Editoriale

Riannodare il senso di un'identità storica perché il ritorno a Itaca sia verso il futuro

Non possiamo accettare un'Italia senza una Destra di valori, proposte, idee

Gennaro  Sangiuliano

di Gennaro  Sangiuliano

na Destra è sempre esistita, è tale prima ancora come atteggiamento culturale, filosofico, mentale, che determina solo dopo una categoria del politico.

Essere di destra significa appartenere a una modalità prepolitica, aderire a una visione del mondo e della vita, frutto di una concezione che pone al centro dell’universo l’individuo, l’uomo, fondato sulla libertà e sulla spiritualità del suo agire.

Si è molto dibattuto sul superamento o meno delle categorie di destra e sinistra; in realtà al di là dei nominalismi l’antinomia culturale, intesa in senso schmittiano, fra conservatori, tradizionalisti, identitari, comunitari, idealisti da una parte, e progressisti, positivisti, illuministi, razionalisti, comunisti dall’altra, è sempre esistita e sempre esisterà.

La storia dimostra come i tentativi di approdare a un pensiero unico siano sempre miseramente falliti. Una Destra sopravvivrà anche nel nuovo millennio, anche se, come tutte le categorie filosofico-politiche avanza, si aggiorna, assume il senso dei tempi ai quali ci riferiamo, lasciando alla radice una visione del mondo e della vita.

In Italia, come nel resto dell’Occidente, questa modalità prepolitica ascrivibile alla Destra ha radici lontane che sposano l’italianità più profonda, da Dante a Machiavelli, a Vico, a Manzoni, a Croce, Gentile, fino alle avanguardie del primo Novecento. Epoche diverse, contesti storici diversi, individualità spiccate, ma al fondo una visione comune che esalta la tradizione degli uomini quale «morale della Storia» destinata a offrire coesione agli «spiriti di popoli» (Völkergeister) e dove il potere non è tirannia, ma è chiamato a rappresentare la communitas, un popolo unito dalla storia.

Proprio alla luce di queste premesse balza agli occhi il paradosso italiano degli ultimi anni, riassumibile nella formula prezzoliniana de “la Destra che non c’è”. In un passaggio epocale segnato dalla drammatica crisi, innescata dal fallimento di quel “progetto eurocratico” coltivato dai salotti giacobini e dai poteri forti, quando la realtà ontologica rilancia de facto una risposta di Destra, la sua visione basata sul radicamento nazionale (Volksgeist), il suo organicismo comunitario, questo luogo politico in Italia non esiste più.

Un paradosso che diventa una sofferenza esistenziale per chi ha declinato certi valori in tempi di emarginazione e nei quali si negava alla Destra addirittura il diritto ed esistere.

La società globale rischia di portare l’umanità al disastro, sia il turbocapitralismo che la socialdemocrazia hanno mostrato le loro insufficienze nell’organizzare una risposta credibile, si sono affidati a soluzioni tecnocratiche inodori e insapori. «Stiamo per assistere al ritorno dell’identità nazionale», ha scritto Simon Jenkins sul Guardian.

«Il laissez-faire e la tecnocrazia internazionale non forniscono una valida alternativa allo stato-nazione», ha aggiunto l’economista di Harvard Dani Rodrik. Così mentre l’Europa, dalla Francia, alla Svezia, all’Austria, alle Fiandre, al Belgio, all’Ungheria, alla Polonia, pullula di risposte di destra al nichilismo europeo, in Italia la destra non c’è più, liquefatta al sole di alleanze ed esperimenti sempre più precari.

La politica necessita, oltre che di programmi sull’immanente, di visioni, di prospettive, di coltivare destini. Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del Corriere della Sera, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra. A distanza di decenni alcuni di quei contenuti restano intatti nella loro freschezza proprio perché ancorati a una dimensione iperpolitica.

Per decenni l’essere di destra ha inciso nella carne viva di ciascuno di noi. Può tutto finire così? È giusto che finisca così? Chi ha avuto il merito e la fortuna, l’onore e l’onere, di fare il ministro, il parlamentare, il sindaco o ricoprire altri incarichi di prestigio non può non avvertire il senso di responsabilità storico rispetto al vuoto che vicende – poco nobili e molto personali – hanno determinato.

Rifare una Destra, riannodare il senso di un’identità storica non significa tornare indietro, chiudersi, o tantomeno isolarsi. La Destra italiana non deve certo rinnegare quel percorso di modernizzazione e attualizzazione storica compiuto nell’ultimo ventennio. Nessuna nostalgia del ghetto.

Tuttavia, proprio per evitare l’insorgere di derive irrazionali, per le spinte che vengono dal contesto globale, per l’oggettiva necessità di risposte forti, per la domanda di difesa dell’identità nazionale (soprattutto su un piano economico), la Destra deve riappropriarsi della sua identità in maniera autonoma e autosufficiente.

Poi, in un sistema di alleanze aperto, ben venga il dialogo programmatico con cattolici, popolari europei, liberali, riformisti di origine socialista, e tutte le altre espressioni delle culture moderate che vogliono essere antagoniste al giacobinismo italiano.

Non irrilevante appare un’altra questione. Negli anni ’70 il Pci vantava la cosiddetta diversità morale, quella che Pasolini esaltò nella formula «un’altra Italia nell’Italia». Non sappiamo se questa diversità fosse fondata, sta di fatto che anche la Destra italiana può vantare una sua diversità morale che accompagnò nobili battaglie e che sostanzia una tradizione incompatibile con certi stili di vita, visioni padronali che stanno distruggendo il Pdl.

Non è detto che questa sia una ricetta certa, che il ritorno ad Itaca possa funzionare ma non si può far finta di nulla, questo è inaccettabile.

Leggi anche gli articoli precedenti

Veneziani : http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1204&categoria=6&sezione=1

Malgieri : http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1203&categoria=6&sezione=1

Del Ninno: http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1209&categoria=6&sezione=1

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Nistri: http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1223&categoria=6&sezione=1

Del Nero: http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1228&categoria=6&sezione=1

Cardini:http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=1239&categoria=6&sezione=1

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    31 commenti per questo articolo

  • Inserito da Tracy il 13/11/2014 22:45:59

    that in the QM case, the decision which card was which could not have been made when the enpleoves were sealed. That decision was made when one of the enpleoves was opened. And at that time two things changed, two things that might be light years apart or buried in separate graves.Probability theory doesn't distinguish between things that have been decided but are unknown versus things that have not been decided yet. Somebody flipped a coin yesterday and you don't know which face came up. Somebody will flip a coin tomorrow. Either way, assuming a fair coin, your best guess is 50% either way. If you have reason to think it's a false coin that comes up heads 55% of the time, then your best guess is 55% heads either way. Once you find out the truth, then it isn't 50% or 55%, you know. It's either heads or tails.The easy interpretation is that it doesn't matter whether something is real but unknown versus not-decided-yet. Either way, you have your best guess now and when you find out the truth you'll know. There's no point arguing whether really the cards are separated and in their enpleoves, or whether a ghost magically paints the cards just before you open the enpleoves, because there's no way to tell which it is. Just use what you do know, which is first the guess and then the reality.But Bell's theorem proves that it cannot be true that the truth is real but unknown. It has to be true that the state does not exist until two random but correlated states are created when one of them is observed. Without that proof, there is nothing special going on. Somehow, quantum mechanics is arranged so that it is impossible for the truth to exist but be unknown. That's the part that's hard to understand. What we need is a good simple explanation why, for example, two photons that are created to have complementary polarization but we don't know what polarization they have, are not actually polarized any way in particular until we measure the polarization on one of them. QM says it can't be true that their polarization state was set when they were created, and we only discover it later. QM says that in reality they have only a probability of polarization until it becomes real when one of them is measured.Why does QM make it impossible for the truth to be real but unknown?

  • Inserito da Luigi Corsetti il 30/09/2013 16:03:20

    Caro Sangiuliano, ammetti di aver scritto una sciocchezza... Capita per la sterminata bibliografia di Prezzolini Saluti. Luigi Corsetti

  • Inserito da weber il 07/05/2013 01:01:52

    Da un mio controllo, mi pare che abbia ragione Sangiuliano.

  • Inserito da gennaro sangiuliano il 07/05/2013 00:59:06

    Caro Corsetti, dunque, i fatti sono chiari, pur avendo scritto vari articoli, Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera nel senso pieno della definizione. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari).

  • Inserito da Luigi Corsetti il 22/02/2013 11:00:09

    Caro Sangiuliano, ammetti di aver scritto una sciocchezza... Capita per la sterminata bibliografia di Prezzolini Saluti. Luigi Corsetti

  • Inserito da Gennaro Sangiuliano il 15/02/2013 15:35:12

    Caro Corsetti, dunque, i fatti sono chiari, pur avendo scritto vari articoli, Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera nel senso pieno della definizione. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari).

  • Inserito da Luigi Corsetti il 05/01/2013 15:44:13

    Caro Sangiuliano, ammetti di aver scritto una sciocchezza... Capita per la sterminata bibliografia di Prezzolini Saluti e Buon Anno. Luigi Corsetti

  • Inserito da Luigi Corsetti il 04/01/2013 18:52:08

    Caro Sangiuliano, ammetti di aver scritto una sciocchezza... Capita per la sterminata bibliografia di Prezzoli Saluti e Buon anno. Luigi Corsetti

  • Inserito da GenSangiuliano il 23/12/2012 19:37:41

    Dunque, i fatti sono chiari, pur avendo scritto vari articoli, Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera nel senso pieno della definizione. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari).

  • Inserito da Luigi Corsetti il 21/11/2012 16:51:41

    Caro Sangiuliano, mi pare che lei abbia volutamente dimenticato la materia del contendere. Non posso dunque che ripetermi: «Nessuno ha mai parlato di collaborazione “in termini contrattuali” ecc., e del resto neanche lei, nel pezzo “Il ritorno a Itaca”, dove testualmente scrive: “Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del “Corriere della Sera”, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra”. La mia critica si riferiva a questa sua affermazione, confermata dalla sua prima replica. Come spero sappia, anche l’articolo da lei citato uscì nella rubrica “Tribuna aperta”, quindi, seguendo il suo ragionamento, neanche questo sarebbe da considerarsi articolo scritto per il CdS ma solo un “testo”». A questo non ho ricevuto risposta. Mettiamola così, questa amichevole polemica è servita a riscoprire 20 articoli di Prezzolini pubblicati sul “Corriere della Sera”. Attendendo le pagine culturali del “Roma”, la saluto. Luigi Corsetti

  • Inserito da Gennaro Sangiuliano il 08/11/2012 23:57:55

    Dunque, i fatti sono chiari, pur avendo scritto vari articoli, Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera nel senso pieno della definizione. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari).

  • Inserito da genSan il 08/11/2012 23:55:42

  • Inserito da Luigi Corsetti il 13/08/2012 16:34:49

    Caro Sangiuliano, mi pare che lei abbia volutamente dimenticato la materia del contendere. Non posso dunque che ripetermi: «Nessuno ha mai parlato di collaborazione “in termini contrattuali” ecc., e del resto neanche lei, nel pezzo “Il ritorno a Itaca”, dove testualmente scrive: “Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del “Corriere della Sera”, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra”. La mia critica si riferiva a questa sua affermazione, confermata dalla sua prima replica. Come spero sappia, anche l’articolo da lei citato uscì nella rubrica “Tribuna aperta”, quindi, seguendo il suo ragionamento, neanche questo sarebbe da considerarsi articolo scritto per il CdS ma solo un “testo”». A questo non ho ricevuto risposta. Mettiamola così, questa amichevole polemica è servita a riscoprire 20 articoli di Prezzolini pubblicati sul “Corriere della Sera”. Attendendo le pagine culturali del “Roma”, la saluto e le auguro buone ferie Luigi Corsetti

  • Inserito da gennaro sangiuliano il 12/08/2012 13:34:57

    Pur avendo scritto vari articoli, Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera nel senso pieno della definizione. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari).

  • Inserito da Fabrizio Spinella il 09/08/2012 21:37:53

    Leggo: "Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del Corriere della Sera, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra". Errore: Prezzolini scrisse prima, per richiesta della Direzione, altri articoli sulla Tribuna Libera del "Corriere", a partire dal novembre 1972 (sulla pace nel Vietnam).

  • Inserito da luigi corsetti il 05/07/2012 09:49:45

    Caro Sangiuliano, mi pare che lei abbia volutamente dimenticato la materia del contendere. Non posso dunque che ripetermi: «Nessuno ha mai parlato di collaborazione “in termini contrattuali” ecc., e del resto neanche lei, nel pezzo “Il ritorno a Itaca”, dove testualmente scrive: “Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del “Corriere della Sera”, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra”. La mia critica si riferiva a questa sua affermazione, confermata dalla sua prima replica. Come spero sappia, anche l’articolo da lei citato uscì nella rubrica “Tribuna aperta”, quindi, seguendo il suo ragionamento, neanche questo sarebbe da considerarsi articolo scritto per il CdS ma solo un “testo”». A questo non ho ricevuto risposta. Mettiamola così, questa amichevole polemica è servita a riscoprire 20 articoli di Prezzolini pubblicati sul “Corriere della Sera”. Attendendo le pagine culturali del “Roma”, la saluto cordialmente Luigi Corsetti

  • Inserito da piera giorget il 04/07/2012 15:33:01

    Finalmente! Grazie a Sangiuliano e Corsetti leggo un dibattito interessantissimo che non leggevo da anni. Corsetti mi sempra sia più puntuale. Scrive che l’articolo che riporta Sangiuliano non sia il solo contributo di Prezzolini sul Corriere e, secondo il mio piccolissimo giudizio, mi sembra abbia ragione. Comunque bravi ad entrambi e di nuovo grazie per averci regalato pagine di autentica cultura

  • Inserito da gennaro sangiuliano il 04/07/2012 12:23:44

    Caro Corsetti, i fatti sono fatti nella loro semplicità e io credo che la mia affermazione sulla circostanza che Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera sia sostenuta da elementi oggettivi e incontrovertibili. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita per Giuseppe Prezzolini. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari). Quanto alla mia conoscenza dei contributi al Corriere di Prezzolini me ne sono occupato in alcune pagine culturali del “Roma” che ho diretto alla fine degli anni ’90 e che mi premurerò di farLe avere appena le avrò ritrovate. Sono del 1997, quindi ero perfettamente consapevole di questi scritti. È vero, non ho riferito del dibattito con Pasolini nel mio testo (la ringrazio per averlo definito “bel libro”. Anche io ho apprezzato alcuni suoi scritti) ma Prezzolini è vissuto cento anni, in maniera molto intensa, producendo dall’adolescenza fino alla soglia della morte. Ci sarebbero volute duemila pagine, non quattrocento, per ricomprenderlo tutto. E io mi sono soffermato, volutamente, su quello che anche Carlo Bo, giudica essere il periodo più rilevante, quello che va dal primo Novecento fino al trasferimento negli Stati Uniti. Infine, la definizione “antico collaboratore” non è affatto ridondante ma si riferisce anche alla natura dei rapporti, di stretta collaborazione culturale, fra Missiroli e Prezzolini, soprattutto relativi alla collaborazione di quest’ultimo al Resto del Carlino, dove Missiroli coordinava la pagina culturale. Può legittimamente non esserLe piaciuto il mio articolo sulla Destra, ognuno ha le sue idee, ci mancherebbe. Sono un giornalista e ho fatto studi giuridici (laurea e dottorato di ricerca) in diritto privato. Il collaboratore è colui il quale ha un rapporto contrattuale di lavoro parasubordinato che può essere modulato in varie forme. Prezzolini non fu mai collaboratore del CdS. Cosa che riuscì a Papini. Vi inviò, certamente, lettere e interventi da esterno, anche se di contenuto pregevole. Magari io e Lei intendiamo diversamente la definizione di “collaboratore”, questo non mi pare un dramma. Molto cordialmente e in amicizia. Gennaro Sangiuliano.

  • Inserito da gennaro sangiuliano il 04/07/2012 12:18:42

    Caro Corsetti, i fatti sono fatti nella loro semplicità e io credo che la mia affermazione sulla circostanza che Prezzolini non è mai stato collaboratore del Corriere della Sera sia sostenuta da elementi oggettivi e incontrovertibili. Anzi, la mancata collaborazione al CdS fu una piccola ferita per Giuseppe Prezzolini. Ecco un significativo passaggio della lettera che Mario Missiroli (direttore del Corriere della Sera dal ’52 al ’61, scrisse, il 23 settembre 1952, in risposta alla richiesta di collaborazione inoltrata da Dolores Faconti, moglie di Prezzolini: «Cara e gentile Signora, ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato. Anche oggi vedo scarse possibilità in questo senso, per due ragioni: anzitutto perché il “Corriere” ha negli Stati Uniti un corrispondente eccellente al quale non posso in alcun modo mancare di riguardo (si trattava di Ugo Stille pseudonimo di Ugo Kamenetzsky). In secondo luogo, se portassi via Giuseppe al “Tempo” recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo mio amico fraterno….». Missiroli ribadisce la sua posizione in un’altra lettera, del 31 ottobre 1952, questa volta indirizzata direttamente a Prezzolini: «La tua lettera mi amareggia profondamente, perché denota uno stato d’animo che a mio giudizio non è giustificato… Per ciò che riguarda il “Corriere”, a parte il fatto che sono arrivato appena ieri, c’è una difficoltà insormontabile: che io non posso in nessun modo fare un torto ad Angiolillo….» (Mario Missiroli – Giuseppe Prezzolini “Carteggio 1906 – 1974, Edizioni Storia e Letteratura, a cura di Alfonso Botti, pagg. 293-294). Dunque, caro Corsetti, Prezzolini non fu mai collaboratore del Corriere ma si limitò a inviare qualche lettera e alcuni interventi (di grande spessore, come quasi tutte le sue cose) per la “Tribuna aperta”. Del resto, come si evince dalla stesse lettere di Missiroli, nello stesso periodo a cui si riferiscono i contributi pubblicati dal CdS, Prezzolini era sotto contratto col “Tempo” e poi con i quotidiani gruppo Monti (come lui stesso ricorda nei Diari). Quanto alla mia conoscenza dei contributi al Corriere di Prezzolini me ne sono occupato in alcune pagine culturali del “Roma” che ho diretto alla fine degli anni ’90 e che mi premurerò di farLe avere appena le avrò ritrovate. Sono del 1997, quindi ero perfettamente consapevole di questi scritti. È vero, non ho riferito del dibattito con Pasolini nel mio testo (la ringrazio per averlo definito “bel libro”. Anche io ho apprezzato alcuni suoi scritti) ma Prezzolini è vissuto cento anni, in maniera molto intensa, producendo dall’adolescenza fino alla soglia della morte. Ci sarebbero volute duemila pagine, non quattrocento, per ricomprenderlo tutto. E io mi sono soffermato, volutamente, su quello che anche Carlo Bo, giudica essere il periodo più rilevante, quello che va dal primo Novecento fino al trasferimento negli Stati Uniti. Infine, la definizione “antico collaboratore” non è affatto ridondante ma si riferisce anche alla natura dei rapporti, di stratta collaborazione culturale, fra Missiroli e Prezzolini, soprattutto relativi alla collaborazione di quest’ultimo al Resto del Carlino, dove Missiroli coordinava la pagina culturale. Può legittimamente non esserLe piaciuto il mio articolo sulla Destra, ognuno ha le sue idee, ci mancherebbe. Sono un giornalista e ho fatto studi giuridici (laurea e dottorato di ricerca) in diritto privato. Il collaboratore è colui il quale ha un rapporto contrattuale di lavoro parasubordinato che può essere modulato in varie forme. Prezzolini non fu mai collaboratore del CdS. Cosa che riuscì a Papini. Vi inviò, certamente, lettere e interventi da esterno, anche se di contenuto pregevole. Magari io e Lei intendiamo diversamente la definizione di “collaboratore”, questo non mi pare un dramma. Molto cordialmente e in amicizia. Gennaro Sangiuliano.

  • Inserito da Luigi Corsetti il 03/07/2012 11:37:19

    Caro Sangiuliano, non capisco perché insistere tanto nel negare l’evidenza. Il suo esercizio di arrampicata sugli specchi è manifesto, quindi perché incaponirsi a oltranza? Sbagliare è umano e conoscere la sterminata bibliografia prezzoliniana è impossibile. L’umiltà e il chiedere venia sono valori che la destra deve riscoprire. Nessuno ha mai parlato di collaborazione «in termini contrattuali» ecc., e del resto neanche lei, nel pezzo “Il ritorno a Itaca”, dove testualmente scrive: «Giuseppe Prezzolini, in un lungo articolo, apparso il 29 aprile 1973, a pagina due del “Corriere della Sera”, l’unico che abbia mai scritto per il quotidiano di via Solferino, elencava Le ragioni della Destra». La mia critica si riferiva a questa sua affermazione, confermata dalla sua prima replica. Come spero sappia, anche l’articolo da lei citato uscì nella rubrica “Tribuna aperta”, quindi, seguendo il suo ragionamento, neanche questo sarebbe da considerarsi articolo scritto per il CdS ma solo un «testo». Francamente non credo che lei conoscesse l’elenco degli articoli poiché, nelle oltre 400 pagine del suo bel volume, non figura alcun cenno della polemica fra Prezzolini e Pasolini, episodio noto a ogni cultore del caro Prezzy. La sua replica è talmente frivola che il nostro Prezzolini la commenterebbe cosi: «testi come questi li conservo preziosamente…» (Prezzolini - Soffici, Carteggio, II, Edizioni di Storia e Letteratura, 1982, p. 187). Tra l’altro – già che siamo in tema di produzioni giornalistiche - Missiroli collaborò alla “Voce”, ma lui sì con un unico articolo, anzi «pubblica solo una breve nota su Ferri» il 3 gennaio 1909, come conferma nell’introduzione l’ottimo curatore del Carteggio Missiroli-Prezzolini (Edizioni di Storia e Letteratura, p. X). Quindi che tipo di collaborazione fu? “antico collaboratore” - come lei afferma – è a dir poco ridondante, lascia intendere che Missiroli vi abbia collaborato a più riprese, con o senza contratto non lo so. Perdoni la franchezza, spiacente di aver dovuto contestare le sue tesi, ma il web e la carta stampata sono talmente stracolmi di inesattezze che certe volte non replicare è impossibile. Questo amor di verità deriva dall’insegnamento degli “Uomini della Voce”, come amava definirli Cesare Angelini? Penso proprio di si. Un saluto molto cordiale. Luigi Corsetti

  • Inserito da gennaro sangiuliano il 02/07/2012 11:21:18

    Caro Corsetti, mi trovo costretto a insistere. Quei contributi a cui lei si riferisce e che conoscevo bene non sono articoli, bensì, lettere al giornale oppure testi per la "Tribuna aperta". Chi lavora nei giornali conosce bene la differenza. Si tratta di testi pregevolissimi per acume e spessore ma non sono articoli nel senso contrattuale del termine. Prezzolini non riuscì mai ad essere collaboratore del Corriere della Sera, ci provo nel '52 quando alla direzione di via Solferino giunse Missiroli, suo vecchio amico e antico collaboratore de La Voce. Prezzolini, carattere orgoglioso non lo chiese in prima persona ma fu la moglie Dolores Faconti a scrivere a Missiroli. La risposta del direttore del CdS fu chiara: «Ho sempre desiderato di avere tra i miei collaboratori il caro Giuseppe. Ma una serie di circostanze fatali me lo ha sempre vietato». Le ragioni dell’impedimento sono due: la presenza già a New York di un valido corrispondente, Ugo Kamenetzky, che si firma Ugo Stille, «in secondo luogo se portassi via Giuseppe al Tempo recherei un grosso dispiacere ad Angiolillo, mio amico fraterno». L'intera vicenda può essere ricostruita con chiarezza dai carteggi (Mario Missiroli - Giuseppe Prezzolini, Carteggio 1906-1974, pag. 293, EDIZIONI STORIA E LETTERATURA). La conferma a quanto affermo è in un'altra circostanza. I testi che produce (reali ed effettivi) sono relativi allo stesso periodo in cui Prezzolini ebbe contratti di esclusiva dagli Stati Uniti, prima col Tempo, poi con il gruppo editoriale Monti (Resto del Carlino e Nazione), quindi non avrebbe potuto scrivere per il CdS. Dunque, una cosa è scrivere articoli come redattore o collaboratore per un giornale, altra cosa è inviare lettere, anche se il contenuto di queste hanno un grande valore culturale. Saluti Gennaro Sangiuliano

  • Inserito da luigi corsetti il 26/06/2012 14:33:59

    Gent.ma Sig.ra Piera, per correttezza devo dirle che l’elenco degli articoli di Prezzolini pubblicati sul CdS (inviati al Dr. Sangiuliano) non è frutto del mio lavoro, ma di quello della Dott.ssa Diana Ruesch, responsabile dell’archivio Prezzolini di Lugano, che gentimente, alcuni anni fa, mi inviò per la realizzazione di una pubblicazione su Giovanni Papini. Mi complimento con lei per aver riportato le chiare e semplici parole di Prezzolini sui “capelloni di Pasolini” Saluti

  • Inserito da piera giorget il 26/06/2012 10:58:14

    Ho ritrovato nell'elenco di Corsetti la splendida risposta che Prezzolini diede a Pasolini sui capelloni, apparsa sul "Corriere" il 21 gennaio 1973. Per chi non l'avesse letta vi riporto le ultime fantastiche righe prezzoliniane: "Quanto ai capelloni il programma della destra è molto semplice: un bagno obbligatorio a tutto il corpo una volta la settimana e una lavata di faccia una volta il giorno; poi due volte a giorno pettine ai cernecchi, la destra si accontenta di poco".

  • Inserito da luigi Corsetti il 25/06/2012 19:27:20

    Caro Sangiuliano, purtroppo affermo cose esatte e non capisco come uno studioso attento di Prezzolini possa cadere in tali errori, forse la fretta? Ecco l'elenco degli articoli di Prezzolini sul Corriere. - La gioventù italiana dopo la guerra, “Corriere della Sera”, 11 settembre 1921 [esordio di Prezzolini nel “C.d.S.”] - Lettere al Corriere. Prezzolini e la cultura, “Corriere della Sera”, 25 settembre 1962 - Machiavelli 1469-1969. Nel quadro dei dibattiti del “Corriere” e in occasione del quinto centenario della nascita, “Corriere della Sera”, 6 febbraio 1969, p. 11 - Lettere al Corriere. La terza forza, “Corriere della Sera”, 5 aprile 1969 - Lettere al Corriere. L’inventore della bussola, “Corriere della Sera”, 16 luglio 1969 - La mia Firenze, “Corriere della Sera”, 13 novembre 1970, p. 4 - Lettere al Corriere. Il caso Pound, “Corriere della Sera”, 30 aprile 1971 - Tribuna aperta. I furbi e gli ingenui della guerra del Vietnam, “Corriere della Sera”, 16 novembre 1972, p. 2 - Tribuna aperta. Prezzolini risponde a Pasolini sui capelloni, “Corriere della Sera”, 21 gennaio 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Modesto progetto di riforma scolastica, “Corriere della Sera”, 12 aprile 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Le ragioni della Destra secondo Prezzolini, “Corriere della Sera”, 29 aprile 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Polemica di un conservatore sul caso di Marco Pannella, “Corriere della Sera”, 19 luglio 1974 - Tribuna aperta. Guerre «giuste», “Corriere della Sera”, 11 ottobre 1974, p. 2 - Tribuna aperta. Cos’è questo golpe? Io so [di P.P. Pasolini]. Io credo [di G.P.], “Corriere della Sera”, 14 novembre 1974 - È stato un grande mago, “Corriere della Sera”, 30 novembre 1974 - Un’attualità sessantenne, “Corriere della Sera”, 8 dicembre 1974 - Il nostro amico Gobetti. Si occupò di politica anche in luna di miele, “Corriere Letterario”, supplemento del “Corriere della Sera”, 15 febbraio 1976, p. 15 - Prezzolini. Quel mio caro amico dimenticato, “Corriere della Sera”, 9 gennaio 1981 - Che cosa c’è che non va. «Ho cent’anni, e giudico così il mondo», “Corriere della Sera”, 8 febbraio 1981 - Lettere al Corriere. Una polemica di Prezzolini con Bacchelli, “Corriere della Sera”, 9 giugno 1981, p. 5 Saluti Luigi Corsetti

  • Inserito da Luigi Corsetti il 25/06/2012 19:15:15

    Caro Sangiuliano, purtroppo affermo cose esatte, e non capisco, come uno studioso attendo di Prezzolini possa cadere in tali errori. Forse la fretta? Ecco l'elenco degli articoli di Prezzolini sul Corriere. Saluti - La gioventù italiana dopo la guerra, “Corriere della Sera”, 11 settembre 1921 [esordio di Prezzolini nel “C.d.S.”] - Lettere al Corriere. Prezzolini e la cultura, “Corriere della Sera”, 25 settembre 1962 - Machiavelli 1469-1969. Nel quadro dei dibattiti del “Corriere” e in occasione del quinto centenario della nascita, “Corriere della Sera”, 6 febbraio 1969, p. 11 - Lettere al Corriere. La terza forza, “Corriere della Sera”, 5 aprile 1969 - Lettere al Corriere. L’inventore della bussola, “Corriere della Sera”, 16 luglio 1969 - La mia Firenze, “Corriere della Sera”, 13 novembre 1970, p. 4 - Lettere al Corriere. Il caso Pound, “Corriere della Sera”, 30 aprile 1971 - Tribuna aperta. I furbi e gli ingenui della guerra del Vietnam, “Corriere della Sera”, 16 novembre 1972, p. 2 - Tribuna aperta. Prezzolini risponde a Pasolini sui capelloni, “Corriere della Sera”, 21 gennaio 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Modesto progetto di riforma scolastica, “Corriere della Sera”, 12 aprile 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Le ragioni della Destra secondo Prezzolini, “Corriere della Sera”, 29 aprile 1973, p. 2 - Tribuna aperta. Polemica di un conservatore sul caso di Marco Pannella, “Corriere della Sera”, 19 luglio 1974 - Tribuna aperta. Guerre «giuste», “Corriere della Sera”, 11 ottobre 1974, p. 2 - Tribuna aperta. Cos’è questo golpe? Io so [di P.P. Pasolini]. Io credo [di G.P.], “Corriere della Sera”, 14 novembre 1974 - È stato un grande mago, “Corriere della Sera”, 30 novembre 1974 - Un’attualità sessantenne, “Corriere della Sera”, 8 dicembre 1974 - Il nostro amico Gobetti. Si occupò di politica anche in luna di miele, “Corriere Letterario”, supplemento del “Corriere della Sera”, 15 febbraio 1976, p. 15 - Prezzolini. Quel mio caro amico dimenticato, “Corriere della Sera”, 9 gennaio 1981 - Che cosa c’è che non va. «Ho cent’anni, e giudico così il mondo», “Corriere della Sera”, 8 febbraio 1981 - Lettere al Corriere. Una polemica di Prezzolini con Bacchelli, “Corriere della Sera”, 9 giugno 1981, p. 5 Saluti Luigi Corsetti

  • Inserito da Gennaro Sangiuliano il 23/06/2012 17:49:41

    Corsetti afferma cose inesatte. Prezzolini al quale ho dedicato una biografia di oltre 400 pagine, costa otto anni di lavoro, scrisse una sola volta sul Corriere della Sera. Sarei curioso di leggere questo fantomatico elenco di articoli che propone. La questione della sua mancata collaborazione fu una nota dolente della sua vita, come ben evidenzia il carteggio con Missiroli (edito da Edizioni Storia e Letteratura) e dalle lettere della moglie allo stesso Missiroli.

  • Inserito da Gian Galeazzo Tesei il 20/06/2012 22:15:57

    Anche Sangiuliano interpreta pefettamente l'esigenza di riappropriarsi con entusiasmo di una chiara identita' di destra. Dice bene Sangiuliano , nessuna nostalgia del ghetto , nessuna intenzione di rinnegare il percorso di attualizzazzione compiuto negli ultimi vent'anni, sentita esigenza stuttavia di ritrovare uno spazio di confronto, di progettazione politica , di passione nazionale che superi lo stallo e la sfiducia di questi ultimi tempi.

  • Inserito da Stefano Vaj il 20/06/2012 19:50:39

    La tesi che destra e sinistra siano categorie dello spirito "che da sempre esistono, sempre esisteranno" mi pare una petizione di principio supportata da un provincialismo storico e culturale teso a generalizzare indebitamente categorie del qui ed ora come archetipi universali davvero insostenibile nel 2012. Tra l'altro, tale posizione cozza con un vecchio Leitmotiv della destra secondo cui il mondo avrebbe da sempre e per sempre vissuto unitariamente nella luce della "tradizione" sino all'irruzione inaudita della Rivoluzione e della Sovversione nel 700 e 800 europeo. D'altronde, questa visione assiale poteva appunto interessare giusto l'800, ha avuto un ritorno di fiamma (sotto spoglie profondamente diverse, in cui i "valori eterni" si sono ritrovati in un'ideologia capitalista che aveva all'improvviso cambiato sponda) nella seconda metà del 900, ed oggi appare a chiunque definitivamente superata, atteso che *tutte*, dico tutte, le posizioni decisive per il nostro futuro appaiono perpendicolari rispetto a tale supposto asse metafisico; e già il fatto di essere conservatori o quello di essere identitari e idealisti appaiono una contraddizione in termini.

  • Inserito da lLuigi Corsetti il 20/06/2012 11:35:56

    L''articolo di Sangiuliano è approssimativo. inoltre mi risulta che Prezzolini, sul "Corriere della Sera", ci scrisse varie volte, a partire dal 1921, fino al 1982! Posso mandarvi l'elenco. Saluti Luigi Corsetti

  • Inserito da emanuele il 18/06/2012 17:30:54

    La migliore risposta e' quella di Cardini

  • Inserito da Roberta il 18/06/2012 13:58:56

    Finalmente qualcuno che ancora ci lascia sperare.

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