Itaca, forum dei lettori

Appello agli appellanti: al lavoro!

Siamo nella duplice necessità di identificare un’alternativa elettorale e costruire un progetto duraturo

di Federico Berlingieri

Appello agli appellanti: al lavoro!

Ho sceso le scale di palazzo Ferrajoli con sentimenti contrastanti.  Bene aver visto che c’è chi ci crede ancora, è consapevole della fatiche che accompagnano qualsiasi ricostruzione e sembra pronto a volerci provare lo stesso. Meno bene (molto meno bene) che si sia ragionato più contro qualcosa e qualcuno piuttosto che cercando di fare emergere i comuni denominatori ideologici “di area”. Ci siamo ripetuti quello che non ci piace nella destra italiana di oggi, ci siamo lamentati allo sfinimento di Monti e dei tecnocrati, ma abbiamo ragionato poco in termini di alternative “destrorse” allo status quo.  Mi piace immaginare la destra del ritorno al futuro come un popolo che proponga, produca e non si lasci andare a spari nel mucchio.

Ben inteso: quello di sabato 6 ottobre, se ho colto il senso degli ideatori, non doveva rappresentare né il luogo né il momento per scendere nello specifico di programmi politici ed è giusto ragionare sugli interventi sentiti al netto di battute provocatorie ed esasperazione, ma la verità è che sono mancate suggestioni, visioni o anche solo progetti supportati da idee realizzabili. Auspicavo ed auspico che questo appello-iniziativa ponga come suo obiettivo principale riflessioni e dibattiti fra persone affini, per arrivare a costruire un movimento di opinione che agisca tramite proposte ideologicamente ispirate e concretamente implementabili.  

La sensazione a questo punto è che si sia davanti ad un bivio o, se si preferisce, alla necessità di lavorare su due aspetti diversi della stessa medaglia: l’identificazione di un’alternativa elettorale e la costruzione di un progetto duraturo.

La lacuna elettorale è, a mio modo di vedere, colmabile solo aggrappandosi a qualcosa di preesistente. Non si crea un partito solido, basato su idee e soluzioni a problemi complessi in tre mesi ed in queste condizioni; varrebbe la pena cercare di identificare qualche realtà meno ripugnante delle altre e cercare di limitare i danni. “Turatevi il naso!” avrebbe scritto Montanelli. Una volta di più aggiungerei io; in un simile momento storico politico non sarà poi una grande tragedia.

Un pensiero più attento lo merita viceversa l’iniziativa che si pone come obiettivo di riempire una lacuna di opinione, di Politica.  Sarà molto difficile perché si parte con vent’anni di ritardo, perché si dovrebbe seguire un percorso strutturato, lungo, intenso che possa permettere all’area di “quella cosa lì” di definirsi, di risorgere, di prendere spessore e di durare. Significa rimettersi sui banchi a studiare e a capire cosa significa essere di destra nel 2012.

Nel concreto. Proviamo a riunire ed aggregare gli intellettuali affini che vogliono partecipare a questa ricostruzione, senza tirarli per la giacchetta nel tentativo di coinvolgerli in un interventismo elettorale che (giustamente) rifuggono e che non fa parte del loro dna.  Si dovrebbe, a mio avviso, cercare di favorire la nascita di un direttorio, una “commissione pensante” che avrebbe il compito di condurre la riflessione al fine di produrre une manifesto ideologico, attuale, di stampo culturale, che metta nero su bianco i principi ispiratori di quella che sarà la futura azione politica. Un decalogo di regole universalissime che funga da faro. Questo, e non altro, è il ruolo dal quale le teste pensanti non si possono tirare indietro; una bussola per “Itaca” serve.

Servono poi dei comandanti; sufficientemente filologi per capire il testo ideologico di cui sopra, ma soprattutto esperti nel tramutarlo in proposte precise sui temi chiave dell’agenda politica contemporanea.

Bussole e comandanti dovrebbero poi cominciare a selezionare, crudamente, curriculum per curriculum i gradi più alti dell’equipaggio. Facce nuove, motivate, capaci; tutte dovranno essere selezionate, visionate, intervistate.  E così a cascata.

Questo sogno quando penso ad “Itaca”. Contenti di aver vinto la guerra negli ultimi venti anni (ma ne siamo sicuri?), pochi si sono preoccupati di capire che si era pur sempre in terra straniera, che l’obiettivo era raggiunto solo a metà, che proprio allora iniziava la sfida per costruire.  Quello della ricostruzione è un viaggio che si ha da fare senza ombra di dubbio, tanto vale cominciare. E prego le menti pensanti che erano presenti sabato e non solo a crederci, a parlarsi e a riunirsi ma non per prestarsi ad azioni che non gli si confanno, non per prestare il loro nome ad altri mestieri, ma per essere collante e bussola di quest’arca.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da ghorio il 18/10/2012 16:24:23

    A questo appello deve seguire qualcosa di concreto, come si chiede giustamente. Rimango, però, del parere che occorra un'iniziativa editoriale forte con un settimanale che diventi la cassa di risonanza dell'area di centrodestra e porti avanti le idee per cambiare la nostra società e dare speranze alle nuove generazioni. Se ci sono tante cose che non vanno, compresi i tanti provvedimenti del governo Monti, in primis le fasulle liberalizzazioni, bisogna poi agire di conseguenza non fare finta che i problemi non esistano e parlare di antipolitica che prende il sopravvento. Giovanni Attinà

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