Un Vade Retro contro i programmi Rai e Mediaset

X Factor, l'unica grande manifestazione canora del Paese

Una lezione di vera televisione impartita agli stantii Vespa e Gruber, Costanzo e Mentana; portata avanti con competenza (musicale) e maestria professionale

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X Factor, l'unica grande manifestazione canora del Paese

La bruttezza di un oggetto è la condizione preliminare del suo moltiplicarsi su scala industriale”, diceva il filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila.

E in Italia niente è più brutto dei programmi televisivi che ci propinano giornalmente.

Veramente “inumani” quelli della De Filippi, inguardabili quelli della D’Urso, politicizzati quelli di Rai3, insomma un calderone di cose rovinose per la mente e lo stomaco.

Meno male che, in tutto questo marasma, si è fatto largo una trasmissione bellissima, curata nei minimi particolari, elegante e a certe volte educativa. Sto parlando di X Factor e dei suoi protagonisti. In assoluto la migliore competizione canora del Paese e il miglio programma televisivo del 2015.

E’ una specie di “Vade Retro” rivolto alla Marcuzzi e al disastroso Grande Fratello e a tutti i programmi demenziali di Mediaset.

Una lezione di vera televisione impartita agli stantii Vespa e Gruber, Costanzo e Mentana; portata avanti con competenza (musicale) e maestria professionale.

In questo programma che iersera ha chiuso i battenti, abbiamo respirato da casa momenti speciali quando ospiti di altissimo spessore si sono esibiti; quando si spengono le luci sul palco, il pubblico nel buio sa cosa sta per succedere e si scalda, urla, incita, applaude i nuovi, futuri beniamini della pop-music, del rock e via dicendo.

Passano pochi e allo stesso tempo lunghissimi secondi, poi il presentatore urla i verdetti del pubblico, istanti di ansia e trepidazione…vera, non artefatta.

A quel punto si riaccendono le luci, e le stupende coreografie fanno da cornice ai grandi protagonisti, siano essi i giudici, i concorrenti, gli ospiti.

Impossibile, per gli amanti del bello, non avere un brivido lungo la schiena. Seguito dal boato del pubblico che saluta i pezzi con cui tutto è cominciato da settembre.

L’atmosfera fin dai primi accordi è molto più calda, più rarefatta, la voce intensa ed emozionata dei giovani cantanti è lì per raccontare le storie di tante canzoni che ci hanno fatto sognare.

Il megaschermo, e le luci paradisiache sottolineano l’emozione di un cambio vocale o di un crescendo di intensità negli arrangiamenti.

Si balla, si ascolta, si gode della maturità artistica di un musicista che sta crescendo passo dopo passo, che dipinge con la sua chitarra e la sua ottima band panorami diversi, un po’ americani un po’ scozzesi, un po’ italiani.

E la musica ne esce più in forma che mai, bellissima e coinvolgente, il tutto grazie ad uno show che ci ha regalato freschezza e raffinatezza: più di due ore abbondanti di ottima musica, lontani dai ricordi intrisi d’obbrobrio di un Grande Fratello o dal volto inespressivo dell’accappiata Marcuzzi-d’Urso.

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