Nova Historica

Una rivista scientifica libera e aperta ai giovani

di Giovanni Sessa

Una rivista scientifica libera e aperta ai giovani

La crisi economica, incidendo pesantemente sui cosiddetti consumi “superflui”, ha ridotto significativamente la presenza sul mercato delle riviste specialistiche. Tanto più meritoria, pertanto, in una situazione come l’attuale, la pubblicazione di una rivista nuova, rinnovata nei contenuti e nella strutturazione, avente per oggetto una disciplina, centrale nella formazione politica, quale la storia. Ci riferiamo a Nova Historica, di cui è uscito il primo numero, edita da Pagine editrice di Luciano Lucarini (per ordini: 06/45468600, euro 21,00). Per dodici anni la rivista è stata diretta, con il titolo di Historica, dal prof. Roberto de Mattei. Coordina ora il Comitato di Direzione della nuova serie il prof. Giuseppe Parlato, coadiuvato da Simona Colarizi della “Sapienza”, dal rettore della Lumsa, prof. Francesco Bonini e da Gaetano Sabatini dell’Università Roma Tre.

   Parlato, contemporaneista dell’Università degli Studi internazionali di Roma è Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, dirige la collana di studi storici dell’editore Cantagalli, oltre ad essere uno dei più accreditati studiosi a livello internazionale di dannunzianesimo, nazionalismo, Repubblica Sociale e neofascismo. Molte sue monografie compaiono nel catalogo de Il Mulino. La sua direzione ha concesso alla rivista un rilevante spessore accademico, come si evince dalla composizione del Comitato scientifico, nel quale figurano prestigiosi docenti di diverse università europee. Nel Comitato di Direzione convivono proficuamente, e il primo numero del trimestrale lo dimostra con evidenza, tre diversi profili di ricerca: quello della storia dall’Ottocento ai giorni nostri, la storia delle istituzioni e la storia economica. Non sia tratto in inganno il lettore: il carattere scientifico della pubblicazione si sposa con una rara capacità esplicativa, che connota i saggi e i pezzi pubblicati, tale da renderli stimolanti tanto per gli studiosi di discipline storiche, quanto per il comune lettore. Del resto, la cosa è chiarita nell’Editoriale, laddove si sostiene che Nova Historicaintende essere scientifica anche in senso tecnico e formale…adeguandosi, fin dall’inizio della nuova direzione, alle indicazioni ministeriali relative all’assicurazione dei parametri di qualità oggi richiesti” (p. 5), ma allo stesso tempo, come si evince dalla titolazione, intende aprirsi alle novità metodologiche e contenutistiche prodotte a livello internazionale dalla più accreditata ricerca storica. L’adeguazione ai parametri ministeriali, peraltro, potrà favorire giovani studiosi controcorrente che, pubblicando i loro lavori su Nova Historica, avranno la certezza che essi saranno valutati in sede concorsuale per l’accesso a cattedre universitarie.

   Ciò che connota in profondità la rivista, anzi probabilmente la ragione che l’ha fatta ri-sorgere, è il suo proporsi come spazio libero ed aperto di dibattito culturale e storiografico, in un momento in cui tali spazi vanno sempre più riducendosi, per quanti si pongano oltre i rigidi steccati del politicamente corretto. Per Parlato e i suoi collaboratori, infatti, fare storia è per definizione fare revisione, procedere all’esegesi di nuovi documenti, produrre comparazioni critiche. Uno spazio di libera ricerca, quindi, quello inaugurato da Nova Historica, contraltare della “legge sul negazionismo”, attualmente in discussione in Parlamento, e più generale dell’omologazione culturale in atto nell’ambito della ricerca.

   Per rispondere alle diverse esigenze qui brevemente ricordate, la rivista non poteva che prevedere  una struttura articolata, manifestante sensibile attenzione e viva propensione per l’indagine interdisciplinare. La sezione “Saggi” è costituita da due ampi contributi. Il primo di Parlato affronta una problematica inerente la storia delle destre in Italia nel secondo dopoguerra: le tematiche politiche più rilevanti della seconda Segreteria Almirante che portarono al successo elettorale del maggio del 1972. Il saggio successivo lo si deve a Gregorio Sorgonà e si riferisce al dibattito sorto intorno a politica economica e questione operaia nel PCI tra il 1957 e il 1965. Nella seconda sezione, “Note e discussioni”, compare uno scritto esegetico di Silvio Berardi. In esso lo studioso si occupa della diffusione del pensiero mazziniano, tra Ottocento e Novecento, presso i nuovi Stati africani. La rubrica “Osservatori” è costituita invece da due contributi che intendono aggiornare il lettore sulle nuove tendenze storiografiche e sulle diverse possibilità di applicazione del sapere storico “…dalla didattica al rapporto con il cinema, teatro o romanzo, dalle relazioni tra storia e arti figurative alla presenza sempre più massiccia e non sempre di alto livello della storia su web e in tv” (p.7). Valerio Torreggiani, in particolare, presenta in modo organico le nuove prospettive di ricerca sul corporativismo in Europa, mentre Simonetta Bartolini affronta senso e significato del romanzo storico nel III millennio. In “Documenti” è pubblicata la relazione ministeriale sul salvataggio dell’esercito serbo da parte della nostra Marina militare tra il 1915 e il 1916, accompagnata da uno scritto a commento di Mila Mihajlovic, oltre che la documentazione fotografica del crollo del campanile di san Marco a Venezia, con i relativi falsi, analizzati con acume da Gugliemo Duccoli. Impreziosisce ulteriormente la rivista, la ricca sezione “Recensioni”.

    Abbiamo già detto del carattere trimestrale della pubblicazione. Dobbiamo ricordare che uscirà un numero monografico all’anno, nel mese di settembre, che sarà inserito dall’Editore nella “Collana Nova Historica”, ospitante altri studi e ricerche specifiche. Nova Historica rappresenta, quindi, un’opportunità, didattica e di approfondimento, che ci auguriamo un’intera area intellettuale italiana, ormai senza voci comunicazionali significative, senza buona stampa alle spalle, saprà cogliere in tutto il suo valore. 

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