Ci salveranno dunque gli umanisti?

La vorace minaccia delle multinazionali

L'Ultimissimo libro di Franco Cardini "Arianna Infida, bugie del nostro tempo" tratterà questo tema di drammatica attualità

di Laerte Failli

La vorace minaccia delle  multinazionali

Spariremo inghiottiti da una valanga di titoli fantasma?  Il tema della finanza e della sua prevalenza sull’economia è diventato uno degli argomenti di più drammatica attualità ed economisti, banchieri e finanzieri di mezzo mondo si alternano ora nel garantire che va tutto bene e che questa crisi è solo un leggero incidente di percorso come tanti altri, ora nel  prevedere un futuro, se non proprio cavernicolo, sicuramente non roseo.

Ci salveranno dunque gli umanisti? Secondo un luogo comune (forse non del tutto infondato) il culto delle lettere dovrebbe fare abbastanza a pugni con la conoscenza dei meccanismi del potere finanziario, che richiedono invece una certa confidenza con numeri e dati molto concreti.  Tuttavia Franco Cardini, il celebre medievista  attento non solo al cozzo di antiche spade ma anche al frastuono di moderni ordigni, non rinuncia alla la  sua lettura del presente e soprattutto alla sua sfida ai luoghi comuni e all’ignoranza. Cardini è senz’altro un testimone, anzi un protagonista “scomodo” del suo tempo:  per il suo ultimissimo libro, Arianna Infida, bugie del nostro tempo,  ha già preannunciato che farà probabilmente discutere e scatenerà qualche fulmine su di lui, cosa a cui peraltro è abituato e sembra persino piacergli.  Certo cimentarsi con le multinazionali non è impresa da poco, ma il professore non si è sottratto alla tenzone e  con la collaborazione di Stefano Taddei ha ingaggiato il duello: l’arma è un agile e accattivante libretto, Capire le multinazionali. Capitalisti di tutto il mondo, unitevi! recita il titolo con evidente allusione a Marx, il quale però aveva in mente ben altro tipo di “pubblico” da unire.  E sin dall’introduzione, il discorso è molto chiaro e suona come una vera e propria dichiarazione di guerra: “ Cominciamo a conoscerli e a chiamarli per nome, questi padroni. Cominciamo a riconoscerli, a costringerli a salire al proscenio (…) Ce la siamo troppo a lungo presa con i politici mediocri e corrotti  che essi mandavano avanti a spianare loro la strada ….”

Multinazionale, di per sé, non equivale a un colosso dell’economia mondiale.  Se si considera, come rileva Cardini,  che secondo l’ultimo rilievo (2005) le multinazionali  sono ben 77.175 è evidente che non possono essere tutti colossi dell’economia mondiale. Ma c’è una immensa differenza tra micro e macro multinazionali e sono soltanto le prime ad essere cresciute di numero, mentre le seconde al contrario sono in  contrazione: un dato che fa riflettere e che dimostra come il vero potere economico vada sempre più concentrandosi nelle mani di pochi, con livelli e giri d’affari che un comune mortale neppure può immaginarsi:

“Per avere un’idea del peso economico assoluto delle corporations, si deve considerare che il valore sul mercato di questi colossi supera il PIL di numerose nazioni: non ci riferiamo solo alle aree del terzo mondo, bensì a paesi come la Danimarca, che con i suoi 200 miliardi circa di PIL si vedrebbe superare da oltre una decina di multinazionali “ [1]. E se poi si guarda la distribuzione geografica,  in testa sono gli Stati Uniti con 162, seguiti dal Giappone con 67, dalla Francia con 38 e la Germania con 37. La Cina è a quota 24 ed è quindi evidente che il cosiddetto “blocco occidentale” ha una preminenza assoluta sul mercato. Non ha una grande importanza, da questo punto di vista, il fatto che il prodotto interno della Cina sia negli ultimi anni considerevolmente cresciuto e abbia colmato buona parte della distanza da quello degli USA ; anzi questo è un altro segno, sottolineano gli autori, di come il discorso sulle multinazionali vada considerato, almeno in parte, in modo indipendente da quello sulle nazioni.  Per non parlare poi di quei giganti dai piedi d’argilla del mondo della ricchezza virtuale, di quella finanza le cui scelte di investimento, spesso capricciose e imprevedibili, possono minare le fondamenta di uno o più stati sovrano, come tragicamente si è visto (ma spesso e volentieri fatto finta di non vedere) negli ultimi tempi.   

Le conseguenze delle politiche delle multinazionali si sono fatte e si fanno sentire pesantemente anche sul mercato del lavoro: pratiche come l’offshoring, molto in voga soprattutto dagli anni ’90 del secolo appena trascorso, hanno causato disoccupazione in alcuni paesi e sfruttamento in altri: tipico l’esempio della General  Motor, che negli anni Ottanta trasferì intere fabbriche per la costruzione di automobili oltre il confine messicano. Per un operario messicano erano sufficienti salari tra uno e i due dollari l’ora, mentre un americano ne costava come minimo 5,85, ma  tutti percepivano stipendi superiori al minimo. Intanto questa politica aziendale della General  Motor lasciò solo nel Michigan 30.000 disoccupati.

E  che dire delle politiche di lobbyng attuate a danno di stati sovrani e istituzioni sovranazionali? A partire proprio, sottolineano  gli autori, dal Parlamento europeo, il quale ha ceduto, solo per fare un esempio, anche alle pressioni delle lobbies per quanto riguarda la … qualità delloa cioccolata, accettando pur di favorirle la circolazione di un prodotto industriale più scadente e passando sopra alla questione delle sfruttamento del lavoro minorile in Africa, pur teoricamente condannato. Da notare che tra le grandi corporation del settore c’è anche la Nestlè ….

E questi sono solo alcuni esempi, ma ci sono molte e validissime ragioni per diffidare delle multinazionali e anche per combatterle. Di questi temi si parlerà mercoledì 20 febbraio alla Libreria IBS  di Firenze (via de Cerretani 16/r)  nel corso di una “serata con Franco Cardini” in cui il volume in questione verrà presentato insieme al bellissimo romanzo di Abner Posse su Evita Peron, personaggio che invece, in Argentina, non aveva certo molta simpatia per i signori delle finanza, ma piuttosto per gli “ultimi” del suo paese.  Cardini parlerà anche del suo ultimo volume (Arianna infida)  in una serata all’insegna della cultura, dell’anticonformismo e soprattutto della lotta contro l’apatia e la morte dell’intelligenza.



[1] Franco CARDINI, Stefano TADDEI, Capire le multinazionali. Capitalisti di tutto il mondo unitevi, Rimini, il Cerchio, 2012, p.26.

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