Editoriale

Peccato che sia di destra…

È ancora impossibile accettare qualcuno valutandolo per il suo valore e non per l'appartenenza politica

Gianfranco de Turris

di Gianfranco de Turris

ent’anni fa Stenio Solinas, quando ci si accorse di nuovo, dopo gli anni Settanta, che esisteva ancora, nonostante tutto,la cosiddetta “cultura di destra” in seguito alla prima vittoria di Berlusconi, raccontò che gli era capitato di sentir dire nei confronti propri e di altri: “Bravo sì, peccato però che sia di destra…”. Tanto per far capire come in Italia non ci fosse assolutamente, anzi non è mai esistita, una egemonia della cultura progressista che emarginava chi di sinistra non fosse…

Ora, sembra che siano trascorsi invano altri quattro lustri e che l’essere “di destra” costituisca ancora, in certi ambienti e strutture culturali, un ostacolo, un difetto, un handicap a priori, che nulla ha a che vedere con intelligenza, cultura, competenza, professionalità. Anzi che, mescolato a questi ultimi produca una pericolosa miscela. Se siamo ancora a questo punto, se la Sinistra continua ad essere razzista e intollerante, c’è poco da sperare nel futuro.

Il caso di Angelo Mellone, uomo che non ha mai nascosto il suo essere di destra, che da quell’ambiente proviene e che ha scritto libri in tema, è emblematico del clima che ancora si respira nella TV pubblica, nonostante la “rivoluzione culturale berlusconiana” di cui blatera il professor Turi nel suo brillante saggio La cultura delle destre (Bollati Boringhieri) ed i cui bei risultati sarebbero questi. Me cojoni! direbbero a Roma, ma noi che non siamo volgari non lo diciamo, ci mancherebbe…

Nominato capostruttura a “La vita in diretta” (Rai Uno), cioè un posto decisionale e di responsabilità, Mellone si è visto oggetto di un’opera di killeraggio, certamente effettuata su specifica richiesta, per il solo fatto di essere “di destra”.

Il che è intollerabile e incivile e si motiva soltanto dal fatto che oggi in questo Paese per certa gentaglia non essere “di sinistra” è ancora un difetto, una macchia indelebile, che dovrebbe impedire di far carriera. Non c’è altra spiegazione né risposta.

Ovviamente nessuna solidarietà di categoria. I giornalisti “democratici” tacciono, così come tacquero per il caso, sempre nella TV pubblica, di Stefano Mensurati vicedirettore del Giornale Radio. Si fece viva soltanto l’associazione “Lettera 22”, l’unica che si distingua nel conformismo dei gazzettieri. Tutti figli di un dio minore. Una vergogna di cui nessuno però si vergognerà.

                                                  

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    2 commenti per questo articolo

  • Inserito da stefano o il 07/07/2013 14:59:36

    Concordo con De Turris. Però diciamo la verità, la colpa è anche dei pensatori di destra, e di coloro che dovrebbero organizzare e divulgare il pensiero e la cultura non di sinistra. L'avvento di Berlusconi, che ha prodotto più che altro danni all'immagine della destra, ha comunque dato una bella spallata alla sinistra: per la prima volta nel dopo-guerra il "sinistrese" si è trovato in minoranza, soprattutto a livello antropologico. Ebbene, la destra (con tutte le sue sfumature) non ha saputo approfittarne. Sia per motivi ideologici, non avendo saputo smarcarsi dallo statalismo post-fascistoide (si prescinde ad esempio da certi autori paleo-libertari e anarco-capitalisti anti-progressisti come Rothbard); sia perché, come diceva il commento precedente, gli intellettuali di destra non si aiutano tra loro, non fanno gruppo, né tra loro e né con la gente "normale". Pertanto io direi di finirla con il vittimismo - non mi riferisco a De Turris - e direi di darsi da fare, prescindendo da quello che fa la sinistra. Occorre andare avanti per la propria strada senza chiedere continuamente l'imprimatur della sinistra, un conto è "spaziare" e addirittura attingere anche a sinistra a livello filosofico, altro conto è tentare di continuo di ricevere legittimazioni che non ci saranno mai. Lo sappiamo che la sinistra italiana non è come altre sinistre, essa è catto-comunista e moralizzante, degrada l'avversario politico, o criminalizzandolo o non riconoscendolo affatto. È quindi tempo perso. Smettiamola di piangerci addosso e diamoci da fare. Ripeto, non sto riferendomi alla bella iniziativa di questo sito.

  • Inserito da ghorio il 06/07/2013 12:58:30

    Sono solidale con Angelo Mellone, anche se non sono militante di destra, né, tantomeno, spettatore di trasmissioni tipo la "Vita in diretta", dove il trash impera. L'editoriale di Gianfranco de Turris evidenzia una verità ma bisogna chiarire che l'avvento di Berlusconi al potere non ha portato alcuna "rivoluzione culturale", semmai al boicottaggio della cultura di destra e dei suoi intellettuali. Basta prendere in considerazione le scelte delle tv di Berlusconi con i vari Costanzo, Mentana e Santoro, in nome della professionalità a senso unico. Una cosa comunque va detta: nel centrodestra gli intellettuali sono solitari ed elitari, non fanno"confraternita", come a sinistra. Questo è stato ed è un grande errore. Mi debbo ripetere con qualche esempio. E' morto Fausto GIanfranceschi e anche giornali nazionali hanno ignorato la notizia o l'hanno relegata tra le brevi, mentre se Gianfranceschi fosse stato di sinistra ci sarebbero state pagine e pagine. Spesso ci pensano per il vero gli stessi giornali di area: ricordo che i 90 anni di Giovanni Artieri erano passati inosservati perfino in due quotidiani dove aveva scritto lo stesso scrittore e giornalista di vaglia: "Il Tempo" e "Il Giornale" e potrei continuare con altri esempi. Di conseguenza il caso Mellone presuppone che nel centrodestra si provveda, una volta per tutte, a fare meno "Achille che si ritira sotto la tenda" ma scendere in "battaglia" e non aver paura delle proprie idee. Quanto poi al signor Daniele Toaff che si permette di esprimere giudizi sul suo successore, sono cose che succedono alla rai, dove i vari dirigenti si cerdono tanti "dei" in terra e pontificano Giovanni Attinà

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