Crime scene do not cross

Gilles De Rais, un nobile assassino e pedofilo

Stuprava e smembrava le giovani vittime in onore di Satana

di Massimo Melani

Gilles De Rais, un nobile assassino e pedofilo

Gilles De Rais

Per Molti, Gilles de Rais era un distinto soldato, un bel nobile e un uomo pio.

Era, al contempo, anche un serial killer e un pedofilo stupratore.

Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais, anche detto Barbablù, venne alla luce il 10 settembre del 1404, da una nobile famiglia, ma rimase orfano appena undicenne.
Successivamente venne allevato dal nonno paterno, un uomo severo e dispotico che passava interminabili ore a controllare gli averi di famiglia, così da migliorarne le fortune.

Egli fece molti tentativi per far sposare Gilles con una moglie ricca, e finalmente vi riuscì, grazie al sì di Catherine de Thouars of Brittany, l'erede di La Vendée e Poitou.

All'età di 16 anni, Gilles prese servizio militare e partecipò distintamente alla Guerra di Successione Bretone, dalla parte dei Montfort.

Dopo di che, frequentò la Royal Court, dove imparò le condotte rispettose di un gentiluomo e dove conobbe molte persone importanti.

A 23 anni, era già comandante della Royal de l'Armée. Due anni dopo, fu inviato al servizio di Giovanna d'Arco, contro gli inglesi e i borgognoni. Era con lei durante l'assedio di Orleans.

In seguito il soldato venne considerato degno di essere nominato maresciallo di Francia, e gli fu addirittura concesso l’onore di aggiungere al proprio vessillo lo stemma del fiordaliso , simbolo delle armi reali.

Ricevette grandi elogi per il suo comportamento lodevole durante la guerra e fu da molti definito coraggioso tra i coraggiosi.


Nel 1432, quando Gilles compì il suo 28mo anno, morì suo nonno, e lui si ritrovò d’improvviso ricchissimo e potentissimo.

Nel 1434, si ritirò dall'esercito, e si dedicò esclusivamente ai propri interessi.

Fece subito costruire uno stravagante Tabernacolo denominato “Cappella dei Santi Innocenti”, e iniziò a sostenere economicamente una serie di elaborate produzioni teatrali.

La sua Mistere du Siege d' Orleans consisteva di 20.000 versi con 140 parti oratorie e 500 comparse. I Costumi erano stati costruiti per essere indossati solo una volta e poi buttati via. Venivano, vieppiù, elargite quantità illimitate di cibo e bevande agli spettatori affinché non si stancassero.

Tutto questo causò enormi fuoriuscite di denaro, naturalmente, e Gilles si trovò sulla buona strada per il fallimento.

Iniziò, infatti, a svendere i tesori del suo casato e varie proprietà, tanto da preoccupare seriamente la sua famiglia che fece appello al Papa per sconfessare la Cappella dei Santi Innocenti. L’uomo, però, venuto a conoscenza della cosa rifiutò categoricamente la demolizione.

Dopo poco, intervenne il Re stesso, quale amico della moglie di Gilles, che firmò un editto che lo dichiarava insano di mente e gli proibiva la vendita di qualsiasi altra cosa.

A nessuno venne più permesso di fare affari con lui, dopo di che, Gilles non poté che avere denaro in prestito, utilizzando i propri beni esclusivamente come garanzia.

Nel 1438, Gilles tentò di aumentare le sue risorse finanziarie utilizzando l’alchimia e l'occulto. Mandò alcuni suoi inservienti alla ricerca di maghi e signori dell’occulto e dopo averne trovati un paio, e messili alla prova, capì che non poteva arrivare alla ricchezza con tale strategia.

Qualche tempo dopo, un occultista cercò di evocare un demone di nome Barron, ma l’esperimento non venne portato a termine presumibilmente perché Gilles, risultava ancora pio, con l’aggiunta che rifiutò di cedere la sua anima alla creatura infernale.

In un secondo tempo, il demone esigette il sacrificio di un bambino, e Gilles si dimostrò favorevole alla richiesta.

Nel 1440, De Rays vendette uno dei suoi castelli a Geoffrey de Ferron, tesoriere del duca di Bretagna. In seguito, a quanto pare, riconsiderò la transazione, e decise di riappropriarsi del castello. Il tesoriere non aveva ancora occupato il castello, e le chiavi erano in possesso di suo fratello, il sacerdote Jean de Ferron. Gilles entrò in chiesa, dove il prete aveva appena terminato la messa, lo fece trascinare fuori dai suoi uomini e dette l’ordine di bastonarlo a morte. Con questo atto sacrilego, Gilles aveva commesso un grave crimine capitale.

A causa di ciò fu convocato dal Vescovo in un tribunale ecclesiastico, mentre il duca di Bretagna teneva un processo laico contemporaneamente.

Gilles de Rays venne riconosciuto colpevole di 47 accuse, tra cui abuso verso il clero, evocazione di demoni, e sodomia nei confronti di bambini. Nel corso del processo, alcuni dei complici di Gilles confessarono numerosi crimini eseguiti con l’uso della tortura.

Anche l’ex soldato confessò, ma le proprie dichiarazioni avvennero senza le richieste della giuria e, pertanto, evitò la tortura.

Si ritiene che Gilles avesse ucciso tra gli 80 e i 200 bambini, mentre altre fonti parlano di una cifra sopra le 600 unità.

Nella maggior parte dei casi, queste giovani vittime, venivano attirate in uno dei suoi castelli con qualche pretesto, sfamate, vestite con abiti elegantissimi, e fatte ubriacare.

Venivano poi uccise, ma prima seviziate a sangue e allo stesso tempo confortate in quanto veniva detto loro che era solo un gioco e che presto sarebbero tornate dalle loro famiglie.

Alla fine, la decapitazione, lo smembramento, il taglio delle gole, o la rottura del collo con un bastone ne decretavano la morte violenta.

Di frequente le sodomizzava, ma i suoi complici confessarono che preferiva "giocare con i loro organi”, piuttosto che "utilizzare il loro orifizio naturale".

Gli omicidi ebbero luogo nel corso di due lustri, e i bambini avevano tra i sei e gli 11 anni, ma non disdegnava neppure i 18enni.

Alcune erano ragazze, ma la maggior parte delle vittime erano di sesso maschile.

Una delle confessioni di De Rais fu definita così inquietante che i sacerdoti, vicini a un quadro di  Cristo, tapparono simbolicamente le orecchie al Signore per non offenderlo così in profondità.

Le trascrizioni erano talmente luride e dissacratorie che i sacerdoti ordinarono che le parti più atroci venissero disperse.

Gilles de Rais e i complici vennero condannati a morte per impiccagione, e poi bruciati, il 26 ottobre del 1440.

Gilles morì prima che l'incendio avesse avuto luogo, mentre i suoi complici ancora non lo erano.

"Quattro donne di alto rango", sostennero il corpo del barone durante la sepoltura, non del tutto consumato dalle fiamme, e gli fu data una sepoltura cristiana.

I motivi politici e finanziari, senza dubbio, scatenarono questa sua follia omicida.

Dopo la sua morte le terre e le proprietà andarono al duca di Bretagna, che erogò tali beni tra i propri sostenitori.

De Rais e i suoi complici confessarono sotto tortura e, anche se si raccontano storie molto simili, è del tutto probabile che essi avessero proferito le parole che i loro carcerieri volevano sentire. Va inoltre ricordato che gli interrogatori a quel tempo, si basavano su una grande quantità di testimonianze che trovavano spesso terreno fertile in elementi di prova quali l’occultismo e la diceria.

Eppure, Gilles de Rais sembrò essere notevolmente veritiero durante la confessione, e la sua testimonianza, si dice, avvenne senza l'uso della tortura, sebbene la mesma sarebbe stata usata se non avesse ammesso la colpa. E qualcosa stava accadendo a decine - se non a centinaia - di bambini, tutti in prossimità delle sue innumerevoli tenute.

Parte della confessione di De Rais:

« Ho più volte mutilato, violentato e ucciso dei ragazzi, fossero femmine o maschi, più maschi per restare alla verità. Ho quindi mozzato loro le membra e la testa insieme ai mie complici, per poi donare queste parti al mio unico signore Satana…»

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