Un libro provocatorio

Cristiani non solo perseguitati

Cardini ci racconta un mondo contraddittorio, complicato e fascinoso

di Alessandro  Bedini

Cristiani non solo perseguitati

Franco Cardini, Cristiani perseguitati e persecutori, Salerno editore, € 12,50

Cristiani perseguitati e persecutori (Salerno editrice, Roma, 2011, € 12,50)  non è solo l’ultima fatica editoriale del grande storico fiorentino Franco Cardini, è anche il passepartout per entrare in quel groviglio, affascinante e complicato, dei primi secoli del cristianesimo, della sua evoluzione e affermazione, delle aspre polemiche, talvolta violente, relative alla figura del Cristo secondo le diverse interpretazioni.

Un libro che è stato definito provocatorio, nel quale si evidenzia come, dopo le persecuzioni subite dai seguaci del Nazareno nei primi tre secoli dalla venuta del Maestro, il cristianesimo, elevato a  religione di stato, abbia riservato ai suoi detrattori accuse e condanne simili a quelle che aveva patito.

Cardini parte dal principio: da quando, dopo la morte di Gesù, i discepoli diedero vita alla prima chiesa in Gerusalemme. Il problema che sorse era legato al rapporto con gli ebrei, dei quali per molti anni i cristiani vennero considerati una componente: c’era chi intendeva rivolgere il messaggio evangelico anche ai “pagani”, intendendo con questo termine i romani e i greci la cui cultura, in particolare l’ellenistica aveva alcuni punti in comune col cristianesimo e chi invece intendeva limitare l’azione alla conversione degli ebrei. In effetti il fondamento messianico della fede israelita ben si prestava, il Messia che essi attendevano era venuto, si trattava “solo” di riconoscerlo come tale. Paolo di Tarso è forse l’incarnazione del persecutore che diventa perseguitato, invertendo i termini del titolo del libro di Cardini, fu lui a trovare il punto d’incontro tra ebrei e non ebrei, fu lui a “inventare” il cristianesimo nella sua forma ortodossa: missionaria, universale, catechistica.

Se il rifiuto dei cristiani di sacrificare all’imperatore romano, equiparato a un Dio, aveva scatenato in diversi momenti feroci persecuzioni, tanto che il culto dei martiri diviene il fondamento della nuova fede. Con l’affermarsi della tetrarchia, voluta dall’imperatore Diocleziano, e la conseguente divisione dell’impero in una pars Orientis e una pars Occidentis,  «si presentava un nuovo paradosso, in queste vicende per tanti aspetti già paradossali – osserva Cardini - : l’Occidente, in gran parte ancora pagano, era governato da un imperatore cristiano, mentre un Augusto pagano dominava l’Oriente  nel quale il cristianesimo era oramai una forte e consolidata presenza».

Lo sdoganamento definitivo del cristianesimo avvenne nel 311 con l’editto dell’imperatore Galerio che accordava libertà di culto ai cristiani, restituiva loro i beni confiscati negli anni precedenti e imponeva di ricostruire le chiese distrutte. Non fu dunque Costantino a emettere il cosiddetto editto di tolleranza, egli si limitò a confermarlo. Sulla figura di Costantino Cardini si sofferma molto: fu davvero un cristiano? La sua conversione, senz’altro propiziata dalla madre Elena, rappresentò una scelta religiosa o un’opportunità politica? Domande alle quali gli studiosi ancora oggi non trovano univoche risposte.

Le leggende originatesi intorno all’imperatore sono da considerarsi in un ambito agiografico ben radicato nel IV secolo, tuttavia il figlio di Sant’Elena si distinse per la sua preferenza e benevolenza nei confronti dei cristiani. Lo storico non può tuttavia fare a meno di riportare i conflitti che si andarono manifestando, specie nel IV secolo, all’interno del mondo cristiano. Atanasiani e ariani, ossia sostenitori dell’unica natura del Cristo e fautori del dogma trinitario, si scontrarono a più riprese sia in Oriente che in Occidente. Neppure il concilio di Nicea, del 325, nel quale venne stabilito che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, riuscì a dirimere le contese.

Sul versante che siamo soliti definire pagano, due figure si stagliano: quella di Simmaco, praefectus urbi, che pronunciò la celebre orazione nella quale si chiedeva di lasciare liberi i romani di seguire gli antichi culti, e quella di Ipazia, che venne barbaramente uccisa perché rifiutò la conversione al cristianesimo. Il progressivo affermarsi della chiesa quale guida non solo spirituale ma anche civile, è alla base del passaggio della fede cristiana da religione nello stato a religione di stato. Teodosio sancì tale passaggio: da allora in poi il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

Franco Cardini trae le sue conclusioni dal lungo excursus che ci propone: dal punto di vista storico il cristianesimo si è macchiato di violenze e ha, in determinati momenti, tradito il Vangelo che esso proclamava. L’affermarsi dell’Islam con la facilità con la quale ciò è avvenuto ha a che fare proprio col comportamento dei cristiani, in particolare orientali: soprusi, vessazioni, violenze tanto che le popolazioni vicino-orientali videro i conquistatori mussulmani dell’VIII e IX secolo come dei liberatori.

La storia si ripete, magari al contrario, sta agli storici di razza individuare i caratteri dell’eterno ritorno.

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