Crime scene do not cross

Manuel Blanco Romasanta, il lupo-mannaro di Allariz -Terza e ultima parte-

Tutto quanto in mano agli inquirenti erano alcune ossa umane trovate nel bosco dove Romasanta disse di avere ucciso certune persone

di Massimo Melani

Manuel Blanco Romasanta, il lupo-mannaro di Allariz -Terza e ultima parte-

Ai sensi dell'articolo 94 del Codice Penale del 1848, l'ergastolo poteva realizzarsi tanto in Spagna come in Africa, nelle Canarie o oltremare.

Il Giornale per tutti, pubblicato l’11 ottobre del 1876, riportò che Romasanta era stato trasferito a Ceuta senza che, lo stesso, desse segni di alienazioni mentali, né monomanie di nessuna specie.

Anteriormente, il giornale Iberia ebbe a rendere risaputo, il 23 dicembre 1863, una breve nota sulla morte di Romasanta, ed il quotidiano La Esperanza pubblicò il seguente testo, il 21 di dicembre dello stesso1863: “Scrivono da Ceuta, con data 16 dicembre che il disgraziatamente celebre, Manuel Blanco Romasanta, conosciuto in tutta la Spagna come l'Uomo Lupo, per conseguenza delle sue atrocità e malefatte, e che, il tribunale di La Coruña, condannò a presidio, decedette in quella piazza il 14 dell'attuale, all'età di cinquanta anni, essendo vittima di un cancro nello stomaco”.

Durante il processo finale fu dimostrato che Romasanta, fu l'ultimo a vedere vive nove persone improvvisamente sparite dalla circolazione e delle quali solo il reo aveva notizie tutte, però, menzognere e che lo portarono alla fuga in Galizia con un'identità falsa, e che ricorse all'inganno e alla manipolazione reiterate molte volte. Nonostante ciò, mai furono rinvenuti i corpi.

Tutto quanto in mano agli inquirenti erano alcune ossa umane trovate nel bosco dove Romasanta disse di avere ucciso certune persone; e dove, secondo il legale dell’assassino, diversi esseri umani vennero divorati veramente dai lupi. Gli altri quattro omicidi confessati, non vennero ritenuti veritieri dalla  Giustizia, perché i periti arrivarono a stabilire che le morti erano state prodotte da autentici lupi selvatici. In merito agli altri due uomini lupo che Romasanta menzionò nelle sue deposizioni, mai questi furono indagati, nonostante il folle assassino affermasse che uno di loro apparisse come l’autore delle lettere false e del fasullo certificato di identità. Tuttavia, venne accertato che la carta delle lettere non era la stessa trovata in casa di Romasanta.

Orbene, sappiamo che Romasanta negò tutti i carichi pendenti, ma dopo mantenne in essere, fino all’ultimo, la sua storia dell'uomo lupo.  Perché? Forse, realmente, egli stesso credeva ai suoi racconti? Secondo le leggi dell'epoca: se avesse confessato direttamente gli assassini, sarebbe stato condannato alla pena di morte; se avesse negato e poteva farlo in quanto mancavano i corpi, sarebbe finito all’ergastolo per detenzione illegale; ma, se fosse riuscito a farsi passare per pazzo, sarebbe stato esentato da ogni responsabilità criminale, benché sarebbe stato chiuso in un manicomio. L’ultima possibilità fu la scelta migliore per Romasanta, essendo intelligente, sfruttò la mentalità di chi viveva in un'epoca piena di superstizioni.

Per ciò, al suo caso si possono tranquillamente applicare le parole che Martínez Pérez scrisse sulla licantropia, come ideazione delirante, nel suo libro La gestione della pazzia:conoscenze, pratiche e scenari:  

“ Alcuni possono giustificare i crimini progettati simulando di essere vittima di un maleficio che trasformi l’essere umano in lupo, con l’utilizzo delle credenze popolari a beneficio proprio e l'aggravante di etero-aggressività a rango di omicidio con dubbia risonanza affettiva, nell'autore delle conseguenze dei suoi atti. Sarebbero quelli che nella storia della psichiatria furono denominati degenerati morali”.

Comunque, il racconto dell'uomo lupo non ricevette credibilità nelle aule dei vari tribunali, e i medici considerarono il tutto una menzogna costruita ad hoc da Romasanta. Ecco il loro rapporto medico:

Manuel Blanco calcola mezzi, misura e combina tempi, modi e circostanze; non ammazza senza motivo, né assale senza opportunità; sapendo molto bene di fare del male si nasconde e seduce per rubare; uccide per occultare, recita una parte per sedurre; conosce il dovere e la virtù per disattenderli; dalla conformazione dei suoi atti, della sua storia, delle sue stesse scuse si evidenzia che Manuel Blanco non è pazzo, né imbecille, né monomaniaco, né lo fu, né sarà finché sarà carcerato, ed al contrario dei dati riferiti risulta che è un perverso, un consumato criminale, capace di tutto, freddo e sereno, senza bontà e con arbitrio, libertà e conoscenza; l'oggetto morale che si propone è il solo interesse; la sua esplicita confessione fu effetto della sorpresa, in quanto credette di essere stato del tutto scoperto; la sua discolpa è un sotterfugio navigato ed impertinente; i suoi atti di pietà uno stratagemma sacrilego; il suo fato impulsivo una blasfemia; la sua metamorfosi un sarcasmo.”

Quindi, solo la Regina avrebbe potuto salvarlo.

Oggi la gente userebbe la parola “psicopatico” per riferirsi a lui; benché, se cerchiamo le diagnosi precise che gli specialisti del tempo emisero, potremmo citare quelle che David Simón Lorda e Gerardo Flórez Menéndez scrissero in L'Uomo-lupo di Allariz, nel 1853: Una visione dalla Psichiatria attuale:

I dati biografici del caso dell’uomo lupo Manuel Bianco Romasanta, così come quello che possiamo inferire delle relazioni dei medici che lo riconoscono a Allariz, non indicano che siamo davanti ad un processo psicotico bensì, piuttosto, davanti ad un caso di confusione della personalità. Il pragmatismo e l'ottenimento di beneficio a qualunque costo, sempre alieno alla sua persona, benché con atti di gentilezza e seduzione, orientano verso una confusione di personalità. La memoria integra e la pianificazione dei fatti, in linea di principio ci farebbero escludere l’epilessia e la mancanza di controllo di impulsi legati a questa entità. Affinare un po’ di più a quale livello di confusione appartenga il suddetto risulta cosa assai ardua, ma c’incliniamo alla Confusione Antisociale della Personalità, o verso una diagnosi che rilevi la Psicopatia.”

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