Spigolando dai giornali

Mons. Galantino contro la casta dei politici, dice una cosa giusta e lo attaccano

di Vincenzo Pacifici

Mons. Galantino contro la casta dei politici, dice una cosa giusta e lo attaccano

Con Orazio in moltissimi abbiamo sempre ritenuto che “est modus in rebus”, che sia, cioè, indispensabile almeno nelle polemiche conservare misura e lucidità. Misura e lucidità che non appaiono presente nell’editoriale di Sallusti, in cui attaccando mons. Galantino, definito erroneamente “capo dei vescovi italiani”, si attacca la Chiesa stessa, segnalando le magagne presenti e passate, irritato principalmente dalla definizione data dal segretario della CEI dei politici, “harem dei cooptati e furbi”. Si tratta di una definizione, in altre forme e con altre parole, ostacolata da Sallusti e da pochissimi altri italiani e condivisa da milioni di altri, innanzitutto dalla falange crescente ed inarrestabile degli astenuti in qualsiasi competizione elettorale. All’organizzazione ecclesiastica nel suo complesso andrebbe chiesto con forza e con puntigliosità di insegnare agli immigrati una parola per loro troppe volte sconosciuta “doveri” verso il Paese ospitante ed i suoi cittadini.  

   Cosa ci sia di “insultante” lo sa solo il direttore del foglio berlusconiano, così pesantemente sceso in campo a tutela della casta braminica dei deputati e senatori, scelti e selezionati a via Plebiscito o a largo del Nazareno, anche grazie alla loro furbizia e non certo per i loro meriti e le loro qualità

   Intanto i dati Moody, in barba del tweet del “presidente del Consiglio” “Segnate che le cose finalmente cambiano”, avvertono che il PIL italiano crescerà intorno all’1% o poco più. Un tasso di crescita – si aggiunge – “non sufficiente a far calare la disoccupazione in modo significativo”.

  Sul fronte dell’opposizione o sedicente tale, mentre la Meloni, in grado finalmente di alzare i toni, e Storace hanno opportunamente rilevato che il passo anticipato da Salvini dovrà essere preceduto in modo indispensabile da una programmazione articolata e minuziosa e da un incontro dei leaders, Brunetta torna ancora sulle “vittoria” registrate dal centrodestra unito in una Liguria, dilaniata dai dissidi della sinistra,  in una Venezia, uscita da colossali scandali e in un Veneto, egemonizzato dai leghisti di Zaia,e ammonisce che “se Salvini si ostina a ballare da solo rischia l’eterogenesi dei fini”.

  Parlando da vecchio signorotto, nostalgico dei passati allori, Brunetta, che si attribuisce il titolo di “massimo esponente dell’antirenzismo militante, non si accorge di usare dei termini, smentiti e quasi irrisi dal comportamento e dai toni  del “Cesare di Arcore”. Quando mai infatti è stato possibile parlare di “coordinamento”, quando si è potuto parlare seriamente di “primarie di coalizione”? Mai e la smentita si ritrova anche attualmente con le manovre di Berlusconi per la designazione dei candidati Sindaci a Torino, a Milano e potenzialmente a Roma, il cui prefetto scioglie per “infiltrazioni mafiose” il Comune di Sacrofano, guidato da un ex esponente del MSI, di AN e poi del Pdl, e lascia tranquillamente al suo posto Ignazio Marino.

   Si conferma poi l’atteggiamento del foglio della famiglia Berlusconi, che, alleato con l’autocrate toscano, ritiene che gli ostruzionisti al Senato vogliano difendere “poltrone e privilegi” e non impedire una riforma ridicola e soprattutto inutile.

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