L'anti-Corano

Trattato sulla tolleranza di Voltaire, un bestseller contro il fanatismo

Un testo settecentesco scritto contro l’intransigenza che gode di ottima salute, ahinoi!

di Massimo Melani

Trattato sulla tolleranza di Voltaire, un bestseller contro il fanatismo

La copertina del libro

Mercoledì 7 di gennaio, ore 11.30, due uomini mascherati con fucili kalashnikov irrompono nella redazione parigina di Charlie Hebdo, identificano i presenti e cominciano ad ammazzarli uno dopo l’altro.

Dopo la mattanza, grideranno fuggendo e uccidendo un poliziotto che tenterà di fermarli, che “ il nostro Profeta Maometto è stato vendicato”. E, la redazione degli infedeli, annientata.

Venerdì 9 gennaio, Amédy Coulibaly, sequestrerà 10 ostaggi in un supermercato ebraico.  Assassinerà 4 di loro prima di essere, a sua volta, ammazzato.

Da mezzogiorno di giovedì 8 di gennaio, gli esemplari dell'edizione tascabile del Trattato sulla tolleranza di Voltaire sono andati esauriti in tutta la Francia.

Senza nessun tipo di accordo né invito, i cittadini hanno cercato una loro personale consolazione in detto libro.

Dice molto, anzi tutto, della Repubblica Francese il fatto che, il libro eletto a confortatore degli animi, si basi sulla rivendicazione di un pensatore del secolo XVIII, che ha fatto della libertà di pensiero la sua lotta contro ogni fanatismo.

Voltaire è il sottosuolo più profondo della Francia.

Il cappotto nel momento della tempesta.

Il criterio ultimo di ciò che è e non è tollerabile.

Le foto della manifestazione di domenica 11gennaio a Parigi, danno il segno di una mutazione che esige di essere finemente analizzata.

Nessuno dei vecchi simboli, in diverse misure epici, che hanno segnato le manifestazioni parigine dell'ultimo mezzo secolo, è stato eretto o trascritto su manifesti e cartelloni.

Il cittadino francese si è improvvisamente confrontato con qualcosa che non ha voluto vedere per decenni: una Repubblica che ha partorito nel suo ventre una Contro-repubblica e che tale Contro-repubblica possiede alcuni suoi territori liberati, suoi dogmi, suoi chierici, le sue mitologie fino alla sua stessa lingua, e che quelle mitologie sono inoccultabilmente incompatibili con i miti fondanti della Repubblica medesima.

E che quell'instabilità di due nazioni sovrapposte non può prolungarsi, senza che una distrugga l'altra.

Il Trattato sulla tolleranza di Voltaire, che i manifestanti inalbereranno il giorno 11 per le strade di Parigi, è l'anti - Corano illustrato, la risposta repubblicana all'uso genocida dei testi che richiamano alla sacralità… ed esenti da qualunque obbedienza a se stessi e alle leggi umane.

Testi, che trasformano gli uomini in bestie pericolose.

Il “diritto all'intolleranza” che alcuni pazzi pretendono di rivendicare come garanzia di fronte agli eccessi dell'essere troppo liberi, è definito implacabilmente da Voltaire come “ assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri, ancora più orribile, perché le tigri uccidono per mangiare, e noi siamo sterminati da paragrafi di scrittura”.

E, tuttavia, il punto di partenza del Trattato, ai contemporanei di Voltaire, parve una scrittura aneddotica. Un abuso giudiziario. Orribile, sanguinario, di estrema crudeltà. Ma niente di troppo estraneo agli usi della monarchia assoluta, nel Secolo dei Lumi. Un ugonotto che si suicida, per esemplificare.

Che il Trattato sulla tolleranza sia tornato ad irrompere nella coscienza di una Francia logora, è di una logica schiacciante e consolatrice. Verlaine afferma che “la democrazia sopravvive alle più dure prove”.

E che, a differenza di Ginevra quando, vergognosamente, nel 1993 ebbe a proibire la rappresentazione del dramma Maometto di Voltaire perché irrispettoso, Parigi continua ad essere, nonostante il suo Presidente e gli eventi, la città saggia che tutti gli uomini liberi amano. L’urbe che è profondamente cosciente che il fanatismo è una pazzia “religiosa” alla quale è necessario “fare la guerra”, dopo aver provato di tutto per imporre civilmente la democrazia.

Il primo ministro Valls, dieci giorni fa, così ha detto davanti all'Assemblea Francese: “Perché Voltaire, burlone e saggio, non avrebbe esitato un secondo nel capire che lui, e solo lui, è, in realtà, il vero Charlie”.

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