Editoriale

Fra Pdl nei guai per Berlusconi e Pd nei pasticci per Renzi, Letta si assicura la sopravvivenza

Se tutto va bene siamo rovinati: leader morenti e leader mai nati segnano la malinconica e degradante incapacità di ripresa dell'Italia

Giovanni F.  Accolla

di Giovanni F.  Accolla

span style="text-align: left;">Dodici senatori del Pdl e otto del M5S - si assicura in ambienti parlamentari - sarebbero pronti a dare il loro appoggio al governo Letta o ad una sua aggiornata riedizione. Bersani chiede ai parlamentari e ai ministri del centro destra di affrancarsi da Berlusconi, di lasciarlo andare al suo destino, insomma, come se fosse certo che le sorti del Cavaliere siano già segnate. Francamente, a vederla dall’esterno, Berlusconi ha poche, pochissime, possibilità di non veder ratificata la sua decadenza da senatore. La frittata sembra davvero fatta, è solo una questione di tempo, poi ci sarà solo da capire, anzi da fare i conti, con gli assetti politici che si creeranno a seguito dell’uscita dal parlamento dell’ex-presidente del consiglio.

Non è mica così scontato che tutti i ministri del governo Letta targati Pdl si dimettano, non è mica tanto fantasioso immaginare che - dacché il presidente Napolitano non scioglierà le Camere - un certo “club moderato” del Pdl (oramai orientato nella sua maggioranza per il ritorno a Forza Italia) non scommetta sulla tenuta del Governo e quindi su una sterzata centrista generale (anche da sinistra) che disegni una nuova offerta politica complessiva della prossima tornata elettorale.
Sul fronte opposto, quello del Pd, le recenti scorribande renziane, le adesioni per nulla spontanee dell’ultima ora (Franceschini, per intenderci) non debbono far credere che per davvero il sindaco di Firenze potrà mai conquistare la segreteria del partito. Anzi. Il Pd - quello vero, quello bene o male legittimamente erede della scissione di Livorno - non cederà mai la segreteria ad un ex-boyscout. Se Renzi diventasse segretario del Pd sarebbe la fine, per giunta ingloriosa e modestissima, di una storia (al di là del giudizio) gloriosa e quasi centenaria.
Disciplina di partito un corno! Ma ce li vedete D’Alema, Cuperlo, Barca (senza parlare della base) e tutta la CGIL in processione a seguire le politiche di Renzi? E gli alleati del partito di Vendola? Ma dai! E’ un problema di dna: Renzi, tutt’al più, potrà aspirare a rappresentare, come aspirante presidente del Consiglio, un cartello - composito come sempre - di sigle politiche di centro sinistra. Del resto, mica è poco. E’ un fatto culturale e strutturale, per come è composto il Pd - caso unico di convivenza in occidente tra cattolici e post-comunisti - non si può quasi fisiologicamente ricoprire il ruolo di segretario e presidente del Consiglio, se si è espressione di una singola componente. Salvo scissioni, naturalmente.
Il Governo Letta (o Letta bis) sembra avere il futuro assicurato. Se i ministri del Pdl si dimettessero in blocco, in risposta alla giunta del Senato, il giovane presidente del Consiglio non avrebbe difficoltà a reclutare uomini e donne di diversi schieramenti che, in cambio di tali posti di comando, sarebbero pronti a sostenere l’esecutivo. Non ci sono dubbi, quindi, che al Pdl (e forse allo stesso Berlusconi) converrebbe - quanto meno per ora - tenere in vita la strana maggioranza così com'é: anche se non rappresenta una polizza sulla vita del suo leader, é pur sempre un luogo di dialogo e di pressione quotidiana. Certo, come strategia non é un gran che, per la politica e per il Paese, ultimo - ci dicono in queste ore - nell'area euro per crescita e incapace di agganciare la pur flebile ripresa economica. Viene in mente Flaiano: coraggio, il meglio é passato! 

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