Flora Tristan

La nonna femminista che Paul Gauguin non ha mai conosciuto

Una vita avventurosa all'insegna del riscatto dei più deboli ma con una inquietante indifferenza ai figli e alle loro sofferenze

di Francesca Allegri

La nonna femminista che Paul Gauguin non ha mai conosciuto

Flora Tristan

La parola nonna è evocativa, fa venire in mente vecchi merletti, torta di mele e fiabe, anche se, a onor del vero, le nonne di oggi sono assai diverse: coprono i capelli grigi con le mèches, sfarfallano fra allenamenti di pilates e sedute dall’estetista e, se sono dotate di una buona pensione,  si abbonano al teatro e partono in crociera.  A nessuna di queste due categorie apparteneva Flora Tristan, la nonna di Gauguin. I due non si conobbero mai, perché Paul nacque quando Flora era già morta da tempo, ma forse ebbero qualcosa in comune: gusto per l’avventura e insofferenza per la vita borghese, che si rifiutarono di seguire, dopo averla per altro sperimentata; inoltre forse nella nonna, che lavorò per qualche tempo nella bottega del marito incisore, serpeggiava già in nuce  quella capacità artistica che esploderà, poi, in tutta la sua forza nel nipote. Mia nonna era una gran donna.Si chiamava Flora Tristan. Proudhon diceva che aveva genio. Io non ne so nulla, ma mi fido di Proudhon. Ella inventò un sacco di storie socialiste, tra le altre quella dell’Union Ouvrière. Gli operai riconoscenti le hanno elevato un monumento nel cimitero di Bordeaux. Così il celeberrimo nipote.

Flora nasce bene nel 1803 da una francese riparata in Spagna durante la rivoluzione e Mariano Tristan y Moscoso, un ricchissimo possidente peruviano. La famiglia si trasferisce presto a Parigi e la casa del padre è frequentata da personaggi influenti, persino da Simon Bolivar. Ma  quando Flora ha solo quattro anni  il padre improvvisamente muore e le conseguenze sono disastrose. Per la legge francese Flora è illegittima perché il matrimonio dei genitori, celebrato in Spagna, non è stato correttamente registrato, ed essere illegittimi a quel tempo era una iattura. Le due donne, madre e figlia, si trovano senza eredità e mezzi di sussistenza, devono trasferirsi in un quartiere miserabile e vivere di stenti; ma Flora ha, agli occhi della madre, la notevole risorsa della sua bellezza che deve essere messa frutto, e presto, per il bene di ambedue. Anni dopo così verrà descritta dallo scrittore Jules Janin: Era ammirevolmente graziosa…Di una corporatura elegante e agile, con un’aria fiera e viva, gli occhi ricolmi del fuoco dell’Oriente, lunghi capelli neri che avrebbo potuto servirle da mantello, bella carnagione olivastra dai riflessi scintillanti... E così, quando è ancora giovanissima,  si impiega presso la bottega di un incisore: André Chazal. Fra parentesi questi è il fratello di un pittore non spregevole: Antoine Chazal, per sottolineare come nella famiglia serpeggiasse una certa disposizione all’arte sia da parte della nonna sia del nonno materni di Paul Gauguin. 

Matrimonio disastroso, tuttavia, il marito è violento, beve e non la rispetta, nascono tre figli a ripetizione, ma le cose non migliorano affatto, finché Flora, che non era certo tipo da sopportare soprusi, decide di andarsene portando con sé due bambini, mentre è incinta del terzo, uno morirà in tenerissima età. Le leggi del tempo, però, consideravano l’abbandono del tetto coniugale alla stregua di un vero e proprio reato se perpetrato da una donna e Flora, con i figli, deve vivere come una clandestina, sempre inseguita dal marito che più che dall’amore è mosso dal rancore. Lascia i ragazzi a balia e cerca di mantenerli in vari modi: vende articoli di merceria, si impiega come governante in una famiglia benestante inglese, rimarrà con gli Spence per tre anni che preferirà non ricordare mai. Poi il colpo di scena: in una piccola pensione dove viveva con la figlia Aline, la futura madre di Gauguin, incontra il capitano di una nave, Zacharie Chabrié, tornato da poco dal Perù, dove casualmente aveva incontrato la famiglia Tristan; influenti e ricchissimi vivevano ad Arequipa. Flora decide allora di scrivere, se pure con scarsissime speranze, allo zio Pio, fratello minore del padre, raccontandogli una sua verità, certamente non quella ufficiale. Nessuno, infatti, anche se animato dalle migliori intenzioni, avrebbe all’epoca mai accolto una sposa fuggitiva. Afferma di essere ancora signorina, in stato di grande bisogno  e implora l’aiuto dei parenti ricchi. Quando ormai ha perso tutte le speranze, dieci mesi dopo, le arriva una lettera con cui lo zio la invita a visitarli in Perù.  Non le riconosce nessun diritto, tuttavia, all’eredità, ma le regala 2500 franchi, mentre la nonna, vecchissima ma ancora in vita, le manda 3000 piastre. I denari cadono a proposito, come anche l’invito a espatriare: il marito la perseguita con processi per abbandono, quei soldi saranno impiegati per allontanare da Parigi Aline e metterla  balia da una brava donna. A Bordeaux vive un altro parente dei Florian y Moscoso, il cugino Mariano de Goyeneche che la ospita per svariati mesi e che le pagherà il biglietto. 

Per la prima volta Flora si trova a gustare, nella casa de cugino, le comodità di un ambiente ricco: servitori a disposizione, considerazione generale  e cure affettuose. Flora, quella che diverrà la combattente per i diseredati e per le donne, non sembra affatto disdegnare questi lussi. Poi il viaggio sulla Mexicanocon il capitano Zacharie Chabrié, le fonti sono discordi sulla figura di quest’ultimo, certo fu in assai buoni rapporti con Flora, ma non sappiamo se ne fu l’amante. Finalmente, dopo cinque mesi, la nave attracca a Valparaíso, da qui il viaggio verso Arequipa dove la attendono i parenti. Un’accoglienza festosa e fastosa: ricchi abiti, cene, spettacoli, tutto quello che la buona società può offrire, inoltre nessuno le fa fretta perché se ne vada, può rimanere quanto vuole; fra l’altro Flora tace assolutamente sulle sue vicende e sulla figlia Aline. È, però, proprio nel lusso peruviano che comincia a osservare attentamente il mondo intorno a sé, le sperequazioni fra ricchi e poveri, la condizione miserevole degli indios e degli schiavi e anche la condizione femminile comincia ad apparirle sotto una luce inquietante. Certo non tutte le donne hanno sposato un debosciato violento come Chazal, ma tutte vivono in uno stato di minorità, nella migliore delle ipotesi sono schiave in casa propria, la loro mancanza di cultura e di coscienza di sé la indigna. Quando va bene, cioè se sono abbienti ed hanno un marito danaroso gentiluomo come gli uomini della famiglia Moscoso, si contentano di abiti bellissimi, di case lussuose, di inviti e futili occupazioni, ma non hanno consapevolezza del proprio valore. Terribile è poi la loro condizione nelle classi più basse, sono le sfruttate degli sfruttati: gli uomini le maltrattano, le picchiano, le considerano solo animali da riproduzione.  Intanto lo zio ribadisce che non le concederà la sua parte dell’eredità paterna, ma acconsente ad erogarle mensilmente un vitalizio non sontuoso, ma dignitoso e così, risolti in parte i suoi problemi economici, Flora decide di tornarsene in Francia. 

Nel 1835 è di nuovo a Parigi dove scrive Peregrinazioni di una paria, un libro autobiografico, un vero e proprio romanzo di formazione,  che vedrà un immediato successo, ma tempo dopo, quando sarà letto dallo zio Pio, lo farà infuriare al punto che le toglierà la pensione. Ma nemmeno questi, dopo il ritorno dal Perù, sono anni tranquilli: riprende la battaglia legale per l’affidamento dei figli. In questa guerra continua e spietata fra i due  vien fatto di pensare alla povera Aline e alla sua vita che non si può evitare di definire terribile. Prima sbattuta di qua e di là dalla madre che la affida a varie balie, alcune delle quali anche affettuose, ma quando mai una balia gentile ha potuto sostituire la vera madre? Flora se ne va in Perù, certo per migliorare, insieme alla sua, anche la condizione della figlia, ma in pratica la bambina viene abbandonata. Poi al ritorno nessuno la considera come un essere umano, solo come pedina in una lotta atroce e senza quartiere. Ma c’è ben di più, dopo che è stata affidata al padre, Aline riesce, consegnando una lettera a un portatore di acqua, a comunicare con la madre; è una lettera di accuse atroci nei confronti del padre, secondo Aline questi la costringe a sdraiarsi nel letto nuda accanto a lui e poi… il poi possiamo immaginarlo! Nonostante la lettera venga portata in tribunale, tuttavia non viene tolta a Chazal la patria podestà e la figlia rimane con lui. Possiamo solo immaginarci il tomento di Aline.  Per il  figlio maschio rimastogli, Flora sembra, poi, non nutrire affetto alcuno, nel 1832  lo aveva lasciato a Chazal; questa sua mancanza di amore  era  ampiamente ricambiata dal ragazzo. Flora, in seguito, cercherà per lui un impiego come operaio, ma non riuscendo a sistemarlo scriverà una lettera al cognato Antoine Chazal, il pittore affermato, per affidarglielo. 

Il cognato non lo aiuterà ed Ernest-Camille diverrà un marinaio del quale si perderanno le tracce e del quale la madre non saprà più niente. Ma, per tornare al marito, infine Chazal esagera anche per le leggi dell’epoca: una sera aspetta Flora sotto casa e le spara un colpo di pistola, per un puro miracolo la pallottola si ferma a pochi centimetri dal polmone e così le rimarrà, nonostante le cure di illustri clinici, per tutta la vita come una specie di spada di Damocle. Se abbandonare il marito era reato, questi certamente, nemmeno per l’oscurantista legge dell’epoca, era autorizzato a sparare alla moglie. Chazal viene processato e condannato a venti anni di lavori forzati, che naturalmente sconterà solo in parte, morendo poi molto dopo la moglie offesa. Questo, tuttavia, è più che sufficiente per Flora che se lo toglie di mezzo definitivamente e può dedicarsi così alla sua missione: il riscatto delle classi oppresse e dei più oppressi fra gli oppressi: le donne. Compie un viaggio in Inghilterra da cui ricaverà un libro, che avrà, per il suo contenuto assai crudo, molto meno successo del primo: Passeggiate londinesi. Ma, trattandosi di Flora, non si parla certamente di amene escursioni nei bei parchi inglesi, si getta invece luce sulle realtà più degradate dei quartieri miserevoli: prostituzione minorile, alcolismo, sfruttamento, tutto quanto descritto con maggior realismo e crudezza perfino dei romanzi di Dickens. Poi il ritorno in Francia e di nuovo la scrittura, questa volta di un pamphlet politico: Unione operaia. Con abnegazione, cercando di lottare contro una salute molto minata, parte per un lungo giro, a cui dà nome di Tour de France, per propagandarlo e fare proselitismo politico fra gli operai e i lavoratori, nonché naturalmente le donne, di varie città. Secondo molti studiosi in quest’opera, che ebbe un successo piuttosto incerto, Flora anticipa alcune idee portanti che poi caratterizzeranno il pensiero marxista. Sarà proprio durante questo viaggio che Flora si ammalerà seriamente e morirà amorevolmente curata da due coniugi gentili, Charles e Emile Lemmonier, che pur non condividendo del tutto il suo pensiero ne apprezzano però le doti di sincerità e di integrità, al suo fianco anche una giovane operaia Eléonore Blanc; non la figlia Aline, che saprà in ritardo della malattia e della morte della madre.

Flora grande donna e grande carattere, anche lei, però, come il nipote Paul non senza molte ombre, fra cui la più cupa: il disinteresse per i figli, anche questo condiviso dal grande nipote, che si curò assai poco dei figli legittimi. Infine il nostro pensiero ad Aline che si sposerà, questa volta per amore, con un giornalista liberale Clovis Gauguin, il quale però morirà in giovane età lasciandole due bambini, uno dei quali destinato a fama imperitura. Di lei rimane un ritratto bellissimo, capelli neri e occhi scuri, ma un’aria triste come chi dal destino è stato molto segnato. Paul, da grande artista qual era, ne ha colto, forse, la più intima essenza. Sarà la scrittrice George Sand e la femminista Pauline Roland a prendersi cura di Aline dopo la morte della madre, che ambedue conoscevano bene e che stimavano, pur comprendendone i gravi limiti. E sarà proprio George Sand a dare di lei un giudizio impietoso, ma forse non lontano dal vero: è una donna attiva, coraggiosa, sincera, credo, ma piena di orgoglio, di fiducia nelle sue scoperte socialiste che non sono altro che puerilità… e altrove: non mi è stata mai simpatica, nonostante il suo coraggio e la sua convinzione. Aveva troppa vanità!

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