10 agosto

La notte di San Lorenzo, lacrime o desideri?

Per Pascoli è un pianto di stelle per la leggenda cristiana faville del fuoco che arse il santo

di Marina Cepeda Fuentes

La notte di San Lorenzo, lacrime o desideri?

A partire dalla mezzanotte del 9 agosto converrà tenere   gli occhi fissi al cielo perché comincia la “Notte di  San Lorenzo” e potremmo vedere qualche stella cadente. 

Ebbene, ogni volta che ciò capiterà  diremo: “Stella, mia bella stella, desidero che...”. Poi potrebbe  cadere un’altra e un’altra ancora e, ogni stella, si dice, farà avverare un desiderio.

Ma come scrive Alfredo Cattabiani nel suo “Lunario” (Mondadori), quei punti luminosi, che gli  astronomi chiamano Perseidi perché pare provengano  dalla costellazione di Perseo, sono  in realtà  sciami di aeroliti  che vagano per lo spazio  a grande  velocità finché, sfiorando l’atmosfera terrestre, s’incendiano  per il forte attrito e si consumano in brevissimo tempo  senza lasciare traccia.

Questa “pioggia  di stelle”  non è l’unica   durante l’anno, si verifica anche  nella notte tra il 13 e il 14  novembre  con le Leonidi,  che sembrano provenire da un punto  della costellazione del Leone, e in quella  fra il 23 e il 24  dello stesso mese con le Andromeidi che giungono invece   dall’Andromeda.

Nella tradizione le stelle cadenti  d’agosto sono dette anche  “Fuochi di San Lorenzo” perché sarebbero le scintille del  fuoco che ardeva sotto la graticola  del santo durante il martirio avvenuto  il 10 agosto  del 258.

San Lorenzo

In realtà, come ha spiegato Cattabiani  in “Santi d’Italia” (Rizzoli),  san Lorenzo non  morì abbrustolito ma in un modo più prosaico. Tuttavia la leggenda  della graticola  è piaciuta di più all’immaginazione popolare  tant’è vero che anche un proverbio veneto dice: “San Lorenzo dei martiri inozenti, casca dal ciel carboni ardenti”. 

Un altro proverbio ci ricorda che la festa, che  cade proprio nel mezzo della canicola,  sarà il giorno più caldo dell’anno, ma non bisogna disperarsi perché “San Lorenzo la gran calura, sant’Antonio la gran freddura, l’una e l’altra poco dura”.

Forse questa coincidenza con il periodo canicolare potrebbe spiegare la nascita della leggenda della graticola e il culto straordinario  di cui ha goduto il martire che oltre ad avere  il patronato sulla città di Grosseto, è anche invocato contro gli incendi nonostante la sua   leggendaria morte  sulla graticola.

E forse perciò, in alcuni luoghi dell’Italia e dell’Europa, la  festa di San Lorenzo conserva riti con reminiscenze pagane di culti solari d’origine celtica: ad esempio, in Romagna si raccomanda di immergersi sette volte nelle acque del mare per purificarsi e propiziarsi fortuna e felicità. Oppure si può fare anche un solo bagno perché, spiega un proverbio, “E' bâgn e' de' d’SaLurénz e' va par sët”, e cioè, “il bagno  nel giorno di San Lorenzo vale per sette”.

 Comunque sia, una leggenda narrata a Cervia giustifica questa  tradizione in chiave cristiana: si racconta che una ragazza fu curata dalla malaria dopo che aveva avuto in sogno la visita di san Lorenzo consigliandole di farsi il bagno in mare la mattina  del  10 agosto. La notizia  si propagò per tutta la Romagna e ancora oggi è viva l’usanza.

Ma torniamo alle stelle cadenti che dovrebbero splendere nel cielo non solo durante la Notte di San Lorenzo ma anche nelle notti immediatamente successive.

Ebbene, sono chiamate anche “Lacrime di san Lorenzo” perché secondo un’altra credenza sarebbero quelle che il martire romano del secolo terzo, che è sepolto nell’omonima Basilica, versò durante il supplizio  e che da quel momento vagano nei cieli, scendendo sulla terra  in quella  magica notte.

Ispirandosi a questa tradizione Giovanni Pascoli  scrisse una sua celebre poesia, intitolata “X agosto”, rievocandovi la morte del padre ucciso in un agguato:

San Lorenzo, io lo so perché tanto

 di stelle per l’aria tranquilla

 arde e cade, perché sì gran pianto

 nel concavo  cielo sfavilla.

 Ritornava una rondine al tetto:

 luccisero: cadde tra i spini:

 ella aveva nel becco un insetto:

la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende

 quel verme a quel cielo lontano;

 e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola  sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l’uccisero. Disse: Perdono;

 e restò negli occhi aperti un grido:

portava due bambole in dono...

Ora là, nella casa romita,

 lo aspettano in vano:

 egli immobile, attonito, addita

 le bambole al cielo lontano.

 E tu, Cielo, dall’alto dei mondi

 sereni, infinito,  immortale,

oh! D’un pianto di stelle lo inondi

 quest’Atomo opaco del male!

Insomma, come afferma Alfredo Cattabiani, “ognuno proietta sulla realtà che lo circonda i propri sentimenti e  Pascoli vedeva in questi aeroliti lacrime di dolore, altri invece  amano illudersi che siano  messaggere di desideri”.

Altri ancora  restano con lo sguardo fisso nel cielo e non osano parlare  temendo di dire banalità. È bene tacere in questi casi. Basta contemplare con meraviglia uno spettacolo che ci suggerisce l’idea dell’infinito, che ci libera per qualche minuto dal nostro  piccolo io. Dunque il Silenzio sarà il modo migliore per contemplare il cielo nella magica Notte di San Lorenzo.

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    1 commenti per questo articolo

  • Inserito da Loredana il 08/08/2012 11:12:43

    Bellissimo articolo su uno dei santi più venerati in Italia, e anche più famosi, grazie alla notte magica che gli è stata dedicata.

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