Denaro e bellezza

Finanza insieme a storia e cultura artistica

A Palazzo Strozzi, Firenze, mostra della realtà socio-economica della Firenze del Quattrocento

di Michela Gianfranceschi

Finanza insieme a storia e cultura artistica

L’organizzazione economica fiorentina durante il Rinascimento è protagonista, fino al 22 gennaio, di una mostra nella capitale toscana che offre lo spunto per numerose riflessioni sul tema della finanza, strettamente connesso alla storia e alla cultura artistica. L’originale esposizione, allestita nella prestigiosa sede di palazzo Strozzi, è curata da Ludovica Sebregondi e Tim Parks e offre una selezione di opere di artisti quali Botticelli, Beato Angelico, Pollaiolo e Memling con il fine di illustrare la realtà socio-economica della Firenze della fine del Quattrocento.

Lo scenario dell’epoca riemerge grazie agli oggetti artistici e ai documenti offerti allo sguardo del visitatore; si compie in questo modo un viaggio attraverso la realtà socio-politica, religiosa ed artistica di un mondo ormai lontano.

Firenze in quel tempo era il luogo per eccellenza della fioritura artistica e culturale, i grandi protagonisti della vita cittadina favorivano la creazione e la circolazione delle opere d’arte grazie a un incessante lavoro di committenza, pubblica e privata, e grazie all’esuberanza artistica di pittori, scultori e architetti, pronti ad accontentare i loro benefattori e mecenati. Ma anche se ci piace pensare che l’arte sia svincolata da meschine disposizioni economiche, sappiamo che le opere che rendono tutt’oggi meravigliose le città, le abitazioni private, i palazzi pubblici, le chiese etc… sono il frutto di precise trattative finanziarie.

Così, quando i visitatori alla metà del Quattrocento contemplavano il sontuoso palazzo Medici potevano osservare in realtà ciò che il denaro aveva comprato. Nasce da qui la riflessione sul rapporto fra Denaro e Bellezza nella Firenze dei Medici, una città divisa fra il colto mecenatismo e il vitale sistema economico bancario.

Di pari passo con le innovazioni artistiche, progredirono le conoscenze in ambito economico in Toscana come anche nelle Fiandre, area in cui possibile rilevare una similare tendenza. Fin dal Trecento nel corso delle fiere mercantili, sia in Italia sia al Nord, si negoziavano merci e denaro: il banco veniva posto in un luogo visibile a tutti, ricoperto di un ricco drappo e spostato a seconda della necessità. Da tale tavola allestita deriva ancora oggi il termine “bancarotta” che descrive letteralmente ciò che accadeva all’epoca al banco insolvente.

Con la nascita e la definizione delle attività di credito si costituirono le filiali che permettevano di diffondere il sistema e rafforzarlo al contempo. Alle monete (pesate con la bilancia di precisione) si aggiunsero le carte firmate, le sigle, le lettere di cambio, l’abaco, i libri di calcolo e altri strumenti che gradualmente definirono il mestiere del creditore. Per quanto utile alla circolazione del denaro, la nuova attività, operata spesso con grande disinvoltura dalle più importanti banche dell’epoca, contrastava con la morale religiosa che chiedeva un ritorno alla morigeratezza e alla misura, deprecando gli aspetti materiali del mondo. Se Lorenzo il Magnifico, promotore di una novella età dell’oro, è il simbolo della cultura fiorentina della seconda metà del Quattrocento, se le banche rappresentano la ricchezza che permetteva anche l’incentivo delle arti, il rigore religioso è incarnato da un personaggio molto complesso: il frate domenicano Girolamo Savonarola. In lui si può leggere la crisi della società che si aprì alla morte del Magnifico nel 1492, e la paura della fine del secolo, vissuta come un incombente giudizio universale da parte dei contemporanei.

Savonarola era stato invitato a Firenze dallo stesso Lorenzo e ne era poi divenuto un fiero oppositore, in nome della giustizia e di un auspicato governo democratico. Tuttavia il suo integralismo con il tempo divenne insopportabile a gran parte del popolo che lo aveva sostenuto; i suoi attacchi al papa Alessandro VI Borgia e ai suoi costumi scellerati e non da ultimi i famosi roghi da lui organizzati al fine di estinguere le “vanità” umane, lo resero sempre più vulnerabile agli attacchi dei suoi detrattori fino alla caduta finale. Come è noto, il 23 maggio del 1498 Savonarola fu impiccato e arso.

L’elemento morale, dunque, si ricollega naturalmente ai due poli rappresentati dal denaro e dall’arte, uniti fra loro inestricabilmente.

La mostra fiorentina documenta questa affascinante temperie culturale con opere che raccontano la storia del fiorino d’oro, lo sviluppo del sistema monetario, la pratica dell’usura, il commercio internazionale, l’arte religiosa del tempo e non da ultimo il rapporto singolare fra banchieri e artisti.

Un interessante punto di vista, foriero di numerose riflessioni, che ci ricorda come la storia dell’arte non debba essere sterile antologia, ma possa rappresentare un insostituibile filtro per l’osservazione della storia dell’uomo.

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