Editoriale

Checco Zalone il successo del desiderio di ridere in un paese disastrato

Vincenzo Pacifici

di Vincenzo Pacifici

Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena

ual è la ragione del colossale, “stellare” successo della pellicola di Checco Zalone “Quo vado”, tra l’altro prodotta dalla Mediaset? Tra il milione di italiani, che hanno assistito alla proiezione nella prima giornata figuravano il sottoscritto, la moglie ed uno dei loro figli ed in tutti i presenti era avvertito, palpabile il desiderio o addirittura l’obiettivo di sorridere e alle battute più esilaranti ridere, dimenticando per i 90 minuti scarsi di durata i problemi, che avevano lasciato e che avrebbero ritrovato fuori della sala. 

  Non esistono altre spiegazioni e quelle recate in contrario, critiche e spocchiose, di sufficienza e financo di commiserazione, provengono dagli intellettuali snob, dai radical chic e dai seguaci o meglio dai fedeli dell’Immaginifico, del favoleggiatore dell’Arno.

   Le italiane e gli italiani pensano all’illegalità dilagante e mai efficacemente contrastata con le forze dell’ordine sempre più vittime del disordine organizzativo e delle incertezze operative, pensano alle tragedie dei nostri ospedali (quattro donne morte di parto in ospedali del civilissimo Settentrione e non del trogloditico Meridione), guardano, subendole in moltissimi casi, le disastrose situazioni delle nostre città, avanti a tutte la povera Roma, non si fanno illusioni sull’abbassamento del carico fiscale e sul futuro lavorativo e professionale dei propri figli.

   Sanno che i previsti aumenti nelle tariffe autostradali e ferroviarie, da cui deriverà l’innalzamento naturale e logico dei prezzi, non si illudono sulla reale incidenza della soppressione dell’IMU sulla prima abitazione, che significherà un risparmio di 1,09 euro al giorno se l’imposta doveva essere di 400 euro, di 0,81 per 300 e di 0,54 per 200.

   Riflettono anche –  se sono accorti incredibilmente persino dalle parti di Arcore – sul flop dello Jobs Act “con quelle duemila assunzioni a tempo indeterminato pagate a caro prezzo dai contribuenti, con i circa 3 miliardi di sgravi”, destinati tra l’altro ad essere ridotti.   

   I genitori di iscritti nelle Università sempre più mortificate e disertate, visto la curva negative delle immatricolazioni, hanno sempre più diretta esperienza della crescente inaccessibilità dell’occupazione nella terra di Renzi e di Mattarella. Secondo infatti uno studio dell’associazione “Donne e qualità della vita”, svolto su un campione di 1000 laureandi di età compresa tra i 24 ed i 28 anni, solo il 33% ha intenzione di impegnarsi in Italia mentre il 50% è pronto a trasferirsi all’estero.

   Punte eloquenti del “consenso” recato alle riforme del rottamatore e dei suoi vassalli ministri sono segnate dalla sfiducia dei laureati nel settore archeologico (35%) per non parlare di quello umanistico (59%), in cui è stata varata la salvifica o immaginifica “buona scuola”.

   I tanti italiani, che hanno affollato, come non si vedeva da tempo, le sale, senza averlo letto, indirettamente ma concretamente hanno condiviso le parole dell’Annunziata, nota “penna” della sinistra dialetticamente attrezzata, che ha ammesso di non ricordare una fase politica “così difficile trattata con uguale sciatteria” ed ha sostenuto che “per governare, in tempi come questi, i progetti sono necessari. E il paese non è stupido: l’incertezza si avverte”.

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