Editoriale

I 90 anni della Treccani monumento italiano al sapere

Nelle intenzioni del fondatore doveva essere e fu libera da ogni intrusione politica, ma oggi si privilegia la cultura di sinistra e si oblitera il resto

Vincenzo Pacifici

di Vincenzo Pacifici

Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena

’ stato celebrato questo anno il 90° anniversario dell’avvio dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. Seguendo la ricostruzione fatta in un lungo saggio del 1947, poi ripresentato nel 1960, da Gioacchino Volpe, l’esigenza di creare un monumento alla cultura si realizza nel 1925 per i passi operativi compiuti di Giovanni Gentile (1875 – 1944) e di Giovanni Treccani degli Alfieri (1877 – 1961).

   Del filosofo siciliano Volpe segnala “che mise il suo sapere e le sue capacità organizzatrici e il suo credito personale a servizio” della iniziativa mentre del secondo “intelligente, colto, fortunato industriale milanese”, nominato senatore nel 1924, ripete il proposito raccolto, dopo una osservazione di Gentile, di inserire il proposito di una Enciclopedia all’interno “di una fondazione fornita di mezzi adeguati e intitolata al proprio nome, per scopi scientifici”.

   Al momento della presentazione della istituzione, il 18 febbraio 1925, esclude qualsiasi intrusione della politica, dal momento che – rileva Volpe – “un popolo è apprezzato per quello che sa fare in ogni campo: e saper fare una Enciclopedia sarà, appunto, documento di quel che l’Italia sa fare in ogni campo”.

   Il parere, tanto decisamente espresso da Treccani, deve essere rammentato a quanti, oggi, nella vita dell’Istituto, coordinatori del “Dizionario biografico degli italiani”, inseriscono voci dedicate a figure marginali del mondo marxista, radicale e anarchico e trascurano cattedratici prestigiosi, quali Emilia Morelli e Ruggero Moscati, macchiati dall’essere liberali – monarchici”.

   Volpe si esclude si possa parlare di “enciclopedia fascista, se si intende con questo epiteto un’opera in cui ogni pagina sia coordinata e subordinata ad una certa dottrina, come a suo tempo la Encyclopédie  francese, che l’enciclopedia dell’illuminismo. Rimane l’Enciclopedia Italiana nella sua obiettiva realtà. Essa fa, certo, al Fascismo, ai suoi spunti dottrinali, a taluni suoi uomini, a talune sue manifestazioni, la debita parte. Essa vede e presenta la storia come movimento e divenire, come lotta e, insieme, come solidarietà di forze, dentro e fra le nazioni”.

   Le opere dell’Istituto, ora finanziariamente ansimante, hanno costituito e continuano a rappresentare, pur fra indubbie e comprensibili difficoltà, prima fra tutte le crisi della carta stampata, la storia della cultura italiana e non può essere ovviamente essere lasciata cadere nell’oblio la riconoscenza per gli artefici di così indelebile  sforzo, coronato da un successo insuperato nelle vicende italiane del XX e del XXI secolo.

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