisnipote, trisnipote ecc ecc di acrobati. Quindi era un acrobata. Tuttavia…

No” ripeteva tutti giorni il grilletto “Non mi attacco al trapezio…”

“no” continuava a dire tutto il giorno “non salto sul trampolino!”

“no” continuava a urlare “Non mi attacco alla fune, al nastro o a nessun’altra cosa!”

e così il nonno furioso, inseguendolo per metterlo in punizione alla fine lo mandava a dar da mangiare alle galline, e il piccolo grillo saltellando si rintanava nel pollaio e in silenzio singhiozzava. Gli dispiaceva di comportarsi così ma…aveva paura dell’altezza!

Un acrobata che ha paura dell’altezza, direte voi, è un problema.

E infatti lo era. E infatti il piccolo grillo non riusciva a salire neanche su una sedia a volte…ma non riusciva a dirlo a nessuno, tanto si vergognava.

Purtroppo per lui, a forza di dir no le voci avevano cominciato a girare… c’erano tanti bambini nel circo: i figli dei funamboli, i figli dei pagliacci… e tutti là a dire “Il figlio del capo non vuole far l’acrobata”…”Forse ha paura….” “Povero grillo fifone” e mentre camminava a volte sentiva che gli sussurravano dietro “Grillo fifone attento che quel gradino e troppo alto! Grillo fifone”.

Si sentiva umiliato, il nonno cercava comunque di consolarlo ma la delusione era tanta. L’ultimo membro della sua famiglia, il più giovane… non avrebbe portato avanti la tradizione.

Il nostro piccolo grillo era disperato, non poteva salire da nessuna parte perché gli veniva la nausea. E non era una questione di superarlo! C’aveva provato ma stava proprio male… e continuava a ripetersi che quello non era certo il suo sogno se lo faceva stare così. Doveva trovare un'altra cosa…. Ma cosa? Non poteva fare certo il pagliaccio, o l’addestratore, o il funambolo…quelle erano professioni di altre famiglie… non della sua. E si sa che i circensi funzionano così! E così passavano i giorni e la disperazione era sempre più forte.  Poi successe una cosa.

I genitori del grillo fifone erano due acrobati straordinari. “Il Duo del cielo” li chiamavano. Lavoravano sempre insieme e volavano nel tendone come fossero fatti d’aria. Il piccolo grillo a volte passava le giornate a guardarli incantato. Come facevano a non aver paura? Centinaia di persone arrivavano fin là per vederli… su tutti i cartelloni c’era scritto:

“IL Duo del Cielo ancora una volta volerà sopra le vostre teste.

Venite a vedere la coppia che scoppia..

L’aria prenderà fuoco per i vostri applausi!”

 

Erano famosissimi, e amavano il piccolo grillo comunque, anche se non era un acrobata, gli dicevano tutti i giorni: “Troverai la tua strada quando meno te lo aspetti. Dal dolore nasce sempre qualcosa di nuovo che t’infiamma”…

Un giorno il capanno prese fuoco.

 Improvvisamente.

Non si seppe mai perché. Forse il troppo caldo, un sigaro acceso, un rivale invidioso…fatto sta che là dentro c’erano i suoi genitori.

Il nostro giovane grillo corse a più non posso quando vide le prime fiamme.

Corse, con le lacrime agli occhi, corse senza aver più fiato…corse ed entrò nel capanno, nonostante il fuoco, nonostante il caldo, senza timore, senza paura…

Li vide. Erano in cima ad uno dei pilastri usati dai funamboli per la corda. Ad almeno 15 metri da terra. Abbracciati. Circondati dal fuoco. E si paralizzò. Non per il fuoco. Ma per l’altezza. Corse comunque incontro alla torretta cercò di salire un gradino e rimase immobile. Il cuore gli batteva all’impazzata, aveva troppa paura, non riusciva a capire, non riusciva a salire eppure doveva fare qualcosa, almeno salutarli, almeno dirgli addio, doveva provare a…

Si risveglio nel suo letto, un po’ dolorante. Aprì gli occhi e vide i baffoni del nonno pieni di lacrime.

“Mi dispiace”.

Non parlò più. Per giorni.

Silenzio. E basta.

Se avesse trovato il coraggio di salire. Sarebbe riuscito a salvarli, a salutarli? Almeno sarebbe scomparso insieme a loro, i suoi primi amati. La sua famiglia.

Piangeva e non dormiva, non dormiva e non mangiava, non mangiava e piangeva.

In tutto questo passavano i mesi e un altro problema cominciava a presentarsi. Il Duo del Cielo era la più grande attrazione del circo. Senza di loro la gente era poca, soldi non ne arrivavano. Il piccolo grillo doveva scegliere e crescere, glielo disse il nonno un giorno.

“Basta ora. Il dolore non smette mai, ma si sceglie quando smettere di soffrire e andare avanti”.

 

Che cosa poteva fare? Non poteva fare l’acrobata, non si era mai allenato, non sarebbe stato bravo, aveva troppa paura…poteva fare qualcos’altro forse? Ma cosa? Cosa?...

Poi in un lampo di dolore ripensò a quella notte…aveva avuto paura: della morte, dell’altezza; aveva avuto paura che gli cadesse una trave addosso, che il suo cuore scoppiasse per la velocità alla quale batteva, che i suoi genitori non capissero quanto li amava, quanto ci aveva provato… aveva avuto paura di tutto… ma non del fuoco.

No!(cominciò a sorridere) il fuoco non gli faceva paura! si era bruciato, c’era passato in mezzo per raggiungerli, lo aveva sfidato!

Così comincio a pensare: il fuoco.

Si mise vicino alla vasca dell’acqua (per non rischiare) e cominciò a giocare col fuoco e gli piacque… e gli piacque moltissimo.

Sapeva bene che era pericoloso, sapeva che era stato quello ad aver distrutto la sua famiglia.

Ma non c’è circense che non rischi la vita e lui lo doveva a qualcuno.

Lui avrebbe creato qualcosa di nuovo; avrebbe sfidato il fuoco, giocato col fuoco, mangiato il fuoco addirittura!

E così nacque per la prima volta IL MANGIATORE DI FUOCO. E la vecchia pubblicità subì poche modifiche,  e il circo ebbe di nuovo un successo incredibile e tutto andò bene come in ogni caso straordinario della vita….

Il figlio del Duo del Cielo ancora una volta davanti ai vostri occhi,

Venite a guardare come scoppia!

L’aria prenderà fuoco per i vostri applausi!”

 

(dal dolore nasce sempre qualcosa di nuovo che t’infiamma)

 

Il nostro morbido sognatore tornò a casa dopo due giorni con finalmente un'altra storia nel cuore.

Per un sognatore seguire i propri sogni può voler dire spesso rischiare la vita… ma non farlo è peggio.

E una buona giornata a tutti. Non preoccupatevi…se avete paura dell’altezza forse non ne avrete del fuoco. Si è sempre un po’ più incoscienti verso qualcosa, e così iniziano i sogni.

 

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.

TotaliDizionario

cerca la parola...