Spigolando dai giornali

A proposito del nuovo libro di Paolo Mieli sulla storia e la memoria

di Vincenzo Pacifici

A proposito del nuovo libro di Paolo Mieli sulla storia e la memoria

La pubblicazione del nuovo libro di Paolo Mieli, “L’arma della memoria”, che reca il sottotitolo etico “contro la reinvenzione del passato”, è stata seguita da alcune recensioni.  Tra di esse scegliamo – detto che il volume non mi è piaciuto, perché principalmente troppo esteso cronologicamente (una sorta di storia universale, concentrata e condensata in poco più di 420 pagine), perché poi perbenistico e quindi lontano, anzi restio, da pareri decisi, precisi ed univoci – quelle di Gennaro Malgieri e di Paolo Guzzanti.

   Il primo, tra l’altro, mette in risalto che “neppure l’identità nazionale è rimasta immune dai tentativi di inquinarla fino al punto, mi permetto di aggiungere alla riflessione dello storico, di invocare una sorta di “memoria condivisa”. E’ questo un punto dolente, mitizzato un po’ da tutte le forze politiche che hanno creduto di fondare la morale civile di una impossibile “nuova Repubblica” sull’acritica condivisione di un’unica memoria”. E’ questa una riflessione acuta, che dovrebbe essere per tantissimi amara, sull’impreparazione e sul disinteresse mostrati dai governi Berlusconi, del tutto ignari e del tutto dimentichi dei cruciali passaggi storico – culturali tra XX e XXI secolo. Il passato è stato “avvelenato” con il risultato – osserva giustamente Malgieri – di ottenere la strumentalizzazione del passato “per legittimare discutibili scelte del presente”, quali – non si possono non assumere come esempio – la fiducia in Renzi e la muta accettazione del sistema di potere di cui è espressione.

   Per quanto riguarda l’intervento di Guzzanti, esso si preoccupa di negare (???) il carteggio segreto fra Mussolini e Churchill e guarda,  come a novità elettrizzante, “ai rapporti duraturi e speciali” tra Franklin Delano Roosevelt ed il duce.

   Due sono le tesi sostenute con fondamenti credibili e tali da riportare alle riflessioni di Malgieri: “pochi vogliono sapere ciò che “realmente” accadde mentre tutti vogliono sapere come usare politicamente la verità attraverso la reticenza, la manipolazione, l’omissione, le costruzioni abusive” e “la storia, come percezione attendibile del passato sembra ancora […] in attesa di storici non conformisti, pazienti e per questo spesso micidiali”.

   E se prima il “passato” era totalmente in mano degli storici marxisti o ad essi asserviti, oggi il quadro è parzialmente mutato, ma non certo migliorato, con il predominio arrogante e prepotente di scrittori (non studiosi) “radical chic”, “liberal”, o legati ad associazioni più o meno segrete . 

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