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Mezzo secolo risponde

Per cambiare il mondo occorre conoscerlo

Cara Giulia, la mia generazione ha costruito miti falsi e fuorvianti

di Simonetta  Bartolini

Per cambiare il mondo occorre conoscerlo

Cara Giulia,

lascio la tua lettera così come me l’hai inviata, senza intervenire neppure con piccoli ritocchi di stile come si converrebbe al triplice ruolo di direttore, professore e zia. Ti avevo chiesto di scrivermi i tuoi pensieri di diciannovenne, neo-matricola  di Lettere, amante dei libri, ma anche di tutto quello che fanno i tuoi coetanei: facebook, discoteca, aperitivo, vestiti improbabili almeno dal mio punto di vista.

Questo per dire a chi legge che non sei una occhialuta nerd fuori dal mondo, anzi dalla mia prospettiva di zia sei anche troppo nel mondo. Faccio fatica a digerire i tuoi leggins con annesso pantaloncino-mutanda, gli abitucci estivi per la discoteca che coprono sempre troppo poco. Non riesco a mandar giù il tuo trucco pesante troppo nero che maschera i tuoi splendidi occhi azzurri e rende troppo adulto il tuo volto fresco e bellissimo.

Devo fare un grande sforzo per star tranquilla sapendoti a giro per Roma in motorino alle due o tre di notte, ora che pare sia normale per una diciannovenne dopo una serata con gli amici.

Ma una volta o l’altra parleremo anche di estetica e allora sarò io a fare qualche domanda a te.

Ma veniamo a quel che mi scrivi.

Il baratro che vedi purtroppo non è immaginario, le generazioni che ti hanno preceduto, compresa la mia, lo hanno scavato con paziente acribia, nella convinzione di star elevando un monumento a quelle “magnifiche sorti e progressive”  di Mamiani, che già Leopardi aveva stigmatizzato come falso e fuorviante mito.

Circa un anno fa, ricordi?, durante le vacanze di Natale una sera (come spesso abbiamo fatto nella nostra famiglia al termine di una cena comune) ci mettemmo a parlare del tuo futuro, delle tue aspirazioni e desideri.

Con tutta la forza e il bell’entusiasmo di diciottenne dichiaravi la tua voglia di rifare il mondo, di abbattere i falsi idoli consumistici, la tua passione per la letteratura. E mi commuoveva il tuo innamorarti della statua di Antioco durante una visita ai Musei Vaticani.

Volevi la mia comprensione, solidarietà, appoggio. Ovviamente li avevi, ma protestasti contro il mio scetticismo. Ti avevo detto che speravo che la tua generazione ce l’avrebbe fatta, ma non avevo nessuna fiducia nella mia, e a dire la verità neppure nella tua, anzi soprattutto nella tua che frequento abitualmente nelle aule universitarie. Perciò avevo appeso al chiodo qualunque velleità di intervento, smesso di scrivere per i giornali, smesso di battermi con l’unica arma che ho sempre avuto, la cultura.

Protestasti. Dicesti che non era giusto che, se tutti avessero fatto come me, voi giovani di buona volontà sareste rimasti completamente soli senza punti di riferimento. Quei punti di riferimento che ancora la mia generazione aveva avuto in coloro che, a loro volta, avevano avuto la fortuna di avere dei maestri.

Ho riflettuto su quello che dicesti, e da quella riflessione è nata questa rivista, ho condiviso quel tuo monito con gli amici che ora compongono il comitato direttivo, anche loro delusi e scettici, e adesso eccoci qui, a provare a fare qualcosa.

La cronaca politica che vediamo scorrere sui nostri televisori non ci incoraggia.

Tu parli di mercificazione del sapere, avverti che l’economia, anzi la finanza, che è cosa diversa e meno nobile, sta soffocando la comunità dei “saperi”, la sola che può garantire la tanto invocata meritocrazia.

Già, la meritocrazia, oggi tutti se ne riempiono la bocca, ma chi si chiede cosa sia veramente e quanto costi? Tutti la invocano perché ritengono di far parte della schiera dei meritevoli. Ma siamo sicuri che sia così?

Il sapere si conquista a duro prezzo e nel tempo, è una faccenda lunga e faticosa, pretende sacrificio e restituisce solo in un lontano futuro.

Il sapere che tu invochi, che vuoi, appartiene al tempo e alla vecchiaia, appartiene ai percorsi della vita che ciascuno deve intraprendere con costanza e convinzione.

Il sapere, cara nipote mia, non è dei giovani, ma si comincia a conquistarlo da giovani.

Chiudo dandoti un piccolo consiglio, fra le tue letture includi anche quella dei giornali quotidianamente, Lo so che sono noiosi, mal scritti, spesso talmente di parte da essere divertenti nella loro partigianeria dichiarata, però servono ad esercitare lo spirito critico, servono a farsi un’opinione, magari proprio per contestare la loro partigianeria, e poi servono a mantenersi informati a cercare di capire in che razza di mondo stiamo vivendo.

Solo se conosciamo bene quel che vogliamo cambiare, saremo in grado di farlo!

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