La sua frantumazione

Unione Europea: l'isola che non c'è

La Grecia è qui ed è lì, è la Turchia anche, è la Macedonia anche, è l'Albania anche, è nel Mediterraneo anche

di Marika Guerrini

Unione Europea: l'isola che non c'è

Bruxelles- Parlamento Europeo-

L'abbiamo pensato tutti, lo dicono loro, lo diciamo in molti: non è un caso che lo scossone all'UE, agognata isola che non c'è, sia giunto da Atene, dai natali della Democrazia, che sia giunto dal popolo greco malgrado lo stesso popolo greco, la possibilità di pericoli d'ogni fattura e sembianza in cui potrebbe imbattersi, a dir poco sbattere "ad occhi aperti contro un muro" secondo la Merkel. Sta di fatto che un popolo, malgrado la consapevolezza di un ulteriore rischio d'incolumità,  abbia seguito, se pur con entusiasmo fanciullo, l'onda di una dignità, abbia alzato la testa sotto il giogo. E questo sa di buono, per quanto ingenuo possa apparire. 

Accanto a questo, alcun dubbio sulle responsabilità nazionali greche nella vicenda, alcun dubbio sugli errori protrattisi per anni sotto la guida di quelle due o tre famiglie succedutesi nei malgoverno ellenici, ma, ad onor del vero, non va tralasciato che il neonato governo Tsipras, sin dall'inizio del mandato, sia stato schiacciato dall'incalzante richiesta della restituzione di debiti di Stato contratti precedentemente, non va tralasciato con quanta rigidità, a volte sotto apparente paternale, gli sia stato negato il tempo necessario alla governabilità della crisi preesistente ad esso, l'inesperienza governativa, una certa guasconeria irriverente benché non menzognera e la falsa informazione, ad iniziare dal Financial Times, che come sempre detiene la bandiera del campo, hanno aperto ancor più varco al gioco  della manovra europea, questo fino ad ieri, al popolare Oxi.

Ma la Grecia è un falso fine, il fine reale è l'Unione Europea, la sua frantumazione, e non è senza rammarico che ci si esprime in questi termini, avendo, chi scrive, presenziato ai convegni della Comunità Europea, allora CEE, in preparazione dell'Unità. Si era ai primi anni ottanta e di incontri se ne tennero molti. E in tutti, ma proprio tutti, si respirava un'aria di trasformazione, di futuro, un reale desiderio di incontro tra i popoli del vecchio continente,  e si trattava di storia e di arte e si facevano progetti anche economici, certo che sì, ma anche non solo, e in tutti, malgrado le frequenti bizze dei Paesi Bassi, si respirava desiderio di Unità. Per noi italiani, ricordo frequenti commenti fuori dall'ufficialità, ogni volta era come vivere lo spirito di un novello Risorgimento, benché avesse tutt'altro significato, tutt'altra struttura, tutt'altro ideale, risultava come un Risorgimento Europeo. E' così che molti di noi giunsero a vivere Maastricht, il Trattato, con questo tipo di spirito, di speranza. 
Ma non è così, non ora, questa non è l'Europa di Maastricht e neppure l'Europa di Lisbona, questa non è l'Europa unita. Non c'è più nulla o quasi che la rappresenti. La vicenda greca, il comportamento sull'immigrazione, l'autolesionismo circa il petrolio russo e fatti inerenti, le discordanze circa la coalizione militare in teatri di guerra, e potremmo andare avanti, lo dimostrano ogni giorno. L'Europa è stata ridotta, dai leaders dei governi europei innanzi tutto, italiani compresi, una grande colonia atlantica, vive, si muove, decide come fosse una colonia atlantica, in balia delle Banche e delle Multinazionali, modello, quello atlantico, che, in barba ad ogni proprio Trattato, ha scelto di seguire anche nell'unificare i propri stati, creare la propria Unità, credere di creare.

Il fatto è che i popoli del Vecchio Continente, a parte gli abitanti della  Gran Bretagna che il grande imperatore Moghul Akbar, in una risposta ad Elisabetta I d'Inghilterra, nel XVI sec. definì " i selvaggi dell'isola più occidentale di ponente" e mai entrati realmente nell'Unità, benché labile questa sia, questi popoli sono popoli non solo di storia codificata, ma di antica storia, a differenza di quelli del Nuovo Continente che, distrutta con i nativi l'unica storia, tra l'altro non scritta o molto poco, di quella terra, hanno agglomerato frammenti di mille costumi, tradizioni, abitudini, a raffazzonare una sorta di storia ancora, malgrado le fratricide Guerre di Secessione, in formazione. Il fatto è che non si può creare reale unità tra popoli di antica storia "individuale" di popolo, in cui il fattore portante sia economico e non culturale, di poi politico, eccetera eccetera, è da stolti. 

Ma poiché stolti non sono coloro che guidano quest' Europa Unita assente, ecco che si evidenzia la  volontà di manovra distruttiva a che gli Stati Uniti d'Europa, non si formino né ora né mai, semplicemente perché non si vuole siano. La signora Merkel sa questo perfettamente e con lei tutti coloro che guidano l'Europa o fanno da lacchè. Ma la posta è pericolosa, ora è pericolosa, molto. La Grecia potrebbe trasformarsi, o meglio essere trasformata in una breccia  attraverso cui far passare l'intera distruzione europea. 
La Grecia è qui ed è lì, è la Turchia anche, è la Macedonia anche, è l'Albania anche, è nel Mediterraneo anche. E nel Mediterraneo è la Tunisia e l'Algeria e il Marocco e l'Egitto e i disordini che sappiamo, e gli estremismi che sappiamo, e molti europei sono negli estremismi anche, e questo dovrebbe far riflettere anche, e i più vengono, non a caso, dall'isola dei "selvaggi", e gli estremismi si lasciano agire anche, si finge di bombardarli anche, ma questo l'abbiamo detto e spiegato fino alla nausea. 

E poi basta salire un po', solo un po' lungo i paesi limitrofi alla Grecia per trovarsi nei Balcani, per   trovarsi nella situazione ucraina e da lì proseguire verso il Mare del Nord, dove da tempo ha luogo un silenzioso scontro americano-russo, e da lì, in discesa, chiudere il cerchio  sull'isola dei "selvaggi", fino a scorgere l'Europa circondata dal possibile laccio della fine d'un sogno a cui, dai suoi stessi figli, è stato impedito di trasformarsi in realtà. Per assenza di coraggio... forse. Per assenza di lealtà... forse. Per assenza di ideali... forse. Per avidità di potere... forse. Per paura... forse.
Ma a noi piace sperare, e dopo il rischioso forse suicida Oxi di Atene, vogliamo illuderci d'intravedere qualcosa oltre il cerchio tracciato intorno all'Europa nelle precedenti parole,  solo che, come spesso ci accade, queste sono speranze di scrittore... utopia... forse. 

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