Editoriale

La dittatura bicefala che soffoca l'Italia

Assistiamo all'nstaurazione di un regime ancora strisciante ma sempre più evidente, dedito al culto della personalità

Vincenzo Pacifici

di Vincenzo Pacifici

Professore ordinario di Storia Contemporanea Roma La Sapiena

span lang="EN-GB">E’ mai possibile che l’Italia sia costretta a vivere sotto una dittatura bicefala, di un «Pierino delle Cascine» smargiasso e superficiale e di un altro uomo politico, da tutti considerato, per le tante promesse non mantenute, la realizzazione dei versi gozzaniani «le rose che non colsi», in chiaro disarmo sia psicologico sia politico?

Il primo evita sistematicamente i dibattiti parlamentari e ricorre metodicamente alle gabbie dei voti di fiducia senza che nessuno protesti per l’estinzione decretata della dialettica e del confronto nelle aule di Montecitorio e di palazzo Madama.

Intanto però, nonostante la mancia degli 80 euro mensili, risultano affollati, direi gremiti, i distributori di carburante con i prezzi più ridotti e presso le tabaccherie ed i punti di vendita delle diverse lotterie sono frequenti le file di cittadini, subito dopo  nervosamente alla ricerca del numero utile e della combinazione positiva.

Di fronte a questa situazione, in cui non sono avvertite inversioni di tendenze, lo “statista” toscano e quello lombardo si incontrano, pronti a stroncare anche il più timido “stormir di fronde” e trattano riforme, lontane dagli interessi collettivi e remote rispetto a quelle veramente indispensabili per il rilancio dell’economia nazionale.

   Alcuni titoli di un giornale di stretta osservanza berlusconiana sono eloquenti: «Il Cav telefona al premier: “Sulle riforme stai sereno“». Perché? In base a quale decisione degli organi statutari di FI? .No semplicemente «Ipse dixit».

«In onda il telerenzismo. Matteo è la superstar di una tv a sua misura»: ecco proprio la “misura“ dell’instaurazione di un regime ancora strisciante ma sempre più evidente, dedito al culto della personalità in una rinnovata edizione del maoismo o del comunismo nordcoreano o cubano praticato anche dalle reti televisive di proprietà di Berlusconi.

In tutto questo quadro non mancano prese di posizioni severe ma flebili, veramente contestative ma praticamente improduttive della Meloni e di Storace, sempre più pentito della breve esperienza in grembo a FI. Ora o mai più è necessario ritrovare compattezza, creare un «fronte unico di resistenza» perché gli italiani riacquistino libertà decisionali e siano riportati al centro della politica come attori e come protagonisti.

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