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Una questione di principio

Addio Palatino, Parigi e Roma un po' più lontane

Soppresso il celebre treno che ti portava dal cuore della capitale italiana a quello della capitale francese

di Angelo Iacovella

Addio Palatino, Parigi e Roma un po' più lontane

La notizia mi si è abbattuta sulla testa come un fulmine a ciel sereno, guastandomi la tanto agognata vacanza transalpina prenatalizia. Hanno abolito il Palatino Roma-Parigi-Roma!  Va bene la crisi, va bene la “razionalizzazione” o “la messa a sistema” della rete – come la chiamano gli idioti post-moderni in preda alla glossolalia tecnocratica – ma qui è in gioco ben più che un semplice treno.

Stiamo parlando di un’icona dell’immaginario ferroviario. Il Pa-la-ti-no. Rendetevene conto.

Mandare in pensione il celebre e leggendario “direttissimo” che collegava Roma Caput Mundi (o, se preferite, Roma Capoccia) alla Ville Lumière rappresenta un’offesa al sentimento nazionale. Un crimine inaudito, ai danni della capitale, consumato nel centocinquantesimo anniversario della tanto sbandierata Unificazione.

Era stato inaugurato 42 anni or sono, quando l’Italia (dei nostri nonni) poteva ancora vantarsi di essere un paese civile e dignitoso, magari austero ma degno del nome che porta, e non una cloaca a cielo aperto dove scorrazzano impuniti barbari e banchieri, esangui abatini della nostra irrimediabile decadenza spirituale, uniti in gioiosa (per loro) ammucchiata. Mentre Cesare, conquistatore della Gallia, si rigira – ovviamente – nella tomba, sbeffeggiato da Asterix e Obelix.

Da La Stampa del 25 settembre 1969: «Nuovo treno da domenica sulla Roma-Torino-Parigi: In 5 ore e 45' da Roma a Torino e in 9 ore a Parigi. Un nuovo treno direttissimo entra in servizio domenica sulla Roma-Torino-Parigi. Si chiama Palatino e riduce sensibilmente i tempi di viaggio sulla linea internazionale. Parte da Roma alle 17,43, sosta a Porta Nuova dalle 0,29 alle 0,39 e arriva a Parigi alle 9,24 dell'indomani. Nell'altro senso il Palatino lascia la Gare de Lyon alle 18,22, ferma a Torino dalle 2,43 alle 2,53 e giunge a Roma Termini alle 9,35. Il convoglio è formato da vetture-letto di prima e seconda classe e di vetture-cuccette di seconda Roma-Parigi e viceversa e Firenze-Parigi e viceversa».

Lo sono venuto a sapere, la settimana scorsa, mentre mi apprestavo, appunto,  a partire alla volta della Francia. «Ma perché non prende un bell’aereo low cost?», mi suggerisce con aria pietosa l’addetta dell’agenzia di viaggio a cui mi sono rivolto. «Con meno di 50 euro, in due ore o giù di lì, si risparmia una notte di viaggio e l’annessa fatica».

Vaglielo a spiegare, alla tipa, il fascino di salire la sera su un vagone a Termini e svegliarsi la mattina a Parigi, Gare de Lyon o Bercy, tra il vapore dei binari e il profumo dei croissants appena sfornati.

Vaglielo a spiegare, alla tipa, che l’ho preso diecine di volte in vita mia e vado fiero di aver contribuito, con questa scelta a basso impatto, a non peggiorare l’inquinamento che ammorba i nostri cieli.

Vaglielo a spiegare che a Paris (ah, Paris!) mi ci reco da sempre per comprare quintali di libri usati chez les  bouquinistes della Senna, e che sì, magari il biglietto dell’aereo costerà pure 50 euro, ma poi ti fanno a malapena sedere in poltrona e devi staccargli un assegno se ti viene voglia di un salatino, mentre ti applicano un sovrapprezzo pauroso per il bagaglio.

Per me che studio l’Oriente, vaglielo a spiegare che salire sul Palatino era come andare a una festa. Mi ritrovavo nello scompartimento in allegra compagnia con cinesi, senegalesi, cingalesi e marocchini e passavo le ore a chiacchierare del più e del meno con persone in carne e ossa e non con sbiadite fotocopie di esseri umani.

Morale della (brutta) favola: grazie ai “signori” di Trenitalia, Roma non è più in Europa. E siccome ho la testa dura, anzi “de coccio”, ho stracciato il biglietto della Kuwayt Airlines che mi avevano convinto subdolamente ad acquistare e ho deciso, giovedì sera, di prendere il treno. Anzi due treni. Roma-Milano e Milano-Parigi (in cuccetta).

Gare de Lyon.

È stata una questione di principio.

Ci ho impiegato (cambio compreso) circa 15 ore, ma volete mettere la soddisfazione!!!

Aridatece il Palatino, li mortacci vostra!!!

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