Montalbano in Tv

Ridatemi Catarella!

La nuova serie di Montalbano, a dispetto dei commenti entusiastici è deludente e vi spiego perché

di Matilde de Pasquale

Ridatemi Catarella!

Grandi consensi della stampa per la nuova serie di Montalbano. Nulla da dire, ma non credo di essere l’unica a provare una nostalgia bruciante per Catarella, (Angelo Russo) per Fazio (Peppino Mazzotta)e per gli splendidi paesaggi della prima serie e non nascondo anche per Montalbano maturo (Luca Zingaretti).

Si può obiettare che il giovane Montalbano non poteva essere interpretato da uno Zingaretti ormai non più ventenne, anche se la fiction in quanto tale ci ha abituato a salti cronologici incredibili, a credere in improvvisi ringiovanimenti ecc., ma se questo era il criterio del regista perché sottrarre agli spettatori un Fazio giovane sostituendolo con un signore prossimo alla pensione?

E’ vero Camilleri nel suo romanzo lo descrive più anziano del commissario, ma lo stesso Camilleri lo blocca in uno stato di non invecchiamento in tutti i romanzi ambientati a Vigata.

E Catarella? Una splendida macchietta interpretata in modo sublime nella prima serie, personaggio entrato nel cuore di tutti gli affezionati spettatori. Il nuovo interprete non riuscirà mai a cancellare il ricordo e il rimpianto  del suo predecessore perché, a mio modesto giudizio, non esiste una chiave interpretativa altra e qualsiasi tentativo rimane una imitazione mal riuscita e scialba.

E tanto più forte è il rimpianto  perché proprio quel Catarella  per una lettrice appassionata di Camilleri come me ,rivelava nella sua paradossalità rivela  una luce di una ingenuità infantile che dà speranza al mondo, presente nella scrittura di Camilleri. Del ‘giovane’ Montalbano mi limiterei a dire che essendo giovane c’è speranza che maturi, che impari a dare al suo bel volto un pochino di maggiore espressività e maggior vigore alla sua gestualità. Con quei ricciolini da pariolino, la giacca di montone magari griffata, lo sguardo un po’ intontito  con cui contempla sia la bella fidanzata che il pesce fresco, non mi convince.

Mi sono mancati gli splendidi scenari paesaggistici, le inquadrature di Noto, insomma la Sicilia rappresentata nella sua bellezza ardente a volte oleografica, addirittura eccessiva per colori e contrasti. Quella Sicilia che nella sua bellezza sconvolgente ma ignara dell’umanità malvagia o sofferente che è la linfa della scrittura di Camilleri.

Mi si obietterà che bisogna avere il coraggio di rinnovare, di uscire da schemi preconfezionati, che la mia è una visione ristretta e retriva. Tutto giusto, ma allora bisogna saperlo fare e in modo radicale e non tentando di dare una imbiancata a un vecchio ambiente barocco e neppure troppo accurata e presentarlo come loft ultramoderno. La struttura architettonica emergerà sempre, sia pure nella mortificazione del ‘rinnovamento’, chiedendo vendetta.

Aggiungerei ancora una considerazione. Gli italiani la tv non la sanno proprio fare.  Mi sono chiesta spesso a che si deve il grande successo di serie tv come Dallas o Beautiful per citare i grandi, ma anche di ER o Greys Anatomy o Bones o anche prodotti di minore qualità?

Nella familiarità che si instaura tra la fiction e il suo spettatore. I protagonisti non cambiano, al massimo partono per viaggi impossibili o muoiono, a volte per contentare il pubblico risuscitano, ma nel periodo della loro presenza nella serie non invecchiano, hanno sempre 30 anni, rappresentano una sicurezza e così gli scenari, le musiche. Eventi nelle loro vite, matrimoni, figli, divorzi ecc., sono sempre e comunque marginali, l’unità e il fascino è dato dalla certezza della loro cifra narrativa. Ogni turbamento di questa semplice ricetta porta inevitabilmente nello spettatore medio un senso di tradimento e una forte disillusione con conseguente disamore. 

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