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Sconcertante confessione di Bernardo Bertolucci

Lo stupro di Maria Schneider. Non si va in galera per simili atti di violenza?

In fondo ciò che interessava davvero al regista era la realizzazione di un ottimo film, non la costernazione di una ragazza...

di Massimo Melani

Lo stupro di Maria Schneider. Non si va in galera per simili atti di violenza?

Bernardo Bertolucci

Perché Bernardo Bertolucci non è in galera?

Marlon Brando è morto, quindi per stupro pianificato e programmato, sebbene col consenso estorto alla Schneider per la celeberrima scena di sesso anale con tanto di burro, la fine del regista italiano deve essere solo quella.

L’idea è venuta a me e a Brando mentre facevamo colazione… A un certo punto lui ha cominciato a spalmare il burro su una baguette, subito ci siamo dati un’occhiata complice”.

Quindi, mentre l’attore spalma il burro, a entrambi viene l’idea di una scena con oggetto una penetrazione anale.

Bertolucci lo afferma con una tranquillità disarmante, quasi impressionante

Tra i due uomini, addirittura, scatta una perversa e diabolica connivenza che genera lo spunto del triste dittico burro-penetrazione. 

La Schneider a questo punto altro non è che il mezzo per mettere in opera detta complicità, un mero oggetto da utilizzare in uno scenario scellerato, e infatti a lei viene taciuta l’idea, come se il suo possibile diniego e la sua volontà fossero un possibile, insormontabile ostacolo.

Ancora Bertolucci : “Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica, non di attrice ma di giovane donna. Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film. Non credo che avrebbe reagito in questo modo se l’avesse saputo”

Da simili vischiose, sordide parole, s’intuisce la voglia morbosa di consumare una violenza non cinematografica, non finta, ma assolutamente reale, e di vederla portata a termine.

Il regista è totalmente conscio che la sta umiliando profondamente, ma la disperazione di Maria non gli suscita la benché minima pietà.

Bertolucci, anzi, sfrutta proprio questa sofferenza e umiliazione vere, per farne un’opera d’arte cinematografica.

Diversamente avrebbe fatto ogni cosa per non dare il ciak si gira maledetto a siffatta scena. 

Avrete capito che per il regista la volontà di una donna conta zero, anzi meno di zero.

Maria, per Bertolucci, non avrebbe mai recitato così realisticamente quella scena. Non avremmo mai potuto vedere come reagisce davvero una donna che viene stuprata”.

E questa è arte?

Ditemi voi: è arte? O violenza pornografica allo stato puro, una sorta di morboso film per bavosi sado-masochisti.

In fondo ciò che interessava davvero al regista era la realizzazione di un ottimo film, non la costernazione di una ragazza.

Adesso che sappiamo ciò che è balenato nella testa dei due, ma io mi rivolgo di solito ai vivi che possono difendersi, il “contesto” con cui torneremo a guardare tale scena sarà solo di totale annientamento, sfacelo, raccapriccio, prodotti da una violenza che genererà, per le persone normali, solo deprimente angoscia.

Dopo quel film Maria Schneider è caduta in una vita depravata, segnata dalla tossicodipendenza.

Colpa, ha sempre confermato l’attrice, della parte che Bertolucci le aveva fatto girare in Ultimo Tango a Parigi.

 “Ero triste perché mi trattavano come una sex symbol, ma io volevo essere apprezzata e riconosciuta come attrice“.

La donna si è spenta, poi, a 58anni ancora furiosa per ciò che le era capitato su quel set: questo indubbiamente per molti uomini, sì anche per certi intellettuali, resterà sempre difficile da comprendere.

Sicuramente se al posto di Maria ci fosse stato un Mario, un giovane uomo - sodomizzabile- la cosa sarebbe stata più considerata anche dal sesso maschile.

No, forse mi sbagliavo all’inizio del pezzo, non è questione di galera: è solo questione di capire una giovane donna indifesa e la propria disperazione, e chi non comprende ciò, definendo il tutto arte, non merita nemmeno il carcere, ma solo il pubblico disprezzo.

Lì, nel Grand Hotel Carceri d’Italia lo sappiamo bene, lì ci vanno i soliti noti… gli innocenti.

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