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Libro shock

Nel delirio nazista le origini della nostra crisi

Il fondatore dei Verdi tedeschi fa risalire a Hitler le peggiori derive della contemporaneità

di Alessandro  Bedini

Nel delirio nazista le origini della nostra crisi

Quali furono le vere ragioni per cui Hitler potè affermarsi nella Germania del dopo Weimar? Quale sostrato ideologico è stato alla base del suo programma? Ma soprattutto il dittatore tedesco, genialmente caricaturizzato da Charlie Chaplin, può essere considerato il “precursore” di ciò che potrebbe essere la vera e propria deriva della civiltà occidentale? A chiederselo è Carl Amery , fondatore dei Verdi tedeschi e esponente di spicco della filosofia ecologista contemporanea. Nel suo libro Hitler il precursore. Il XXI secolo inizia con Auschwitz?, edito da Giannozzo Pucci per i tipi della LEF,( Firenze, 2011, pp. 167,€ 10,00) Amery sostiene che “il Terzo Raich si colloca lungo la linea che ha preso avvio con la secolarizzazione, l’industrializzazione e l’ascesa della scienza come fattore produttivo”. Una lettura assolutamente originale quella del filosofo tedesco, il quale manda in soffitta molta della storiografia dedicata al fenomeno hitleriano e affronta la questione relativa all’affermarsi del nazismo sotto una luce nuova. Lo fa innanzitutto analizzando lo scritto fondamentale di Hitler; il Mein Kampf. Le teorie naziste insomma conterrebbero elementi futuribili, riconducibili alla scomparsa di ogni riferimento metafisico, sia nella scienza che nella politica, che ancora oggi fanno paura e potrebbero, il condizionale è d’obbligo, far risvegliare Dracula. Il dilemma che attraversa questo straordinario libretto è: l’orribile progetto di Hitler, elaborato a partire dal 1920, presuppone sviluppi posteriori? Il darwinismo sociale, materialista e spietato, è alla base, secondo Amery, dell’affermarsi del nazismo col suo bagaglio razzista e l’ossessione della razza superiore: quella ariana. In fondo quello tedesco era uno dei popoli più colti d’Europa, come ha potuto un’ideologia tanto aberrante affermarsi proprio lì, dove il tasso di alfabetizzazione, negli anni Venti del secolo scorso, era elevatissima? Ebbene proprio questo fattore spiega l’affermarsi del credo nazional-socialista: materialismo e ateismo erano penetrati talmente nella società civile tedesca da renderla ricettiva a quella forma estrema di liturgia politica che Hitler seppe abilmente confezionare.  La parcellizzazione della responsabilità morale, l’ossessione per la sopravvivenza della specie, quella ariano-tedesca, determinarono il consenso di cui Hitler potè godere all’interno della società tedesca e in particolare dei ceti dirigenti. La disastrosa guerra verso la quale il dittatore condusse il suo paese, tragica metafora del pifferaio di Hamelin, non fece registrare significative ribellioni. Amery si spinge allora in una considerazione inquietante: “Il fatto è che il sistema nel quale viviamo, il mondo della massima di Jefferson e dell’economicismo nudo e crudo, è impossibile da guidare attenendosi a dei valori morali…..Questo mondo del benessere è molto meno attrezzato per riuscire a rifiutare ciò che offriva in sostanza la formula hitleriana, di quanto non lo fosse la società confusa del 1933”. Secondo il filosofo tedesco esisterebbe insomma un’impressionante continuità tra i principi del nazismo e la modernità attuale, corrotta, disumana, priva di qualunque senso etico, popolata da una sorta di neocannibalismo sociale, dal prototipo dello yuppie , del parassita sociale, del giocatore di borsa. Idealtipus al quale il futuro dell’umanità non interessa affatto, privilegiando il più algido individualismo, moneta corrente delle società occidentali. Un quadro allarmante quello che ci propone Carl Amery, entro il quale il risveglio di Dracula potrebbe essere dietro l’angolo.

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