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Si chiude il semestre e il novennato ma non si apre nessuna speranza, .... Anzi

di Vincenzo Pacifici

Si chiude il semestre e il novennato ma non si apre nessuna speranza, .... Anzi

  Finalmente si è concluso il lungo, troppo lungo “regno” di Napolitano e tra l’indifferenza generale ha visto la sua conclusione, in un parlamento quasi deserto, il semestre italiano di presidenza UE.

   Il quasi novantenne esponente prima del Pci (migliorista) e poi del Pd è stato eletto la prima volta nel 2006 dalla maggioranza di centrosinistra con 543 voti al IV scrutinio e riconfermato nel dramma e nella confusione dei sabotaggi di Prodi e di Marini con l’appoggio di FI nel 2013 con 743 voti, di 148 provenienti dai deputati  designati con il “premio di maggioranza”, bocciato dalla Corte costituzionale.

   A chiusura dell’esperienza del napoletano, Berlusconi avrebbe dovuto pronunziare  (ma, povero me, è un sogno) un’autocritica per l’errore commesso soltanto nella vana ricerca di favori personali di alleggerimento dalle beghe giudiziarie e non certo a sostegno e a garanzia di una linea politica di onesta ed equilibrata contrapposizione democratica. Ora diventano ufficiali e le manovre da mesi in corso ed anche in questa fase sembra che il presidente del Milan, senza alcuna determinazione da parte del suo raggruppamento sempre più esangue, “pur di rimanere aggrappato al grande gioco del Colle, sarebbe pronto a votare sia pronto a votare anche un candidato del Pd”.

   Intanto a Strasburgo il “premier” ha posto fine illacrimata e sperata da tutti alla guida italiana. Lo spettacolo offerto nella seduta è stato, come sempre e non poteva essere altrimenti, visto il livello dei contendenti, da ballatoio. Il garzoncello toscano, secondo l’abitudine di cui abbiamo fastidiosamente prove quotidiane, ha sproloquiato sul vuoto, sulla nulla e sulle banalità, mentre il leader “desnudo” , secondo lo schema nostrano, gli ha rimproverato il semestre drammatico attraversato. In questa convulsa fase da scontro tra comari, il pupillo di Marchionne (a proposito dai primi riscontri pare che lo Jobs act valga e serva solo alle industrie dell’uomo con il maglione), dopo aver dopo sfoggio di cultura campanilistica un conterraneo, tale Dante Alighieri, ha replicato, pensando alle sue vaste letture delle opere di Walt Disney, “Leggere più di due libri è difficile per alcuni di voi, lo capisco”.

   Due considerazioni prima di esaminare i contenuti ed i risultati e pensare alle eventuali, sempre futuribili e forse impossibili conseguenze, dell’iniziativa ”Sveglia centrodestra!”, promossa dalla fondazione “Fare Futuro”, presieduta dall’ex ministro Adolfo Urso.

   In Liguria, la regione colpita da drammatiche alluvioni, causate dalla pessima gestione del territorio, amministrato dal 1946 dalla sinistra, il partito dello “statista” ha offerto una squallida dimostrazione della propria ingovernabilità e soprattutto della confusione imperante, confusione esportata e trapiantata a livello governativo.

   E’ nato e sarà battezzato da un “padre nobile” prestigioso, Corrado Passera, il movimento “Onda Patriottica” per un nuovo Risorgimento, “non legata ad alcuna ideologia di destra o di sinistra ma vuole impegnarsi ad analizzare le questioni di interesse collettivo in un’ampia prospettiva, misurando le necessità e impostando nuovi strumenti di indagine per arrivare a soluzioni concrete”. Possiamo davvero ora dormire “sogni tranquilli”: il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti è indicato da questa stella, anzi da questa “onda”.

   A Roma hanno brillato solo e soltanto 4 luci. L’affermazione cruciale e caratterizzante è stata espressa dalla Meloni, “non voglio morire renziana”, diagnosi ed obiettivi sono stati esposti da altri 2 promotori, Fitto e Tosi (satellite, gregario o antagonista di Salvini?) , con il centrodestra (ahimè sempre, privo di trattino) dichiarato nella versione nota “morto” e con la conseguente proposta di un’alternativa da ricostruire (quando, come e con quale programma ?) “forte e credibile”.

   I “magnifici 4” hanno insistito sul rifiuto del Patto del Nazareno, che “serve al premier solo per mantenerci divisi e farci scomparire”, dimenticando di aggiungere che l’obiettivo è comune con Berlusconi e sulle primarie, inteso come strumento, sopravvalutato ed enfatizzato, se non organizzato con la necessaria serietà.

   L’analisi fatta e le considerazioni espresse appaiono francamente di corto respiro, perché – per dirla con Veneziani – sembrano costruite “sul rude semplicismo delle posizioni nette” e “senza un piano metapolitico precedente o parallelo”. Per lo studioso pugliese un cambio di ritmo non può e non potrà davvero arrivare dallo “statista” toscano, da Grillo e da Salvini, limitatosi soltanto a “congelare” e non a cancellare “il retroterra leghista d’origine”, dal momento che “i filoni delle culture politiche sono esausti ormai da tempo e non alimentano alcun progetto di società e politica né alcuna formazione di leader”.

   Non pare quindi credibile e possibile che l’inversione di tendenza, la “fine della notte”, possa arrivare con meri slogans, con rimedi comizieschi, con proposte schematiche, con calcoli personalistici. Il futuro può tornare ad essere costruttivo e lusinghiero solo se fondato su retroterra solidi e ritrovati dopo restauro.

   Il “colosso” fiorentino ha i “piedi d’argilla” ed è stato efficacemente fotografato, tra i più recenti, da Pansa. Predica “ottimismo forzato” e “seguita a ripetere promesse” “con la petulanza del ragazzino presuntuoso”. 

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