Sacro e profano; spine e animaletti

La leggenda del pungitopo

di Il Raccontafavole

La leggenda del pungitopo

Appena giunto l’inverno quasi tutti gli uccelli decisero di abbandonare il bosco alla ricerca di luoghi più caldi.

Solo un piccolo, spaurito uccellino volle restare nel suo nido costruito proprio all’interno di un cespuglio di pungitopo, perché intenzionato ad attendere la nascita di Gesù per chiedergli un piccolo favore.

Quell’inverno sembrava non terminare mai, così come non smetteva mai di nevicare.

Il povero uccellino oramai era sfinito dal freddo e dalla mancanza di cibo. 


Ma riuscì, comunque, a resistere fino alla Notte di Natale.

Quando, finalmente, ebbe il permesso di presentarsi dinnanzi al Bambin Gesù, nato da poche ore, gli disse tutto tremolante dal freddo: "Caro mio buon Bambino, vorrei che tu ordinassi al gelido vento invernale di non spogliare di più il pungitopo, così, caro Gesù, potrei trattenermi nel mio nido e attendere qui la nuova primavera. Ormai sono molto affezionato al mio riparo”.

A quel punto il Bambino sorrise, e di lì a poco chiamò un angelo a cui comandò di esaudire il desiderio di quel mite uccellino.

Da allora, il pungitopo mantiene le sue verdi foglie anche nel periodo invernale, ma non solo: per riconoscerlo dagli altri arbusti, la creatura celeste vi appoggiò delle piccole bacche rosse e terse.

Il pungitopo, così come l'agrifoglio, è considerato una pianta portafortuna.

Si contraddistingue per le sue foglie dure e spinose, caratteristica di forza e difesa contro tutti i mali. 


Le bacche rosse sono da sempre simbolo del Natale, della luce e del buon segno, speranza di abbondanza e fertilità per l’anno nuovo che incalza.

Secondo una sacra leggenda, le foglie di spine rievocano quelle della corona di Cristo e le bacche il rosso del suo sangue.

Il nome "pungitopo" invece deriva dall'abitudine contadina di proteggere dai topi, con piccoli mazzi di detta pianta, i salumi e i formaggi messi a disseccare.

C’è però anche un’altra leggenda che riguarda questo famoso arbusto sempre verde.

Essa narra che tale pianta veniva scansata da ogni essere vivente perché le sue spine pungevano dolorosamente.

Un giorno mentre l’arbusto se ne stava come sempre isolato da tutti, notò che dietro ad un groviglio di foglie c’era un lupo affamatissimo che voleva mangiare tre piccole lepri.

Improvvisamente davanti alla pianta passò un topolino e l’arbusto lo punse leggermente con le sue spine, e gli chiese di andare, senza farsi vedere, dai tre animaletti in pericolo a dirgli di nascondersi vicino ai suoi aculei, in modo da proteggersi dal lupo.

Le tre piccole lepri non persero tempo e obbedirono al topolino e l’arbusto, con un leggero sforzo, si trasformò in una gabbia di spine che circondò i tre animali.

Il lupo sempre più affamato tentò svariate volte di azzannare le tre lepri, senza riuscirci mai, poiché ogni qual volta si avvicinava a quel riparo veniva punto senza pietà dagli aculei e, così, dovette rinunciare al suo pasto e andare a cercarsi da mangiare altrove.

Il giorno seguente all’arbusto nacquero tante bacche rosse che rallegrano la vista di chi in precedenza tendeva solo ad allontanarsi: da allora si chiamò pungitopo.

Piaciuto questo Articolo? Condividilo...

    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da piccolo da Chioggia il 13/12/2013 00:49:23

    stasera son proprio io l'uccellino rosicato dal freddo. e il mio pungitopo è la mia stamberghina, poco lungi dalla campagna, arredata con qualche tela che mi son dipinto da solo ma che mi dà un gaio vedere di bei colori. vorrei quasi quasi costruirmi una bella casetta come quelle dei cucù svizzeri e austriaci da metter fuori dall'unica finestra che ho perchè uccellini come quelli della favola di sopra si riparino e qualche chicco d'orzo o miglio e qualche fregola (la briciola nel vernacolo euganeo)di pane li trovino. fuori ora è la notte che annunzia la santa luminosa e cieca eppur veggente, Lucia, ed è tutto immerso nella nebbia fitta. è tutto lo stesso bellissimo. è il miracolo della santa che riposa a pochi kilometri da qui. mi leggo Totalità e mi immagino di esser appena stato, oggi 12 dicembre del 1842 uno di quei 24 goliardi che ha fatto il viaggio inaugurale da Padova verso l'Anconetta di Malghèra col primissimo treno della linea Ferdinanda. chissà cosa studiavo in questo viaggio all'indietro nel tempo. forse le matematiche e l'ingegneria ( a quel tempo erano una classe sola in Padova) e assieme, da dilettante, la scuola privata di ornato architettonico tenuta da Pietro Selvatico. mi ricordo che avevo addirittura importunato il fuochista austriaco per farmi montare sulla vaporiera bucefala. fantasie, e ne sorriderete. ma sotto questa coltre di nebbia per Santa Lucia col suo diadema illuminato tutto è possibile. non vi pare?

Inserisci un Commento

Nickname (richiesto)
Email (non pubblicata, richiesta) *
Website (non pubblicato, facoltativo)
Capc

inserisci il codice

Inserendo il commento dichiaro di aver letto l'informativa privacy di questo sito ed averne accettate le condizioni.

TotaliDizionario

cerca la parola...