Editoriale

Donne in crisi di politica

Non è Berlusconi il vero sconfitto di queste ore, sono le donne

Simonetta  Bartolini

di Simonetta  Bartolini

on è Berlusconi il vero sconfitto di queste ore, sono le donne. Sul «Corriere della sera» Maria Laura Rodotà si è detta contenta, o quanto meno non dispiaciuta, vista la miserrima prova data da quelle in uscita, del fatto che nel prossimo ipotetico governo Monti non ci saranno donne.

Francamente è difficile comprendere questa soddisfazione.

Prima di tutto è ingeneroso accomunare le ministre, alle parlamentari che si sono stupidamente paragonate a Claretta Petacci per sottolineare la loro fedeltà al “capo”. Paragone irritante e presuntuoso: prima di tutto la Petacci era di gran lunga più intelligente di molte di loro, basta leggere l’ultimo libro A Clara. Tutte le lettere a Claretta Petacci 1943-45 di Benito Mussolini curato da un pool di storici di tutto rispetto e il libro di Pasquale Chessa ancora dedicato a Claretta e ai suoi rapporti con il Duce e la politica del ventennio.

In secondo luogo la Petacci era l’amante di Mussolini e dunque, istituendo l’analogia, le sciocchine dichiarano di essere state o essere amanti di Berlusconi. Complimenti!

Queste signore, che rimarranno in Parlamento guadagnandosi una immeritata pensione, non sono paragonabili alle ministre o a sottosegretari donne del trascorso governo ecc. Per l’amor del cielo, non stiamo parlando di eccellenze, e neppure di buoni ministri, ma di mediocri  rappresentanze non migliori e neppure peggiori dei loro colleghi maschi.

Non si può negare che questa legislatura abbia avuto un non trascurabile problema di credibilità femminile, da imputare al 90% al Cavaliere (ma non dimentichiamoci chi lo ha circondato e consigliato). Anzi diciamola tutta, una parte delle rappresentanze femminili in parlamento con la sola presenza (non parliamo dei comportamenti) ha provveduto a minare alla base il lavoro lungo e faticoso di accreditamento della propria professionalità che le donne avevano fatto negli ultimi decenni.

E questo è difficile da dimenticare e perdonare.

Fa specie però che sia una donna, intelligente, a cadere nel luogo comune di fare il fatidico fascio di tutta l’erba.

Monti ha dichiarato che le ipotesi di nomi apparse sui giornali sono fantasie. Perfetto, quindi possiamo immaginare che ci saranno delle donne brave, capaci, da mettere nella squadra di governo. Non perché sono donne, ma perchè sono brave.

Già, il problema è sempre quello: o le donne entrano nelle stanze del potere per cooptazione di genere, cioè le famose quote, o non ci entrano.

Quel che ha detto la Rodotà (non esplicitamente, ma è quanto derivava dalla sua affermazione) è stato più o meno questo: ora siamo in emergenza, non possiamo più giocare, bisogna esser seri, quindi fuori le donne e lasciamo gli uomini lavorare in pace per salvare il paese.

Io non ci sto.

Ci sono tante donne brave, serie competenti, brillanti, e non compromesse con il potere di scantinato (chiamarlo di palazzo mi sembra troppo nobile visto i tempi) occorre cooptarle. E se  Mario Monti non conosce donne all’altezza del compito, bisognerà concludere che non è lui adatto a tirarci fuori dai problemi.

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