Editoriale

L'inadeguatezza della nostra politica estera costa sangue italiano

Tanti, troppi i nostri connazionali che non riusciamo a riportare a casa. Il resto del mondo se ne frega considerandoci irrilevanti

Gennaro  Malgieri

di Gennaro  Malgieri

on illudiamoci, per quanto lo  spread si  possa abbassare e  l'economia riprendere (ipoteticamente), non contiamo niente come Paese, come Stato, come comunità nazionale, come società politica.

Non c'è occasione nella quale non mostriamo la nostra debolezza. Per quanti discorsi appassionati il presidente della Repubblica possa fare in giro per il mondo, la realtà che riveliamo è quella di una nazione piegata, priva di forza, soggetta alle decisioni che vengono prese altrove. Non abbiamo una politica estera, non siamo autorevoli, chiunque può darcela a bere. Scontiamo un deficit di sovranità assai preoccupante.

La morte dell'ingegner Franco Lamolinara in Nigeria, nel corso dell'azione combinata tra le forze armate di quel Paese ed i corpi speciali britannici, dai contorni ancora misteriosi, è l'ultimo significativo episodio della preoccupante marginalità italiana dal momento che il premier David Cameron non ha informato preventivamente Mario Monti dell'operazione altamente rischiosa, almeno questa è la tesi del Presidente del Consiglio italiano, mentre il governo inglese sostiene che fin dal maggio scorso le nostre autorità erano state avvertite.

Il solito pasticcio insomma, che denota la superficialità di diplomatici e politici inadeguati a passarsi perfino le pratiche in itinere, aspetto gravissimo nella conduzione delle trattative internazionali che necessitano di continuità.

La diplomazia italiana, a dirla tutta, da qualche tempo sembra piuttosto impacciata quando si tratta di trarre in salvo italiani rapiti in ogni angolo del Globo, oltre a non essere in grado di sensibilizzare l'Occidente dai casi più clamorosi di pirateria che vedono nostri connazionali al centro di tragedie dalle quale con il passare dei mesi sembra difficile trarli. 

Ben sei italiani in questo momento sono nelle mani dei terroristi su una nave catturata mesi fa in prossimità delle coste somale, nel Golfo di Oman,  e non  si vede via d'uscita per la loro situazione.

La sparizione dell'operatrice umanitaria sarda Rossella Urru, "giocata" dai terroristi di Al Qaeda con un sofisticato uso della disinformatia e della fiorentina Maria Sandra Mariani, perduta tra le sabbie algerine e maliane da circa un anno fa la dicono lunga sulla efficienza della Farnesina.

E non dimentichiamo Giovanni Lo Porto, prelevato in Pakistan mesi fa dai talebani, del quale si sono smarrite le tracce.

I fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone attendono, intanto, di essere processati nel Kerala, ma la sentenza sembra già scritta. Gli interventi di Monti, di Terzi e l'infaticabile mediziazione di Staffan De Mistura finora non sono serviti a niente. I due marò rischiano la pena di morte, ma in compenso, dicono i nostri diplomatici, godono di un vitto invidiabile: invece di riso al curry gli cucinano spaghetti al pomodoro. Una conquista non da poco.

Come mai l'Italia non riesce a mobilitare la comunità internazionale intorno a questi casi (ed altri sarebbero da ricordare)? L'Ue sembra piuttosto pigra, i partners con i quali  siamo impegnati in teatri di guerra pericolosissimi nel tentare di ristabilire la pace e riportare un minimo di ordine, pagando un tributo di sangue non indifferente, non si danno pena per gli italiani, militari e no, ingiustamente prigionieri.

Sospettiamo, per esempio, che Francia, Inghilterra, Stati Uniti tengano di più a non urtare la suscettibilità degli indiani, piuttosto che premere perché i soldati italiani vengano rilasciati. Sono in ballo ingenti partite economico-finanziarie con il gigante asiatico. Altro che diritti umani, buoni tuttalpiù a condire discorsi retorici, allo stesso modo di come si fa quando si vagheggia una sorta di diritto penale internazionale.

Già, intanto Cesare Battisti, terrorista, assassino, stupratore, pluricondannato si gode il successo dell' ultimo noir pubblicato in Brasile ed in Francia sua patria di adozione (a distanza). Un'altra umiliazione alla quale rispondiamo con interrogazioni parlamentari i cui echi neppure arrivano a Brasilia.

L'amara verità, della quale le forze politiche dovrebbero prendere atto, è che l'Italia conta poco o niente. Da tempo immemorabile. Vogliamo dire da quando Bettino Craxi si oppose all'incursione degli americani sul nostro territorio per catturare i terroristi palestinesi responsabili dell'eccidio dell' "Achille Lauro", sottoposti alla giurisdizione italiana? Dal Cermis in poi si è perso il conto delle volte in cui il nostro Paese ha dovuto abbassare la testa.

La difesa della sovranità nazionale è un dovere da esercitare avendo le carte in regola.  Non sembra che le nostre autorità siano  in grado di alzare la voce quando è il caso, come alla vigilia della sconsiderata guerra alla Libia.

Nei consessi internazionali, che lo si ammetta oppure no,  l'Italia si è fatta sfilare più volte posizioni di prestigio  per il semplice fatto che si è affermata l'idea che la politica estera si riduca agli scambi commerciali. Non è così. Il diritto internazionale, da che mondo è mondo, nasce dalla forza. E noi lo abbiamo lasciato marcire negli ambulacri della partitocrazia dove si trattano affari piuttosto che strategie o immaginare destini possibili per il nostro Paese.

 

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