Spigolando dai giornali

La misteriosa strategia di Berlusconi, cercare leader stravaganti fra gli avversari

di Vincenzo Pacifici

La misteriosa strategia di Berlusconi, cercare leader stravaganti fra gli avversari

Inaccettabile, francamente insopportabile è il corteggiamento aperto da Berlusconi su De Valle con la formula “c’è bisogno di gente nuova in politica”.

   Ma l’imprenditore marchigiano da dove viene? Dove intende andare? Quali sono le sue intenzioni e soprattutto le sue idee ed i suoi obiettivi? Ed infine, quesito già posto da Toti, su quali truppe e quale seguito può contare?

   Berlusconi è lanciato per la sua “armata Brancaleone” all’arruolamento, recte inquadramento, di personaggi ambiziosi, carichi di amor sui. Gli stessi Passera (sul suo conto chiedere a Terzi di Sant’Agata, collega nel gabinetto Monti per l’irrisolta vicenda dei marò), e Marchini (dal vasto e ramificato, anche politicamente, albero genealogico ed operativo), aspiranti candidati sindaci di Milano e di Roma, quali programmi perseguono, quale linee amministrative “moderate” intendono perseguire per la gestione delle due metropoli ?

   Ridotto a percentuali di poco superiore al 10%, il Cesare di Arcore, dopo aver fallito per 20 anni l’individuazione e la selezione del personale politico, per non parlare di quello nei Comuni e nelle Regioni, tenta con probabilità assai ridotte di successo, la strada degli imprenditori, ricchi di fama, di charme, anche snob, privi di appeal elettorale e portati allo sfruttamento degli sherpa.

   Anche nel campo dell’economia si esamina la situazione con un’ottica sbagliata, solo mercantilistica. Ad esempio “Il Giornale”, pur segnalando il flop del TFR in busta paga, chiesta dallo 0,08% dei lavoratori, appoggia la tesi di alcuni studiosi, per i quali “l’IMU ha ammazzato i consumi”, come se non esistesse, primaria, scalzata fin quasi all’irrisione, un’altra voce, quella del risparmio o dell’accantonamento per i figli o per la vecchiaia.

   Assolutamente criticabile è “l’asse tra Lombardia, Veneto e Liguria” “una sorta di fronte del Nord da cui provare a rilanciare il centrodestra del futuro”, che, magari senza averne l’intenzione, rischia di abbandonare senza prospettive ed appoggi il Centro ed il Sud, aree in cui la presenza della destra, al momento del tutto marginalizzata, è consistente e tradizionale. L’Italia è una dal 1870 e questo frazionamento, oltre che antistorico, è danno, egoistico ed irresponsabile.

   Si legge poi che l’asse Forza Italia – Lega si prepara a dare scacco a Renzi (le cui parole sabato sono state religiosamente raccolte dalla rete ammiraglia Mediaset), illudendo che il minestrone dell’autocrate ed il partito separatista abbiano la forza elettorale per incidere fino a capovolgere l’attuale maggioranza.

    Il presidente del Milan ha compiuto un’analisi dell’astensionismo, manco a dirlo banale, superficiale e solo parzialmente veritiera: “il 50% [e oltre] di persone che non va più a votare sono [sic!] sono delusi, sfiduciati e rassegnati”. Molti invece si permettono di ritenere che siano, in percentuale notevole, “indignati” e siano, altrimenti non si spiega la liquefazione del patrimonio elettorale di AN, ex votanti di destra, in parte, i meno attrezzati, finiti tra i grillini.

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