Editoriale

La crisi del glorioso CONI, Malagò condannato per mancata lealtà dalle Federazione Nuoto

Un paradosso assoluto che può accadere solo in Italia ma che insieme a tutto il resto ci dà la misura del degrado generale

Riccardo Rosati

di Riccardo Rosati

egli ultimi anni il tanto vituperato Ventennio ha cominciato finalmente ad avere letture meno faziose da parte di alcuni storici e intellettuali, ma è solo una goccia sana nel mare di follia che caratterizza la crisi mondiale di oggi, la quale vede l'Italia come uno dei paesi maggiormente esposti a un Potere arrogante, quanto ignorante.

Perché abbiamo esordito parlando del fascismo? Il motivo è che tra le tante cose fatte durante la dittatura di Mussolini, ci fu anche la ristrutturazione del CONI che venne indirizzato ad essere sia un centro per la diffusione dello sport nel paese, sia un organo deputato a permettere all'Italia di competere ai massimi livelli internazionali: Achille Starace – uno dei gerarchi del Regime – ne fu presidente 1933 al 1939. In effetti, Mussolini, tra le tante intuizioni avute, decise che le vittorie sportive avrebbero potuto dare dell'Italia una immagine vitale e progredita.

Prima del fascismo, il Belpaese nelle varie manifestazioni internazionali, Olimpiadi in testa, non aveva certo brillato. In quelle Estive di Los Angeles del '32, invece, arrivammo secondi nel medagliere, preceduti solo dai padroni di casa! Il tutto per dire che l'Italia è sempre stata una potenza anche in questo settore, e molto è merito della impostazione data al nostro sistema sportivo durante il Ventennio. Tuttavia, anche il CONI, come il resto della nazione, è ormai allo sfascio. A parlare sono i dati: la fase sempre più calante dei nostri risultati nelle ultime edizioni dei Giochi Olimpici. A questo impoverimento di vittorie si aggiunge anche il decadimento della qualità dei nostri dirigenti, palesatosi con la elezione dell'attuale presidente del CONI, Giovanni Malagò. Altro che boccata d'aria fresca dopo il dominio opprimente di Gianni Petrucci, Malagò va bene per il calcio, anzi per il calcetto, da lui stesso praticato, ma non è un uomo dallo spessore tale per portare avanti il blasone dello sport italiano.

Alla sua elezione, egli, invece di mostrarsi austero, fece salti e capriole per abbracciare famiglia e compari. Non c'è da stupirsi, Malagò è il prototipo del berluscones, una tipologia umana ormai politicamente trasversale: uno spiccato amore per le attrici e lo spettacolo, buone maniere e classe zero, arroganza... tanta, competenza, a nostro avviso non certo quella necessaria.

A sostegno della nostra polemica contro uno dei tanti potenti che comanda in Italia, riferiamo una notizia di pochi giorni fa, per noi sconcertante: la Federnuoto (FIN) ha squalificato Malagò per mancata lealtà. Già è tutto dire. Se c'è una cosa che dovrebbe distinguere lo sport è proprio l'onore, ovvero il rispetto delle regole e dell'avversario. Il “capo” del sport italiano, per converso, si fa squalificare da una sua stessa federazione per slealtà. È come se un ministro ricusasse il Presidente del Consiglio per disonestà; non sappiamo giudicare se il caso sia più folle o drammatico.

Ecco i fatti. Malagò è stato condannato dalla Disciplinare della Federnuoto a 16 mesi di squalifica in qualità di presidente dell'Aniene. Per lui scatta ora la sospensione da ogni attività sociale e federale per il periodo in questione. Gli è stata infatti riconosciuta la responsabilità di “mancata lealtà” e di “dichiarazioni lesive della reputazione” del presidente della Federnuoto Paolo Barelli. Il tutto è nato per una denuncia del CONI, dunque di Malagò, alla Procura della Repubblica di Roma, per una presunta doppia fatturazione per 820.000 euro per i lavori di manutenzione della piscina del Foro Italico in occasione dei Mondiali di Nuoto del 2009. Nel registro degli indagati era stato iscritto anche il sopracitato Barelli, ma il PM ha alla fine chiesto al GIP l'archiviazione del procedimento legale. Brutta cosa ormai il mondo dello sport in Italia! Il cancro della malapolitica, fatta solo di interessi personali, sta distruggendo persino il CONI.

Comunque, la reazione del brizzolato e ben curato presidentissimo non si è certo fatta attendere: “È il trionfo dell'illogicità. Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato dal primo grado della giustizia sportiva della FIN. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva perché questo fosse realmente rispettoso di quei princìpi che regolano l'ordinamento dello sport”. Più berluscones di così? Se la legge non mi garba, la si cambia!

Sia chiaro che a noi interessano ben poco le idee politiche di Malagò, sempre che ne abbia. Da uomini di sport, praticato con fatica senza guadagnarci mai un soldo, avendo solo la soddisfazione di migliorare le proprie prestazioni, possiamo dire che costui non ci piace. Non è nulla di personale, ma non apprezziamo il prototipo di dirigente che egli incarna, poiché se non fosse stato uno dei tanti assetati di potere che connotano l'italica cosa pubblica, uno scandalo così imbarazzante forse si sarebbe potuto evitare. Che brutta figura abbiamo fatto! Persino in un ambito che dovrebbe essere il più pulito possibile come lo sport. Inoltre, non stiamo certo parlando di un dirigente qualsiasi, bensì del Presidente del CONI. Malagò, come del resto anche Claudio Lotito e tanti altri ancora, è una figura grigia che utilizza lo sport per promuoversi e autocelebrarsi. Non ci stupirebbe affatto se in futuro egli dovesse addirittura candidarsi a sindaco di Roma, avendo usato proprio il CONI come trampolino di lancio per la sua discesa in politica.

È giusto precisare che la sanzione inflittagli dalla Disciplinare della FIN non incide in alcun modo sul CONI e sul ruolo suo ruolo di presidente, essendo limitata all'ambito della Federazione e all'attività che Malagò può svolgervi in qualità di presidente della società Aniene. Ciononostante, esiste anche quella cosa, oggi morta e sepolta, che si chiama buongusto e che si ottiene difendendo le apparenze, così da non far precipitare una delle più importanti istituzioni del paese in un vortice di accuse e colpi bassi. 

Un politico – di cui abbiamo volutamente dimenticato il nome – che per decenni ha fatto finta di essere di Destra, riuscendo a farla persino a uomo di spessore come Giorgio Almirante, soleva dire: “Siamo alle comiche finali”. L'espressione calza a pennello per l'Italia dei nostri giorni e, purtroppo, anche per il suo sport.

Ragion per cui, Malagò, col suo fare da romano verace ma anche fighetto, dalla bella abbronzatura e che ama lo spettacolo e le attrici, alla fine che ha fatto di tanto grave? Nulla, se pensiamo che l'attuale Premier si rivolge alla Nazione come un venditore di pentole dal pesantissimo accento toscano, presentandosi immancabilmente senza giacca, né cravatta e con le maniche tirate su. Tutti questi uomini di Potere sono il segno del male assoluto che attanaglia la nostra Patria. La cosa davvero triste è che costoro non sono solo corrotti – da sempre la politica lo è, sin dai tempi della antica Grecia, e della Roma Imperiale manco a parlarne – ma persone volgari, arroganti e senza alcun valore che non sia la propria smisurata ambizione. 

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