Spigolando dai giornali

Gli stati d'Europa alle elezioni locali scelgono chi tutela i cittadini, l'Italia, che non conta nulla come ha dimostrato Cannes, invece no

di Vincenzo Pacifici

Gli stati d'Europa alle elezioni locali scelgono chi tutela i cittadini, l'Italia, che non conta nulla come ha dimostrato Cannes, invece no

Le voci di destra, vere e non quelle farlocche, nonostante alcune siano state ottusamente discriminate, conservano intatto il loro prestigio ed il loro acume. E’ il caso di Stenio Solinas, il quale, in un’analisi degli scadenti risultati ottenuti dal cinema italiano a Cannes, scrive che “Non siamo più considerati come portatori di una specificità, di un valore immediatamente riconoscibile, siamo considerati una cinematografia di cui si può fare a meno perché rappresenta un Paese più o meno perduto […]. Le scelte fatte indicano: una nazione trasparente […] Resta il fatto che un gruppo di professionisti, a vario titolo, del settore, si è comportato come se non esistessimo, senza neppure porsi il problema se fosse un errore o meno farlo così radicalmente. Non ci ha dato peso perché non abbiamo più peso, semplicemente”.

   E’ l’Italia che accredita o discredita un uomo politico dal successo o dall’insuccesso avuto in una trasmissione televisiva, sia di Fazio, sia dell’Annunziata quanto del sempiterno Vespa. Ad esempio ora pare che Berlusconi abbia avuto successo o meglio sia stato trattato con obiettività domenica ed allora può vantare (eh! Figurati!) una brusca quanto inattesa risalita dei consensi. E’ l’Italia, che non sapendo o non potendo parlare in termini più accreditati, si esprime, a proposito dei pronostici alle regionali del 31,  in gergo pallonaro: 6/1, 5/2, 4/3. Ora volendosi intromettere, il risultato del 4 (Veneto, Liguria, Umbria e Campania) allo schieramento antisinistra e 3 ai renziani appare più che irrealistico, addirittura utopistico, con il caso dell’irredimibile terra di san Francesco, che continua forse a  … leggere, come il suo omologo pontefice, solo e soltanto il quotidiano scalfariano. 

    Accertati i disastri compiuti nelle Marche con la demenziale scelta del presidente di sinistra ripudiato e nelle Puglie con l’autolesionistica disputa con Fitto, perinde ac cadaver democristiano, troppo a lungo protratta, ed esclusa l’intangibilità della Toscana, terra da decenni “rossa” e non per merito di Renzi, ché altrimenti avrebbe il colore del nulla, resta la Liguria. Logica e buon senso vorrebbero che i suoi abitanti si ribellassero alla gestione fallimentare ultrasessantennale subita dalla sinistra, ieri socialcomunista, oggi del Pd, anche se in assoluta franchezza l’esito può essere ribaltato solo per un salutare gesto di rivalsa, e non certo per l’ effetto trascinante del candidato del centro – destra, semplice yes – men.

   Va sottolineata l’impronta miope dell’editoriale di Sallusti, che, fantasticando, scrive “Berlusconi e Salvini li stanno facendo uscire pazzi quelli del nuovo corso renziano”. E la Meloni e Storace e le tante donne e tanti uomini di FdI, che si impegnano nelle 7 regioni, non contano e non vanno tenuti in considerazione? Non dimentichi Sallusti che il risultato migliore nelle elezioni in Trentino – Alto Adige è stato raccolto a Bolzano da Alessandro Urzì, ottimo elemento, appartenente alla passata e, speriamo, imminente Alleanza Nazionale.

   Alcune considerazioni sull’esito delle urne in Spagna ed in Polonia. Incomprensibilmente Aldalberto Signore loda l’atteggiamento autolesionistico di Salvini, che, a dispetto della lezione greca, “con prevedibile esultanza, dall’opposizione continua – legittimamente – a cavalcare gli indignatos spagnoli o italiani che siano”, legato forse indissolubilmente alla sua formazione di “giovane comunista padano” e alle sue esperienze nordcoreane. Le urne hanno espresso un nuovo, ulteriore e più circostanziato voto negativo per il popolarismo, che gode le simpatie e la fiducia di Berlusconi, ed una propensione per la fine del bipolarismo, sancita per la via legittima della volontà popolare e non respinta, come è avvenuto da noi, con complotti ed alchimie di … loggia.

   La Polonia , anche se con una maggioranza piuttosto ristretta (52% contro 48%), ha stabilito la vittoria del 42enne Andrzej Duda, subito etichettato da “Libero” come esponente della destra populista (termine intenzionalmente diffamatorio) e con “Il Giornale”, arrivato a denunziare l’ingratitudine dell’intera nazione con il titolo “Non bastano i fondi dell’Ue: la Polonia diventa anti Europa. Ha sorpreso l’elezione del populista [uffa!] a presidente della Repubblica. Varsavia ha tratto grandi vantaggi economici dai finanziamenti di Bruxelles”. A noi, amanti della nostra nazione, unita e compatta, piace raccogliere la dichiarazione di Duda di “voler tutelare in primo luogo gli interessi della Polonia”.

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