La Scienza del clima, atto II

Il riscaldamento globale: discussioni a sproposito

Consiglio di volgere lo sguardo su quello che ripeto: e se non fosse vera questa imminente catastrofe?

di Ey de Net

Il riscaldamento globale: discussioni a sproposito

Paleoclima

Vorrei ritornare sull’argomento del riscaldamento globale per diversi motivi. Prima di tutto occorre ammettere con onestà che su questo argomento è stato scritto troppo e spesso, troppo spesso a sproposito. Non pretendo, naturalmente di avere la verità in tasca, ma da persona di scienza, so perfettamente quali siano i passi che una ricerca deve compiere prima di essere validata. In questo caso è successo l’opposto. Dalla teoria si è passati al panico (guidato?) avendo saltato un passaggio essenziale: la ricerca della controprova reale della teoria.

Processo affatto iniziato, addirittura reputato inutile, tanto ci si è fossilizzati sulla equazione aumento di CO2 atmosferica uguale aumento di temperatura.  Ma le cose non stanno affatto così.

La prima grande tegola su questa equazione è arrivata da una ricerca condotta in Antartide. L’argomento è già stato accennato nel precedente articolo, ma vale la pena ribadirlo per mettere in evidenza come, ad oggi, questa teoria sia fallace nelle sue fondamenta. La premessa è tutta nello studio della chimica isotopica per la ricostruzione dei paleoclimi.

In Antartide nevica, poco, ogni anno. Dunque ogni anno cade neve che, causa delle temperature, non torna mai nella fase liquida e, se sopravvive al vento, viene seppellita dalle nevicate seguenti. In questo processo di impilamento della neve, aria viene intrappolata negli interstizi. Nell’aria intrappolata, i composti gassosi hanno una definita composizione isotopica (isotopo è un elemento con le stesse caratteristiche chimiche, con stesso numero di atomico, ma con massa differente per il differente contenuto di neutroni n.d.r.) a seconda delle temperature presenti al momento dell’intrappolamento.

Anno dopo anno, una percentuale di neve caduta viene intrappolata dalla successiva e, con essa, porzioni di aria. Si capisce quindi che, effettuare un percorso verticale nel ghiaccio, dalla superficie verso il basso, in un certo senso equivale a fare un viaggio indietro nel tempo, dove ogni strato presenta informazioni “congelate” pronte ad essere decifrate da chi ne è in grado.

In particolare gli scienziati del settore si sono concentrati, tra gli altri elementi, proprio nella ricostruzione delle temperature e del contenuto di CO2 in atmosfera. In un primo momento è apparso chiaro come, negli ultimi settecentomila anni i valori di questi due elementi avessero avuto un andamento sincrono. La pistola fumante? I catastrofisti ovviamente gongolavano sull’onda di questa scoperta, sostenendo che finalmente la prova principe era stata trovata. Un urlo, però, ricacciato presto in gola.

Verso l’inizio di questo secolo sono stati pubblicati importanti lavori che analizzavano nel dettaglio l’andamento di queste curve. Risultato estremamente importante? Il rapporto di causa effetto. Epocale direi.

E’ stato messo in evidenza il chiaro ruolo della temperatura: le sue variazioni innescano le variazioni di CO2 rilevabili in atmosfera. Il ritardo cui il sistema terra risponde a queste variazioni di temperatura è stato calcolato mediamente in 800 anni medi, con una forchetta di oscillazione tra i 600 e i 1000 anni.

Questo, nel dettaglio ottenibile dall’analisi delle carote glaciali. Per chiarire meglio: la terra subisce oscillazioni di temperatura per cause del tutto naturali, le quali di riflettono sulla composizione chimica dell’atmosfera e sul clima. Sono esistiti ed esisteranno i periodi glaciali e interglaciali, dovuti a cause astronomiche individuate e codificate sotto il nome di cicli di Milankovitch.

Nel passaggio tra il ciclo glaciale a quello interglaciale, c’è un momento in cui l’andamento delle temperature medie inizia una risalita. Questo passaggio è chiamato deglaciazione. Lo sfasamento temporale tra l’aumento delle temperature e l’innalzamento della concentrazione del diossido di carbonio ha il valore medio di 600 anni, ed è dovuto all’innalzamento delle temperature dell’atmosfera che causa l’innalzamento delle temperature degli oceani che causa una sempre maggiore instabilità dei gas ivi contenuti.

Si instaura un flusso positivo dagli oceani, il più grande serbatoio naturale di questo gas, verso l’atmosfera. La spiegazione è in una chiarissima e famosa, per chiunque abbia un’elementare nozione di chimica e di termodinamica, legge che postula sperimentalmente la solubilità dei gas nei liquidi: legge di Henry (all’incirca del 1880).

Parafrasando Conan Doyle, spesso bisogna abbandonare le ipotesi più belle e suggestive, e rivolgere lo sguardo, a malincuore, alle spiegazioni più banali e semplici. Eh già, triste ma vero.

Mantenendo per vera questa ipotesi, che ad oggi è l’unica, e dico l’unica prova scientifica seria del rapporto tra CO2 e temperatura, bisognerebbe volgere lo sguardo sul perché le temperature oscillino.

Torniamo al famigerato IPCC. Sono uscite fuori le ennesime mail intercettate, proprio a ridosso – caso strano?- della conferenza di Durban. Questi buontemponi di scienziati si chiedevano, tra le altre cose, come nascondere il periodo caldo del medioevo.

Dovete sapere infatti che il nome Groenlandia, se in italiano non dice nulla, nelle radici sassoni vuol dire terra verde.  Greenland in inglese, Grünland in tedesco e Grønland in danese hanno lo stesso, unico, significato: terra verde. A conferma delle fondamenta di questo nome, sono stati trovati dagli archeologi manufatti agricoli in questa terra verde. Risalgono più o meno all’anno mille. Le lingue sassoni (o anche germaniche, cui appartengono le radici dell’inglese, del danese e ovviamente del tedesco) si sviluppano, anno più anno meno, tra il 900 e il 1200 (qualcuno meglio di me mi correggerà).

Sommando gli indizi, il periodo nel quale questo nome viene dato, sicuramente si incentra tra l’anno 1000 e il 1200. La “terra verde” indica una terra non coperta dai ghiacci, almeno non totalmente. E’ il periodo di Erik il Rosso: i vichinghi lasciarono molte tracce in questa zona, e con la loro presenza dimostrano che i mari non ospitavano grossi ostacoli alla navigazione. Si era nel cosiddetto periodo medioevale caldo. Ed era un caldo, questo sì, globale.

In alcune zone della terra le ricostruzioni forniscono temperature medie uguali a quelle odierne, in altre superiori di due tre gradi a quelle odierne, soprattutto alle alte latitudini. Tanto da permettere la coltivazione della vite e produzione di quella meravigliosa bevanda anche ben sopra il 50esimo parallelo. Tanto da permettere anche la coltivazione di cereali nella terra verde. Come si spiega tutto questo, in mancanza di industrie, SUV e accordi di Kyoto?

Si spiega così: “But it will be very difficult to make the MWP go away in Greenland” (MWP sta per Middle age warm period o periodo medioevale caldo, n.d.r.). Su questo spezzone di mail, rubata, non c’è stata smentita né, arrampicata sugli specchi. E’ evidente che questa è una risposta alla domanda: come nascondere il periodo caldo? Suggerisco un modestissimo impossibile.

Brutto affare per i catastrofisti. Anche in tempi recenti c’è traccia di un qualcosa che indica come le variazioni di temperatura siano governate da un fattore per ora non (?) indagato. E una delle prove, che forse indica quale sia la causa primaria di queste oscillazioni, si trova di nuovo in queste mail rubate e da poco pubblicate (mai smentite): “Although I agree that GHGs are important in the 19th/20th century (especially since the 1970s), if the weighting of solar forcing was stronger in the models, surely this would diminish the significance of GHGs. …[...] it seems to me that by weighting the solar irradiance more strongly in the models, then much of the 19th to mid 20th century warming can be explained from the sun alone” (GHGs è l’abbreviazione usata per indicare genericamente i gas serra - GreenHouse GaseS -, n.d.r.).

Quindi, per la costruzione di modelli al computer, ci si avvale di dati sperimentali (scelti in maniera spesso arbitraria) e si tiene poco conto delle variazioni, ad esempio, dell’irradiazione solare. Queste ultime, da sole, spiegherebbero il riscaldamento, anche nei modelli dell’IPCC, fino almeno alla metà del ventesimo secolo.

Da qui nasce una feroce disputa che vede i sostenitori dell’una e dell’altra parte rinfacciarsi, spesso con linguaggi coloriti, verità soggettive, e spiegazioni iperboliche.

Si diano per buone le interpretazioni dei colleghi di Wilson (l’autore della mail), tendenti a puntare l’attenzione sul fatto che l’attività solare spiega tutto solo fino alla metà del ventesimo secolo (o fino agli anni settanta, a seconda di chi difende Wilson) e non dopo. Ma allora perché non farlo? Per non creare un precedente?

C’è un dato incontrovertibile: è la misura dell’energia emessa dal sole sotto il nome di irradianza solare. Il dato è presente sul sito web della Nasa, è del 2002, è tuttora presente e qui di seguito viene ripresentato

Il grafico mostra l’andamento nel tempo dell’energia emessa dal sole per unità di superficie. Esso mostra l’aumento dell’attività solare dal 1500 ad oggi. Si vede perfettamente che non c’è alcun dettaglio nella ricostruzione dei secoli scorsi, ma si vede perfettamente come a partire dai primi del 1900, l’aumento sia veloce, costante, e si sia stabilizzato a partire dagli anni 60. Ciò nonostante, dagli anni  50 fino alla metà degli anni 70 si parlava già di imminente glaciazione. Nessuno però che abbia preso in considerazione due dati fondamentali: l’inerzia del sistema terra (che nel seppure scarso dettaglio messo in evidenza dalle carote glaciali è grande e complesso) e la non linearità della relazione gas serra-temperatura.




Il medioevo ha dimostrato che le temperature medie sono state alte anche alle nostre latitudini, dai due ai quattro gradi più delle odierne, con un contenuto di CO2 molto più basso. Ciò è anche messo involontariamente in evidenza da un lavoro scientifico che avrebbe dovuto dimostrare l’irreversibile riscaldamento(!). In realtà ha messo in evidenza due fatti estremamente importanti: ha sancito la presenza del periodo medioevale caldo e la non dipendenza tra temperature e diossido di carbonio (MWP vedi sopra; LIA – Little Ice Age - piccola era glaciale; la linea verde è la ricostruzione del contenuto di CO2 in atmosfera). Un meraviglioso autogol.

La stessa IPCC sta correndo, oggi, ai ripari. L’ultimo suo rapporto abbandona i toni catastrofistici (per ora), afferma che nei prossimi 40 anni le variazioni atmosferiche e climatiche riscontrabili ad esempio sui cicloni saranno legate esclusivamente a variazioni del sistema naturale. Poi si correggono: queste variazioni naturali tenderanno a nascondere le influenze umane (sic!).

Dopo questo periodo, le variazioni indotte dall’uomo diverranno, likely, evidenti. Campa cavallo, una previsione difficilmente confutabile! Likely, per loro,  è un aggettivo che indica una possibilità statistica che ha un valore che va dal sessanta al cento per cento. Quest’ultima osservazione statistica non ha alcun fondamento, e loro lo sanno perfettamente: le variabilità a piccola scala hanno una finestra temporale minore, e quindi dovrebbero dare una possibilità statistica più certa, mentre le variabilità a scala medio grande sono tutte contro, alle conoscenze attuali, il riscaldamento causato dalla CO2.

Comunque, una variazione di rotta epocale, per chi qualche anno fa affermava che entro questo secolo i ghiacci dell’Himalaya si sarebbero, likely, completamente sciolti.

C’è del marcio, e stavolta non ci si riferisce né alla Danimarca né alla Groenlandia.

Non è likely ma è sicuro che gli scienziati dell’IPCC hanno perso di credibilità, visto che pensavano ad altre cose.

Quanto scritto vuole essere uno spunto di riflessione, che sicuramente vuole contribuire, in questo piccolo, ad abbandonare ansie e paure, e piuttosto a volgere lo sguardo su quello che ripeto: e se non fosse vera questa imminente catastrofe?

Per concludere, vi lascio copia di tre mail. Sì,  rubate. Oramai la marachella è fatta. A questo punto, vale la pena leggerle.

 

[Dilemma fondamentale della ricerca: battagliare contro i “negazionisti”].

“La cosa importante è essere sicuri che stiano perdendo la battaglia delle pubbliche relazioni”.

 

[Primi dubbi]

“Che si fa se il climate change si rivela essere essenzialmente una oscillazione multidecadale? Probabilmente ci uccideranno”.

 

[Sussulto di onestà]

“Penso anche che la scienza sia stata manipolata a fini politici, cosa che potrebbe rivelarsi non troppo intelligente a lungo andare”.

 

Corollario (che stiamo subendo in questi ultimi periodi): esistono decisioni politiche basate su una teoria che, probabilmente, sta crollando.

Se avrete pazienza, ne parleremo. Perché queste toccano direttamente le nostre tasche e, in alcuni casi, anche la nostra sicurezza.

E’ sempre brutto leggere conversazioni rubate, ma a questo punto è necessaria una riflessione profonda. Che coinvolge notizie di cui parlerò la prossima volta.

Buon Anno a tutti!

 

Ey de Net

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