La maestra elementare

Una candida fiaba per questo Natale 2013 -I parte-

di Il Raccontafavole

Una candida fiaba per questo Natale 2013 -I parte-

Martha Clyborne, era una maestra che insegnava in una scuola elementare del New Jersey e come ogni anno, in prossimità del Natale, faceva addobbare le sue due classi, quell’anno la seconda C e la quinta B, con tutte le decorazioni del periodo.

Organizzava il coro dell’istituto per la messa di mezzanotte e allestiva, insieme alle altre maestre, il presepe.

Poi, tornava a casa, e metteva in scena il presepe vivente che da anni manteneva rinchiuso in una botola che portava alla sua desolata cantina.

Lo “ritirava” fuori ogni 23 dicembre.

Scendeva e faceva salire di sopra Giuseppe, Maria e il Bambin Gesù; cioè, rispettivamente un ex taxi-driver, una prostituta del porto e un nano di un circo accampatosi in zona sei anni prima.

Il bue e l’asinello venivano interpretati da due individui che avevano la “fortuna” di essere attirati, al momento, nell’abitazione di Martha sempre con la scusa delle troppe borse della spesa.

Di solito il manzo doveva essere interpretato da un grosso omaccione, mentre l’asinello da altro personaggio più esile.

Quella sera riuscì a farsi aiutare a portare la spesa in casa da una grassa signora di colore che aspettava il tram.

Appena passata la soglia venne infilzata al collo da un’enorme siringa contenente sonnifero per cavalli. La parte dell’asino toccò invece ad una smilza guardia giurata che stava staccando dal lavoro presso la banca adiacente la casa della Clyborne.

Anche all’uomo venne riservato lo stesso trattamento della corpulenta signora di colore.

Sì, certo, i principali interpreti che da sei anni vivevano in cattività all’interno della botola-cantina non erano in ottime condizioni, ma almeno erano quasi presentabili quali personaggi della natività.

Giuseppe, ormai completamente pelato e macilento, corredato da una lunga barba bianca, sembrava più un Babbo Natale a dieta che il noto falegname.

L’ex prostituta, con ancora addosso la minigonna di quando venne fatta prigioniera, sembrava uscita da un film dell’horror da quant’era secca e rifinita; del nano meglio sorvolare…

Forse per lui sarebbe stato l’ultimo Natale da Bambin Gesù.

In questo festoso periodo la maestra riusciva ad essere anch’ella più buona e invece delle solite scatolette scadute del Kit e Kat o Rayal Canin quale cibo per i prigionieri, andava a rovistare nella spazzatura dei vicini e gli propinava gli avanzi dell’intiera settimana.

Quindi, non mancavano certamente le lische di pesce, fondali di scatolette di tonno, dolci ammuffiti e bottiglie di vino trasformatesi ormai in aceto.

La mattina seguente all’invito del somaro e del bue, Martha presa da una spasmodica frenesia di shopping natalizio, si infilò nel negozio di Bloomingdale a New York e quivi volle comprare una tunica per Giuseppe e una per la Madonna e un cesto con paglia per il nano.

Poi, in vena di spese folli, acquistò una stella cometa da poggiare su un’ipotetica capanna e tre statuine dei Re Magi.

Non contenta si fece dare anche della polvere natalizia che gettata in aria sembrava la neve di Bianco Natal.

Orgogliosa dello shopping appena concluso si diresse con il sorriso sulle labbra verso Betlemme, ehm no, verso casa sua, con la voglia immensa di perfezionare il suo personale presepe.

Appena aprì la porta la gigantesca signora afro-americana le si scagliò contro, forse perché in lei l’effetto del sonnifero non aveva fatto al meglio il proprio dovere, ma Martha, riuscendo in tempo a scansarsi, raggiunse il vicino cassetto del mobile del soggiorno, prese la siringa -già ben caricata- e la ficcò nella gamba sinistra della donnona.

Un tonfo sordo per terra, avvertì l’allegra combriccola che il sonnifero era già entrato in circolazione.

Per niente scossa dall’inconveniente la Clyborne, si liberò del cappotto e della sciarpa e cominciò ad aprire i pacchi.

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    3 commenti per questo articolo

  • Inserito da beatrice il 07/12/2013 18:10:04

    Nooo! Mi ero illusa di leggere una storia zuccherosa di buoni sentimenti natalizi, e invece...quanto ti piace scrutare negli angoli più oscuri della mente, vero? Tirare fuori quel lato nero che alberga in ognuno, portandolo ai massimi livelli. Io però voglio leggerlo come una metafora del Natale. Il malessere di vivere non si assopisce durante le feste natalizie. La solitudine, il senso di rabbia, di frustrazione, continuano a divorare l'anima. E a volte a produrre mostri. E non basta il luccichio delle luci dell'albero, per coprire un buio che perdura da una vita.

  • Inserito da Loredana il 07/12/2013 14:52:40

    ...proprio sul più bello! Ora dobbiamo aspettare per sapere se la perfida maestrina allegra riuscirà a finire il suo presepe, nonostante l'opposizione dell'ultima sua vittima! Piena di vero spirito natalizio, questa signora...

  • Inserito da sabyda il 07/12/2013 14:25:44

    Alquanto bizzarra e pazzesca, la chiamerei l'orrore di una mente, ispirato ad un romanzo nero che soccombe la mente umana in maniera da renderla bucata come un formaggio groviera. La metafora è ben chiara direi, in tempi di nn educazione, la maestra pazza, rappresenta al meglio la persona che nn ha regola, e il reciclare personaggi e pacchi natalizi in tempi di crisi, sembra alquanto in vista. Scritta molto bene, incute davvero terrore, ma nn nel senso della paura... terrore per noi stessi per l'umanita' che nn segue piu' un sentiero giusto nemmeno quello della fede e religioso.

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