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di Simonetta Bartolini

La Crisi Italiana e la Politica

L’Italia è in una posizione difficile. La situazione della Grecia non sembra migliorare e molti ne chiedono da tempo il fallimento, ovvero che lo Stato greco dichiari di non poter far fronte ai propri debiti e discuta con i creditori di restituire solo una piccola parte di quanto gli hanno prestato in passato. Ma il vero pericolo è quello del “contagio”, ovvero che la crisi della Grecia si espanda a economie molto più grandi. Eccovi un riassunto semplice e chiaro di che cosa va e di che cosa non funziona nell’economia del nostro paese.

Il nostro problema principale è il debito pubblico. Uno dei parametri di Maastricht, stabiliva il tetto del 60 per cento del rapporto tra debito e prodotto interno lordo (PIL).

Da allora, il nostro debito pubblico è cresciuto in modo drammatico fino a toccare adesso il 120%.

Dall’inizio dell’unione monetaria, alcuni paesi, come l’Irlanda e la Grecia, hanno ricevuto grandissimi investimenti da parte delle banche delle nazioni forti, come la Francia e la Germania. Se da un lato questo ha favorito la crescita dei paesi periferici, dall’altro ha alimentato un meccanismo molto rischioso, poiché i principali creditori sono i paesi stranieri.

La situazione italiana è differente. La maggior parte del nostro debito pubblico, rimane all’interno del nostro paese ed in mano alle banche ed assicurazioni e, una percentuale intorno al 40% è in mano a Società estere; questo mette l’Italia in una condizione, sicuramente peggiore, per quanto riguarda il debito pubblico, della Francia, del Canada o del Regno Unito della Germania.

Dopo la rapidissima crescita del debito pubblico, l’Italia, invece di contrarre le spese ed avere una oculata gestione del denaro pubblico, ha preferito, fare manovre di nuove tasse, camuffate da tagli, questo ha ulteriormente impoverito il tessuto produttivo della Nazione, provocando una recessione. Invece di Investire in operazione oculate, lo Stato ha preferito non investire affatto. Uno Stato che non investe in se Stesso non ha nessuna credibilità. In questo caso il nostro governo ha deciso di spendere meno, in servizi ai cittadini.

Negli ultimi 15 anni, la crescita media del nostro PIL è stata uno scarsissimo 0,75%, molto meno degli interessi che sono stati garantiti in passato agli investitori che hanno voluto prestare soldi allo Stato italiano per finanziare il debito pubblico. L’effetto è che, nonostante l’avanzo primario, il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo non diminuisce, e può addirittura aumentare, come succede da circa tre anni.

Le soluzioni possibili per sostenere la crescita senza ricorrere all’inflazione sono diverse.

In Italia i costi della politica locale, regionale, nazionale ed europea superano i 9 miliardi di Euro. L'equivalente di una nuova manovra lacrime e sangue.

Certo i costi della politica non possono essere azzerati, questo è chiaro. Ma l'obiettivo del dimezzamento dei costi della politica è abbondantemente raggiungibile se si eliminano a tutti i livelli i vitalizi e gli assurdi privilegi di cui godono i nostri politici.

Ossia riduzione delle indennità e dei rimborsi spesa, niente più auto blu e scorte a chiunque ne faccia richiesta, abolizione di tutti gli enti inutili e ridefinizione dei CDA nelle partecipate Pubbliche, dimezzamento dei parlamentari e degli assessori regionali di tutte le regioni d'Italia.

Quasi cinque miliardi di euro in meno sui costi pubblici, equivalenti all'introito di quasi due punti di iva. Ecco cosa porterebbe il dimezzamento dei costi della politica italiana.

E invece il precedente governo ha preferito alzare l'iva di un punto %.

Senza considerare il fatto che un serio e deciso sacrificio da parte della classe politica è fondamentale per la sua stessa credibilità.

Questi effetti negativi spaventano i mercati, anche se non bisogna mai dimenticare che lo spread non deve essere mai considerato come un elemento della salute della nostra Economia, in quanto è solo un paramento finanziario e come tale deve rimanere; che quindi chiedono interessi più alti per prestare denaro all’Italia e innescano un circolo vizioso pericolosissimo. Come abbiamo visto, l’Italia usa i soldi che gli vengono prestati essenzialmente per pagare gli interessi del suo enorme debito pubblico accumulato in passato: ma se i soldi continuano ad essere prestati al nostro paese a interessi alti, il nostro debito diventa sempre meno sostenibile e chi ci rimette è sempre e solo il CITTADINO!

Permettetemi una piccola provocazione.

Non è vero che è difficile ottenere il pareggio di bilancio e contemporaneamente ottenere una crescita alta. E' sufficiente studiare le dinamiche della macroeconomia, materia sconosciuta alla maggior parte dei Professori di Economia.

Basterebbe sapere che il deficit di bilancio non dipende, solo, da un eccesso di spesa ma semplicemente da un eccesso di importazioni (in senso lato) rispetto alle esportazioni. Per importazioni s’intendono tutti gli esborsi di valuta verso l'estero (vedi anche pagamenti di interessi sul debito pubblico ad investitori stranieri). Per esportazioni s’intendono tutti gli afflussi di denaro dallo estero (anche turismo straniero).

Detto e capito ciò il governo sappia su cosa agire per azzerare il deficit ed andare in surplus, potrebbe agire incentivando il turismo straniero, facendo una seria Politica sulle riforme Energetiche, Sociali, Fiscali, con la quale rendere meno appetibile l’evasione fiscale, rinnovando la classe Politica che siede ormai in Parlamento da oltre 30 anni; incentivando l’economia digitale, la quale dal 2005 al 2009 avrebbe contribuito per il 14% alla crescita del PIL, facendo una riforma della giustizia Civile, è impossibile aspettare 1220 giorni per una sentenza mentre in Francia si attende solo 331 giorni; facendo una riforma sulla burocrazia, in Italia, il numero di documenti  essenziali all’esportazione sono 4 e costano in totale 1245$, in Finlandia gli stessi documenti costano 540$, incentivando l’accesso al credito, dove in Italia, per avere un fido ammettendo che ci sia concesso, pagheremmo un interesse del 6,4%, mentre in Belgio è del 3,21%. incentivando le esportazioni.

Purtroppo i nostri governi passati e presenti, ignorano questi principi credendo di risolvere il deficit tagliando la spesa ed aumentando le tasse, riducendo in tal modo il PIL senza intaccare se non in maniera marginale il deficit. Come se per evitare la dispersione termica di un locale anziché intervenire sulle finestre o le pareti, si abbassa il riscaldamento!

In Italia abbiamo le Ferrovie dello Stato che invece di garantire il servizio, mettono in campo con sistematica metodologia una problematica non indifferente, sopprimendo i convogli ai suoi utenti che hanno solo la colpa di utilizzarli per andare al Lavoro.

So che il Lavoro, a detta della Fornero, non è un diritto ma, si potrebbe e si dovrebbe multare Trenitalia per questi comportamenti , mediante i quali i Cittadini perdono sistematicamente soldi in nome di una realtà che se ne frega dei più elementari diritti dei passeggeri.

Nella Sanità, vi sono delle interminabili liste d’attesa, le quali favoriscono solo gli studi Privati, rendendo l’accesso e le visite in Ospedale, solo a quelle persone che sapranno diventare dei Matusalemme e, rendendolo impossibile ai cittadini con poco reddito!

In sintesi siamo stufi di sentirci dire che la situazione è grave, mentre si spendono miliardi di euro in aerei da combattimento che hanno gravi deficit, oppure si pagano delle tangenti per finanziare progetti di fondazioni Politiche, con corruzioni d’alto bordo o vedere i tagli ingiustificati alle forze dell'ordine., come se la sicurezza del cittadino e del territorio fosse un optional!

L’Italia ha bisogno di energia nuova per rimettersi in corsa, mentre le nuove energie scappano all’estero. L’Italia ha, tra i paesi occidentali, uno dei più alti tassi di emigrazione intellettuale e scientifica. Detto in altri termini: i migliori vanno via. Una classe dirigente che si lascia sfuggire i migliori è una classe dirigente miope. L’Italia è condannata al declino.

Concludo dicendo che noi siamo artefici del nostro destino e solo noi abbiamo la forza, la voglia e la capacità di cambiare veramente le cose.

Ancora una volta abbiamo il destino del Paese nelle nostre mani. Diamoci veramente una mossa, ora e non tra un millennio. E’ ora di cercare con convinzione il rinnovamento della classe politica che è fatta da soggetti che hanno fatto della “carriera” una professione, sedendo sulle poltrone istituzionali da più di un decennio ed essendo ormai  “una brigata di indimenticabili pasticcioni votati all’inconcludenza”.

M.Sc.BASIGLIO-RIBAUDO Ettore Guido

Coordinatore Regionale Friuli V.G.  Movimento Nazionale Cristiano-Liberale

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