Editoriale

E dopo Marino?

Stiamo a vedere cosa succede, è auspicabile che la destra si organizzi, ma saranno capaci?

Vincenzo Pacifici

di Vincenzo Pacifici

Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena

el nostro Paese da alcuni anni si vive in una versione innaturale del sistema politico comune. Le elezioni in campo politico ed in campo amministrativo si vincono non perché il programma del vincitore sia più attraente e convincente di quello del perdente, non perché l’opposizione sia stata incisiva ma perché l’uscente nella carica ha commesso errori imperdonabili e perché la sua area di riferimento è stata piena di insuperabili contrasti.

   Due esempi sulle più recenti competizioni della scorsa primavera convalidano questa valutazione: i successi del centro – destra in Liguria e a Venezia non sono davvero dovuti al particolare peso dei programmi e tanto meno al trascinante appeal delle coalizioni ma alle profonde crepe esistenti a sinistra e agli scandali verificatisi nella città della Laguna.

   Ora si è finalmente dimesso il Sindaco di Roma, asceso al Campidoglio grazie alla cattiva gestione del predecessore, Gianni Alemanno, come Zingaretti è divenuto presidente della Regione dopo il fallimentare periodo della Polverini.

   Eppure a Roma la lunga battaglia contro il medico barbuto è stata condotta davanti all’opinione pubblica da alcuni organi stampa, in prima linea “Il Tempo”, in parte dall’opposizione di FdI, del M5S e di alcuni transfughi di destra, confluiti nella Lega, e davvero non da FI assolutamente inesistente.

   Il direttore del quotidiano di piazza Colonna ha stilato un editoriale dettagliato e documentato sulle “cose che voi umani, fuori del Raccordo anulare, non potete immaginare”: dai viaggi oltreoceano e dalle cene con i partenti a carico dell’erario civico, dalla crescita dei campi rom alla risuscitata prepotenza dei gruppettari, dalle devastazioni dei black bloc ai “matrimoni” tra uomini nel Palazzo Senatorio, dalle periferie abbandonate allo sfasciume delle metropolitane e dei servizi pubblici. E questo è soltanto un riassunto degli scompensi arrecati a Roma, dei guasti provocati da una gestione tanto arrogante quanto inconcludente, da oltre 18 mesi tollerata dal “premier” decisionista.

   Il caso di Marino è il più eclatante ma sicuramente non il solo tra i sindaci di sinistra (un nome tra tutti De Magistris), sui quali l’attenzione della stampa è benevola e la magistratura “materna”.

   Ora si impone alle forze (?), ufficialmente contrarie al PD ed al governo, con esclusione quindi dell’NCD, fiancheggiatore e sodale di Renzi, la ricerca e l’individuazione di una candidatura preparata e soprattutto coerente. In altre parole Berlusconi la smetta con la fiaba degli esponenti della cosiddetta e forse sedicente “società civile”, perché sono ampiamente bastati i casi della Bricchetto Arnalboldi Moratti e di Guazzaloca, del tutto spariti, e di Albertini, protagonista di movimentati spostamenti nell’agone parlamentare. La Meloni poi ricordi che sono stati consiglieri comunali di Roma prima De Marsanich, poi Almirante ed infine Fini all’inizio di quella parabola, piena di auspicii, conclusa poi nel ridicolo e nella confusione devastante, e che Roma ha sempre costituito un baluardo della Destra, tanto che pochi mesi dopo la nascita (ottobre 1947) il MSI ottenne per le comunali il 4% dei consensi e 3 consiglieri.

   Con queste premesse è da scartare senza esitazione il sostegno a quel tal Marchini, con due genialate, in tutto degne dei personaggi, quali Pansa e Buttafuoco, incoronato come “federatore” del centrodestra. Voci non smentite lo danno in contatto con palazzo Chigi per la predisposizione di una lista civica mentre sono stati tempestivamente ricordati i suoi trascorsi di finanziatore di D’Alema, di sfortunato antagonista di Marino nelle “primarie” e di cronico assenteista nell’aula di Giulio Cesare e nell’attività amministrativa.

   Per ora e solo per ora “basta”.

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