Premiopoli

Cambia lo Strega! ...ma solo un poco

Piccole modifiche di buon senso nel meccanismo di voto, ma la vera rivoluzione deve ancora venire

di Madame de Stael

Cambia lo Strega! ...ma solo un poco

Quando allo Strega concorrevano gli scrittori

Una rondine non fa primavera, ma insomma è sempre piacevole a vedersi  e soprattutto ci comunica che l’inverno comincia ad andarsene.

Così il comunicato del Comitato direttivo del Premio Strega, nel quale si annuncia l’introduzione di qualche cambiamento nel voto del più prestigioso riconoscimento letterario italiano, fa ben sperare.

Dalla prossima edizione, infatti, si cominceranno a rivedere le liste dei votanti per controllare, dicono, che gli aventi diritto lo esercitino secondo regolamento e che dunque “Gli Amici della Domenica” siano veramente lettori e votanti e non solo un titolo onorifico.

L’altro cambiamento­ –questo sì un po’ più significativo per quanto certo non rivoluzionario, ma dettato da semplice buon senso– la sospensione del voto all’amico della domenica che in quella edizione concorra con un suo libro, insomma per un anno chi concorre non vota e dunque non vota se stesso, e non lascia neppure che qualcuno sospetti che lo abbia fatto. Poiché è capitato più di una volta che, nella finale del primo giovedì di luglio nel Ninfeo di Villa Giulia a Roma, il vincitore abbia avuto un solo voto di scarto dal secondo.

Si comprende bene che quel voto nel caso fosse stato il proprio in quanto amico della domenica avrebbe falsato il risultato.

La richiesta di questa elementare norma di trasparenza era venuta da Roma Capitale, partner con trecentomila euro in tre anni del Premio. Il rappresentante del Sindaco in Consiglio di Amministrazione aveva chiesto l’introduzione di tale variazione dello statuto in osservanza della trasparenza e per rispetto alla gestione dei soldi pubblici.

Poiché in prima istanza il Comitato direttivo aveva rigettato la proposta ne erano sorte polemiche piuttosto aspre che avevano addirittura messo in forse la prosecuzione dell’erogazione del contributo da parte di Roma Capitale. Poi ha vinto il buon senso e quindi bene così, per quanto il meccanismo di voto dello Strega sia ancora assolutamente inadeguato all’importanza del premio, che è valutato intorno alle 50.000 copie in più per il vincitore.

Intanto è discutibile la preselezione che fissa a 12 i partecipanti alla corsa per la cinquina. Questa scelta è stata introdotta recentemente per non far lievitare troppo i costi di gestione della manifestazione, infatti la Fondazione Bellonci, in concomitanza con il limite, ha stabilito l’acquisto di oltre 400 copie per gli amici della domenica dei 12 libri preselezionati.

Non si comprende perché questa spesa, se le case editrici tengono al loro libro e vogliono correre il rischio di venderne 50.000 copie in più lo dovrebbero fare sacrificando 400 copie per i lettori!

Inoltre la selezione degli eventuali eccedenti i 12 viene fatta con un meccanismo di voto a scheda da parte del comitato direttivo. Facile quindi immaginare eventuali cordate per escludere, o accogliere, un titolo piuttosto che un altro.

Non è mai accaduto? Può darsi, ma il meccanismo non preserva dal dubbio o dal sospetto.

Infine la votazione finale, basta scorrere la lista dei 400 e si scopre quanti editori e direttori editoriali e stipendiati di case editrici ci siano fra coloro che votano al Ninfeo. L’argomentazione è che più addetti ai lavori degli editori…, già, ma anche addetti ai profitti!

Poi c’è il drappello dei direttori di testate giornalistiche. Che ci fanno lì? capirei fossero chiamati tutti i responsabili di tutte le pagine culturali di ogni testata italiana, ma i direttori hanno altro a che pensare che leggere 12 libri per lo Strega!

Però votano, perché nello Strega quel che conta essere fra gli eletti che cenano al Ninfeo di valle Giulia.

Ecco fatto. Anche lo Strega, come la Rai e come tante altre nobili e prestigiose istituzioni culturali italiane, piano piano è diventato l’immagine del peggio di questo paese, dove una proposta di buon senso deve prima essere oggetto di polemiche.

Dove si spende di più anche se si può risparmiare, dove contano piccoli arrocchi di potere per il potere, perciò il buon senso non ce la fa quasi mai,  o dura tanta fatica.

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