spigolando dai giornali

Perché Ostellino dimentica che la Costituzione è il frutto della Dc e incolpa solo comunisti e fascisti?

di Vincenzo Pacifici

Perché Ostellino dimentica che la Costituzione è il frutto della Dc e incolpa solo comunisti e fascisti?

Escludo categoricamente qualsiasi accanimento ma l’editoriale su “Il Giornale” di Piero Ostellino, “La Costituzione è la zavorra che ci tiene fermi”, più di un altro intervento sull’identico tema, è illogico perché soprattutto parziale ed incompleto.

   Ne isolo i passaggi salienti: “Sono decine di anni che, da noi, si parla delle necessità di fare le riforme, e non le si fa […] Personalmente, sono dell’opinione che all’origine dell’inerzia ci sia un peccato originale – la natura del nostro sistema politico sanzionato dalla Costituzione del 1948 – del quale non riusciamo a liberarci. Il pasticciato compromesso, fra l’esigenza di tornare ad un sistema di mercato e il dirigismo fascista [????] e quello comunista uscito dalla Resistenza monopolizzata dal PCI […] Abbiamo bisogno di uno scatto culturale, che prenda atto che il comunismo è stato un fallimento e ci inserisca definitivamente nell’Occidente democratico – liberale e capitalista”.

   Rimane inspiegabile ed immotivato il silenzio di Ostellino sulle responsabilità e sulle complicità della DC, partito, che, nelle elezioni per l’Assemblea Costituente, raccoglie il 35,2% dei consensi, distaccando in termini percentuali e quindi di seggi, l’allora PSIUP , poi PSI, (20,7%) ed il PCI (18,9%).

   Del resto logicamente non mancano da parte dei presidenti della Repubblica liberali e democristiani affermazioni di piena fiducia e di totale allineamento per la Costituzione, elaborata dalla Commissione dei Settantacinque e discussa nell’aula di Montecitorio, con il contributo decisivo e portante dei tre raggruppamenti politici più grandi e non certo del solo PCI.

   Luigi Einaudi, in occasione della cerimonia del giuramento, vede nella Carta due distinti principi: “conservare nella struttura sociale presente tutto ciò e soltanto ciò che è garanzia della libertà della persona umana contro l’onnipotenza dello Stato e la prepotenza; e garantire a tutti […] la maggior uguaglianza possibile nei punti di partenza”.

   Nel discorso di insediamento, il primo capo dello Stato democristiano, Giovanni Gronchi, segnala il problema “di eliminare la contraddizione tra l’immensa utilità che si deduce dal sano svolgersi dell’iniziativa privata e l’osservanza dei diritti più sacri della giustizia e della libertà umana”.

   Un altro democristiano, cattolico di stretta osservanza, Oscar Luigi Scalfaro. È stato addirittura definito “l’infaticabile defensor Constitutionis”.

    In conclusione la denunzia di Ostellino sui guai e sui guasti provocati dalla Costituzione è tutt’altro che peregrina ma non può che essere legata ed inquadrata al connubio clerico – marxista, concretizzatosi nel 1946 con la subordinazione dei partiti minori e l’emarginazione delle forze di destra, le sole ideologicamente schierate, specie dopo la consultazione del 1948, con il debutto parlamentare del MSI, per una alternativa, difficile e quasi impossibile da realizzarsi ma concreta, ai tre partiti maggiori, ispirati ad idee antinazionali.

   L’analisi fatta sulle questioni della politica autentica non può far dimenticare l’ennesima grana per il “presidente del Consiglio”. Il tasso di disoccupazione giovanile, raggiungendo il 44,2%, tocca il livello più alto dall’avvio delle serie storiche, iniziate nel I trimestre 1977. La disoccupazione in generale aumenta, rispetto al mese precedente, di 1,9 punti con 22 mila occupati in meno rispetto a maggio e 40 mila in meno con riferimento a 12 mesi or sono. Nei 12 mesi trascorsi il numero dei disoccupati è aumentato del 2,7% (+85 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,3 punti percentuali. Ma una delle famose riforme, che hanno consegnato il “capo del governo” alla storia, che fine ha fatto? 

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