Giovani e lavoro

L'archeologo questo sconosciuto

Figura professionale non riconosciuta né tutelata abbandona gli scavi entro i 40 anni

di Daniela Lombardo

L'archeologo questo sconosciuto

Quando si pensa alla figura dell'archeologo si ha un' immagine stereotipata alimentata da film e fumetti, dall'aitante Harrison Ford in Indiana Jones, alla sexy Angelina Jolie in Lara Croft, ma l'archeologo, nel bene o nel male, non è questo.

Bisogna ricordare, innanzitutto, che questa è una figura professionale altamente qualificata che in Italia, purtroppo, non è minimamente tutelata da alcun testo normativo, sia per quanto riguarda il suo profilo formativo sia riguardo l'esercizio della professione.

In un Paese come il nostro che è quasi interamente territorio archeologico, tutto ciò è a dir poco scandaloso! Il problema nasce, in primis, a livello accademico; l'università italiana, infatti, sforna ogni anno un certo numero di laurearti in archeologia smaniosi di cercare lavoro, sì ma dove?

In realtà si spalancano le porte dello sfruttamento e purtroppo costoro rientrano nella categoria delle vittime “sacrificali” dei tagli alla cultura; il nostro Paese trasmette un chiaro messaggio: non sono fondamentali addetti a questo settore.

Alcuni archeologi, dopo la laurea, decidono di avventurarsi nel mondo delle cooperative, lavorando per pochi euro all'ora. Di conseguenza, l'archeologo trascorre la sua esistenza passando da contratti a progetto (ex co.co.co) a collaboratore occasionale, riducendosi a precario a vita.

In un cantiere, la paga la si prende solo nei giorni in cui si lavora, non si hanno ferie, malattie e tanto meno un contratto.

Ancora più difficile è la situazione per le donne archeologhe, non è prevista la maternità e in caso di gravidanza perdono il lavoro. Inoltre, secondo un recente censimento, “più del 70% delle archeologhe sono donne, ma più della metà abbandona la professione dopo i 40 anni”.

Nel giugno del 2008 l'Associazione Nazionale Archeologi organizzò una manifestazione nazionale chiamando a raccolta tutti gli archeologi italiani. Da quella manifestazione si ebbe un risultato concreto, infatti nell'agosto di quello stesso anno, fu presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge chiamata legge “Madia”, in cui si chiedeva il riconoscimento della figura dell'  archeologo e la sua introduzione nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Inoltre, il Parlamento approvò un ordine del giorno in cui s'impegnava a riconoscere e a provvedere a regolamentare la figura dell'archeologo.

Negli ultimi anni si sono registrati timidi passi avanti in direzione di una tutela normativa della figura dell'archeologo, infatti per la prima volta nel Codice degli Appalti è stata introdotta l'obbligatorietà di una valutazione preventiva di natura archeologica redatta da un archeologo in possesso di precisi requisiti.

Il 15 dicembre del 2012 fu indetta, sempre dall'Associazione Nazionale Archeologi, una seconda manifestazione nazionale a Roma per non vanificare i risultati del 2008 e porre maggiore attenzione su alcuni punti fondamentali ancora irrisolti.

Prima di tutto si chiedeva all'ex Governo Monti il riconoscimento chiaro e definitivo della figura dell'archeologo in un testo normativo, con l'istituzione, inoltre, di elenchi nazionali per tutti gli archeologi esistenti in altre professioni e di regolamentare i livelli retributivi tenendo conto anche delle recenti riforme del mercato del lavoro.

Si ritenne anche improrogabile dall'Associazione Archeologi la ratifica della Convenzione di Malta che tutela il patrimonio archeologico, spesso violato, adeguandoci finalmente alle norme fissate dell'Unione Europea.

Si spera che in futuro la situazione possa cambiare e che il governo che uscirà dalle urne del 24 e 25 febbraio s'impegni nel portare avanti leggi concrete che riguardino la cultura e il nostro patrimonio archeologico e che la nostra classe dirigente capisca finalmente che togliendo “ossigeno” alla cultura si condanna l'Italia all'arretratezza.

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